LO STRANO CASO DEI VAN GOGH PERDUTI E POI RITROVATI A CASA DELLA CAMORRA
La storia dei quadri ritrovati di Van Gogh, finiti in mano alla criminalità organizzata, può essere il racconto uscito dalla penna di un scrittore esperto di gialli; infatti, ci sono tutti gli ingredienti giusti per catturare l’attenzione del potenziale lettore: un pittore geniale e maledetto, i suoi quadri trafugati da un museo olandese in modo rocambolesco, la cattura degli autori del furto, dopo pochi mesi di indagini serrate, e la scomparsa della preziosa refurtiva.
Il silenzio che cala su quei due piccoli quadri, l’oblio, gli anni che scorrono veloci e, poi, improvvisamente, il loro ritrovamento, forse casuale, forse no, in mano alla camorra, conservati in una anonima villetta di Castellammare di Stabia.
E invece, di essere solo un geniale thriller sospeso tra arte e criminalità, tra furto e ritrovamento, tra i buoni ed i cattivi, è stato, questo, purtroppo, la triste realtà dei fatti accaduti.
I due quadri ritrovati a Castellammare di Stabia, nel villino di Raffaele Imperiale, uomo colluso con la camorra, e che con questa ha fatto le sue fortune, tra la Spagna e Dubai, sono le due preziose opere del pittore olandese, trafugate dal Museo Vincent Van Gogh di Amsterdam nel lontano 2002.
Nel Museo-fortezza, quella sera, il guardiano lancia l’allarme: alcune persone hanno rubato due quadri del celebre pittore, due quadri piccoli di dimensione, ma preziosissimi: “La spiaggia di Scheveningen con tempo di tempesta” del 1882 e “L’uscita della Chiesa riformata di Neunen” del 1884.
Una scala appoggiata ad un muro ha permesso loro di salire sul tetto, una finestra rotta ed una corda ha invece, permesso di calarsi all’interno e di uscire, poi, con i due capolavori.
Quadri dal valore inestimabile, ma non coperti da assicurazione, persi per sempre, nella palude che avvolge il mercato nero del collezionismo, visto che dopo pochi mesi di indagini serrate, i responsabili del furto furono catturati, ma della refurtiva neanche l’ombra.
Dopo anni di silenzio, misteri e nebbia fitta su queste indagini alla ricerca del prezioso tesoro trafugato, un’altra indagine, sul territorio campano, riguardante la criminalità organizzata, ed il suo ricco mercato dello spaccio di stupefacenti, porta al ritrovamento dei due quadri di Van Gogh.
Erano nascosti in un villino appartenente ad un faccendiere legato alla camorra, e grazie forse, anche alla soffiata di un pentito, gli inquirenti hanno diretto le loro indagini verso quel ritrovamento.
La gioia del Museo di Amsterdam per aver riavuto i due capolavori è stata enorme; il direttore museale, Axel Rüger, ha detto, appena giunto a Napoli: “Sono emozionato. È un grande momento per noi: abbiamo realizzato un sogno”.
Ed il sogno di tutti gli amanti dell’arte e di Van Gogh è proprio quello di ammirare le due opere all’interno di un Museo e non saperle nascoste in un baule nella casa di un malavitoso.
Ma questa notizia, positiva, mette di nuovo, sotto la luce dei riflettori il legame strettissimo tra malavita organizzata ed il mercato clandestino delle opere d’arte, spesso rubate su commissione, ma anche, troppo spesso, usate come investimento prezioso, per riciclare denaro sporco, come nel caso dei due piccoli capolavori di Van Gogh.
Infatti, l’enorme giro d’affari realizzato dalla criminalità, attraverso traffici illeciti, produce denaro che deve essere, in qualche modo occultato, distratto per non alimentare sospetti ed indagini.
Capitalizzarlo nell’acquisto di opere rubate, intercettate sul mercato nero, può risultare un ottimo affare per la malavita, perché l’opera d’arte acquistata ha un valore che non si deprezza nel tempo, anche se chi l’acquista illegalmente non può certamente appenderla sul proprio camino, vantandosene.
E così migliaia di opere d’arte scompaiono nel nulla, rubate da un museo, da una chiesa, da una collezione privata, trafugate per ingrossare un altro remunerativo mercato nero, scomparendo nel nulla, se la fortuna non interceda, poi, nel loro ritrovamento.
E nel caso delle due tele di Van Gogh, la fortuna è intervenuta fortemente, perché difficilmente poteva sorgere il facile collegamento tra lo spaccio di stupefacenti e le opere trafugate.
Ironia, questa, di una sorte beffarda del geniale pittore fiammingo, dannato e maledetto in vita, morto povero ed incompreso, famoso dopo la morte grazie al genio espresso da quelle sue pennellate così decise impresse sulle sue tele, che troppo spesso sono state attenzionate da ladri esperti, in cerca di affari sicuri.
Ma sapere Van Gogh, in qualche modo, suo malgrado, colluso con lo spaccio di stupefacenti, va certamente ben oltre ogni più fervida immaginazione!




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