“FUSSE CHE FUSSE LA VORTA BBONA”…PER CONOSCERE IL GRANDE NINO MANFREDI




C’era una volta una Italia più viva e più vera, una Italia, forse più povera di quella odierna, ma sicuramente con più speranza, più volontà di guardare ottimisticamente al proprio futuro. Una capacità questa, di non piangersi per le disgrazie che si vivevano quotidianamente, ma di raccogliere i cocci del proprio presente, per rimetterli a posto e costruirsi così, una dignitosa esistenza, mattone su mattone, per un trasformare il presente grigio in un futuro più roseo, che forse oggi, noi uomini del XXI secolo, abbiamo perduto completamente.
E’ quell’Italia, che oggi possiamo solo guardare, con una certa malinconia, attraverso il grande cinema del passato, quello fatto da attori venuti e cresciuti sulla strada, quelli che non hanno avuto subito fama e successo, soldi e benefici, ma si sono dovuti rimboccare le maniche ogni volta che portavano in scena un nuovo personaggio, per dimostrare ancora di essere ancora vivi e vegeti, meritevoli di quel piccolo successo che avevano ricevuto con il proprio film precedente. Era l’Italia di Vittorio de Sica, di Totò, di Alberto Sordi e di Nino Manfredi, solo per citarne qualcuno.
E, a dieci anni dalla morte del grande Nino Manfredi, attore cinematografico e teatrale, regista, cantante e poliedrico artista a tutto tondo, il mondo della cultura omaggia e celebra con una serie di manifestazioni, sia in Italia che all’estero, per ricordare e per onorare la memoria di un genio artistico che, con il suo lavoro, ha reso grande il nostro cinema e la nostra cultura. E lo fa ripercorrendo i momenti più significativi sia della vita privata che artistica di Nino Manfredi.
Così, dopo la tappa hollywoodiana, la giornata speciale a Castro de Volsci, in provincia di Frosinone, il paese natale di Nino Manfredi, e la proiezione, al Festival di Venezia, della copia restaurata, grazie al contributo di CSC – Cineteca Nazionale, del film “L’avventura di un soldato“, la manifestazione “Nino! – Omaggio a Nino Manfredi” continua a Palazzo Braschi, con una mostra, fortemente voluta dalla famiglia di Nino, che guiderà lo spettatore nel viaggio nel mondo Manfredi, alla riscoperta di un Nino più intimo, più familiare, e allo stesso tempo, di un Nino Manfredi, artista a tutto tondo, quello che ha regalato al cinema italiano e mondiale interpretazioni memorabili, che lo hanno reso, a ragione, grande tra i grandi della nostra cultura cinematografica.
Una mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica e dalla Sovrintendenza Capitolina, con il Patrocinio della Presidenza della Repubblica, e curata, in partnership con il Centro Sperimentale di Cinematografia – CINETECA NAZIONALE, da Dalia Events e Dalia Association in collaborazione con Onni ed ExNovo, con il prezioso sostegno della stessa famiglia Manfredi.
Una esposizione suddivisa in dieci sale, ognuna della quali racconta una sfaccettatura del celebre Nino Manfredi, un pezzetto della sua lunga vita artistica, ma anche un pezzetto della sua vita privata, e lo fa attraverso la visione di circa cento stampe fotografiche, e attraverso la visione di materiale multimediale, composto da un documentario inedito, realizzato da Willy Colombini, durante la tournée americana dello storico Rugantino del 1964, dal documentario “80 anni d’attore“, realizzato dal figlio Luca Manfredi, ed un inedito e originale Super8 dell’epoca, girato a casa Manfredi; inoltre, la mostrà è arricchita dalle molteplici testimonianze di artisti che hanno condiviso con Nino Manfredi il palcoscenico, quali Enrico Brignano, Ornella Vanoni, Alessandro Benvenuti, Lina Wertmuller, Pietro Abate e quelle dei figli Roberta e Luca, solo per citarne alcuni. Durante la visita all’interno di questo variegato mondo che racconta l’anima sensibile ed artistica di Nino Manfredi, sarà possibile vedere tre ricostruzioni scenografiche di suoi celebri film ed ascoltare una canzone inedita, registrata da Nino pochi anni prima di morire: “Non lasciare Roma“.
E anche il titolo stesso della Mostra: “Nino!“, sta a sottolineare prioprio questa familiarità con il geniale Nino Manfredi. “Questo era il nome che riecheggiava quando Nino era ancora in vita a casa Manfredi – sottolineano le curatrici della mostra – Cosi lo chiamavano la moglie Erminia e i figli Roberta, Luca e Giovanna. E da qui parte il nostro racconto a chi, a 10 anni dalla sua scomparsa, non ha avuto modo di conoscerlo. Un titolo semplice, informale ma soprattutto familiare“.
Perchè in questa mostra non si vuole solo omaggiare un genio della nostra arte, che oramai, purtroppo per noi, non c’è più, ma farci conoscere anche l’uomo Manfredi, quello che stava dietro la telecamera, quello di tutti i giorni, il marito, il padre, l’amico, quella sua semplicità, quella sua anima così sensibile, che lo hanno reso beniamino del pubblico sin da subito; perchè artisti e uomini così oggi, mancano terribilmente al nostro mondo e nell’arte cinematografica, e non averlo potuto conoscere ed apprezzare è una terribile mancanza, a cui la mostra “Nino! – Omaggio a Nino Manfredi” ci concede un prezioso rimedio.


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