IL DRAMMA, LA TRAGEDIA E LA VERGOGNA TUTTA ITALIANA

Erano le 11.33 del 31 ottobre 2002, quando la terra molisana tremò fortemente; dopo uno sciame sismico, una forte scossa, pari a 6.0 gradi di magnitudo su Scala Richter, con epicentro situato in provincia di Campobasso, tra i comuni di San Giuliano di Puglia, Colletorto, Bonefro,Castellino del Biferno e Provvidenti, spazzò via, di colpo, una intera generazione nel Comune di San Giuliano di Puglia

Ventisette angeli ed una insegnante della scuola “Francesco Jovine” trovarono la morte all’interno della loro scuola, implosa a causa della forte scossa, schiacciati dal crollo di un piano sopraelevato di recente costruzione; una scuola che doveva essere luogo sicuro ed invece, divenne la loro tomba. Una intera generazione di San Giuliano di Puglia fu spazzata via di colpo; un paese, quello molisano, che non ebbe altri gravi danni da quel terremoto, se non quel crollo maledetto, ma che pagò un alto tributo di vittime da quel terribile schiaffo che Madre Natura improvvisamente gli diede.
Dopo le lacrime, i funerali, e le immancabili promesse politiche, venne celebrato il processo per quel crollo: indagati i costruttori, i progettisti, il tecnico comunale ed il sindaco di allora, che in quel crollo pianse, pure, la perdita di una figlia.
Le indagini giudiziarie, compiute dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Larino, Nicola Magrone, stabilirono che il crollo della scuola “Francesco Jovine” fu determinano da responsabilità umane, e i cinque indagati vennero, poi, condannati in via definita dalla Corte di Cassazione, il 28 gennaio 2010.
D’altra parte, una scuola da poco ristrutturata che implode, a causa di una sola forte scossa di terremoto, schiacciando ventisette bambini ed una maestra, è una tragedia che non poteva rimanere senza colpevoli; così disse il Procuratore Magrone, nella sua requisitoria, durante il processo di primo grado: “Se è vero che il sisma del 31 ottobre 2002 fu l’evento scatenante della tragedia, è anche vero che, se le norme fossero state rispettate quando si decise di sopraelevare l’istituto scolastico, quella scossa da sola non sarebbe bastata a far crollare l’edificio, e prova ne sia che nel resto del paese ci furono crolli e danni anche gravi a case e palazzine, ma nessun edificio implose come la scuola, fino a polverizzarsi”.


Errori umani, errori politici, queste le cause che portarono alla morte quei ventisette angeli e la loro maestra; mancanza dei calcoli necessari, nella progettazione del piano sopraelevato, assenza di collaudi, prima di rendere fruibile il plesso scolastico, mancato rispetto delle norme antisismiche, e mancato adeguamento alla riclassificazione sismica del 1998, che vedevano il paese di San Giuliano di Puglia classificato come a basso rischio sismico.
Volevamo dei responsabili e ora ci sono – ha detto Antonio Morelli, portavoce dei genitori delle piccole vittime, commentando la sentenza della Cassazione – volevamo giustizia e verità e l’abbiamo avuta”.
Ma l’Italia è un Paese in cui la memoria ha scarso rilievo, e sembra sempre più facile dimenticare errori e tragedie del passato, senza però fare un buon uso degli errori commessi, al fine di non ripeterli poi, successivamente.
Da quel crollo, furono moltissime le promesse, tante le buone intenzioni dalla loquace politica, al fine di rendere sicuri i plessi scolastici, spesso più che fatiscenti, ma sempre poche sono le realtà che hanno messo in piedi un piano di ristrutturazione serio, vuoi per mancanza di fondi, vuoi per intoppi e lungaggini burocratiche, che troppo spesso affossano tutte quelle buone intenzioni.
Perché ricordare, oggi, quel terribile terremoto del 2002, a distanza di tredici anni? Perché è notizia recente che dopo la sentenza della Cassazione, che ha confermato le condanne e stabilito il dovuto risarcimento da offrire alle vittime della disgrazia molisana, il Comune di San Giuliano di Puglia, per mezzo dell’attuale sindaco, Luigi Barbieri, è stato costretto a mettere in vendita i beni comunali, per pagare il risarcimento stabilito dalla Corte di Cassazione. Infatti, San Giuliano di Puglia, inteso come Amministrazione comunale, insieme ai 5 responsabili, condannati per il crollo della scuola “Francesco Jovine” sono stati condannati a risarcire le vittime ed i sopravvissuti al crollo sismico, pagando 35 milioni di euro.
Non avendo – ha dichiarato il Sindaco Barbieriquesti cinque responsabili, nessun bene, oggi la condanna ricade interamente sul Comune. Io da tempo scrivo al governo chiedendo un contributo straordinario, così come già accaduto, ad esempio, con i disastri del treno di Viareggio e dell’aereo di Linate, ma i miei appelli sono caduti nel vuoto. Andiamo incontro al fallimento, l’unica soluzione è mettere in vendita i beni di San Giuliano“.
Vendere i beni di tutti i cittadini, come la a piscina, il palazzetto dello sport, la casa di risposo, l’intero villaggio temporaneo costruito per accogliere le famiglie, e, addirittura, la nuova ala della scuola “Francesco Jovine”, ricostruita dopo il crollo sismico, per pagare i danni che il terremoto e la cattiva politica hanno creato agli stessi cittadini. Cioè, il cittadino di San Giuliano di Puglia che dovrebbe vendersi un pezzo dei beni propri della sua comunità per ripagare se stesso!
Un’assurdità, questa, che fa il paio con una vergogna tipicamente italiana: dimenticare in fretta i drammi e le tragedie nazionali, non porre rimedi seri agli errori commessi, al fine di non ripeterli ancora e, dulcis in fundo pure la beffa di pagare con le proprie tasche i danni che la cattiva politica hanno creato.
A livello nazionale – denuncia il Sindaco Barbierisono stati capaci di trovare più di un miliardo di euro quando si trattò di mettere mano alla ricostruzione, ma oggi non si riescono a trovare 35 milioni di euro per i familiari delle vittime e dei sopravvissuti al terremoto. Come potrà mai un Comune di pochi abitanti versare ben 35 milioni di euro?
Abbiamo messo in vendita tutti i beni comunali – afferma sconsolato, il Sindaco – un intero paese, ma non sono fiducioso. Chi comprerà mai una piscina a San Giuliano di Puglia al costo di 5 milioni di euro? Non credo che riusciremo a vendere i beni e al massimo tra 3-4 mesi saremo costretti a dichiarare ufficialmente il dissesto finanziario“.
E così, in una Italia senza pudore e senza vergogna, il Governo nazionale, tra tagli e aggiustamenti di conto, non riesce a trovare nella Finanziaria una manciata di spiccioli per risarcire il Comune di San Giuliano di Puglia, e salvarsi la faccia per quel modo di fare politica e di amministrare la cosa pubblica sempre più inetto, e, soprattutto, ridare dignità alla memoria di quelle ventotto vittime innocenti, quei ventisette angeli, che con la loro maestra hanno pagato il più alto tributo umano per l’incuria e l’incapacità amministrativa, tutta tipicamente italiana.
Ma cosa vuoi che conosca, la politica nazionale, e quella locale, il significato della parola dignità e memoria, quando essa si abbevera nella più stantia demagogia, dimenticando in fretta tutto e tutti. Tanto, poi, a pagare ci deve pensare sempre e comunque, il povero cittadino!


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