SCONTRO TRA JUNCKER E RENZI. E IN EUROPA VOLANO GLI STRACCI

Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, non gliele manda a dire al nostro Presidente del Consiglio, forse stanco delle troppe promesse non mantenute e stanco degli strappi continui che il nostro Renzi vorrebbe imporre all’Europa. Renzi, dal canto suo risponde piccato, a stretto giro di posta, alla dichiarazione di Juncker, e scopriamo che, forse, dietro queste dichiarazioni, così poco politically correct, c’è molto altro.


C’è un sottobosco di incontri informali, di colloqui e trattative che si muove dietro le quinte, lontano dalle luci dei riflettori. Un sottobosco che improvvisamente esce allo scoperto e fa rumore.

Sentire il mite Juncker dichiarare: “Ritengo che il primo ministro italiano, che amo molto, abbia torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non vedo perché lo faccia” certamente deve aver fatto saltare più di qualcuno dalla sedia, lì dalle parti di Palazzo Chigi. Il nostro Renzi, prontamente gli ha risposto piccato: “Non abbiamo attaccato Bruxelles né la Commissione ma vogliamo che l’Italia sia rispettata. Non è che ci facciamo intimorire da dichiarazioni ad effetto”.
Juncker nelle sue dichiarazioni alla stampa, afferma che è stato “sorpreso, alla fine della presidenza italiana, che Matteo Renzi abbia detto che è stato lui a introdurre la flessibilità”. “Non è vero – ha ribadito – sono stato io. Io, non lui”.

Renzi , invece, se ne appropria i meriti, e afferma a muso duro che “l’Italia ha fatto le riforme e quindi il tempo in cui si poteva telecomandare la linea da Bruxelles a Roma è finito”.

Uno scontro verbale dai toni duri, questo, che arroventa improvvisamente il clima già infuocato che si respira in Europa.
Nelle sedi istituzionali, infatti, sono molteplici gli argomenti posti sul tavolo, e più che battere i pugni, forse sarebbe meglio affrontarli con maggiore serietà e pragmatismo. L’Europa sta vivendo una delle sue fasi più difficili: la politica del rigore imposta dalla Germania non sta producendo i suoi frutti e, anzi ha acuito le frizioni tra gli Stati più virtuosi e quelli con maggiori problematiche. Il pericolo Grexit è stato scampato, forse, ma la questione non ancora risolta del tutto, mentre all’orizzonte già si profila il pericolo Brexit, con il Regno Unito pronto a defilarsi, e con un referendum popolare già messo in programma. Inoltre, dopo gli attentati terroristici di Parigi del novembre scorso, la risposta europea non è stata così forte ed univoca, ma un ferma condanna con troppi distinguo, che indeboliscono ulteriormente la forza dell’Europa stessa. In materia di immigrazione, poi, gli Stati europei hanno affrontato il problema, ognuno pensando al proprio orticello, finché la stessa gestione è divenuta impossibile. Infatti, ai migranti provenienti dalla Libia si sono aggiunti i siriani provenienti dalla Turchia, attraverso la rotta balcanica. Un accerchiamento questo, che ha trovato la stessa Europa impreparata ad affrontarlo, e la risposta dei singoli Stati sta conducendo verso una chiusura delle frontiere. Già Austria, Ungheria, Germania stanno incamminandosi su questa strada, una pericolosa china, una scelta non concordata ma arbitraria.

È l’Europa degli egoismi che sta prevalendo sugli interessi comuni e quest’aria brutta che tira l’ha annusata lo stesso Juncker. Il timore di sospendere unilateralmente trattati e patti, se prende vigore potrebbe portare anche alla fine dell’euro come moneta unica.
Juncker ha visto l’Italia di Renzi alzare troppe volte la voce nell’ultimo periodo e alla fine è esploso. La luna di miele tra Renzi e l’Europa sembra giunta al capolinea; eppure ha goduto di grandi privilegi e concessioni. Ricordiamoci dell’Italia guidata da Berlusconi: era mal sopportata, poche le concessioni, compresa quella flessibilità mai concessa, l’eccessivo rigore economico imposto, le letterine scritte dalla BCE, i compiti a casa. Poi a colpi di spread è stato abbattuto il governo Berlusconi, l’ultimo governo italiano uscito da una tornata elettorale; proprio grazie a quello spread di cui ieri sembrava parametro così importante, e oggi sembra non occupare più un posto rilevante. Poi il governo Monti, calato dall’alto, che andava con il cappello in mano a piangere in Europa, mentre in Italia imponeva riforme da sangue e lacrime. Oggi Renzi, altro uomo piovuto dal cielo, che da sindaco di Firenze è stato catapultato a Palazzo Chigi, senza passare dalle urne, ed ha goduto sì, di una maggiore flessibilità, ma che lui, invece di sfruttarla per riforme strutturali di cui l’Italia ha estrema necessità, ha utilizzato per dare bonus ed incentivi, mancette come gli 80 €, il bonus cultura ai giovani, l’abolizione della Tasi sulla prima casa, gli sforamenti nella riduzione del debito, tutti deficit di spesa utili più a creare consenso elettorale che a risolvere i problemi dell’Italia stessa.
E, in questo clima da campagna elettorale, in cui Renzi sembra vivere, non avendo una opposizione contro cui scatenarsi, alza il tono della discussione con l’Europa, distogliendo così, l’attenzione del popolo italico dai problemi di casa nostra, dirottandola verso l’Europa brutta e cattiva. Un gioco a cui la stessa Europa non ci sta più e le parole di Juncker sono li a dimostrarlo. Anche se afferma di voler mettere “il mio rancore e la mia irritazione, che sono grandi, nella tasca” il Presidente della Commissione, sembra voler spezzare questo gioco al rialzo che Renzi sta portando avanti da troppo tempo. I più maliziosi ipotizzeranno un calcolo cinico dello stesso Governo: sanno già che non si può sopravvivere alla legge di Stabilità 2017, dove solo per adempiere agli impegni già presi (a cominciare dalle clausole di salvaguardia) serviranno 23-24 miliardi. Quindi, rischiando di dover tornare sotto procedura di infrazione, allora pare più semplice attaccare a pie’ spinto l’Europa per poi accusarla di essere una cattiva matrigna. Gli innamorati di Renzi invece, vedono l’uomo forte che si batte in Europa per difendere gli interessi degli italiani, puntando i piedi e battendo i pugni sul tavolo, ignorando che dalle parti di Bruxelles più degli urli e schiamazzi serve l’antica arte della diplomazia e della mediazione. Ma tant’è che al popolo italico non partigiano, oggi, non resta che incrociare le dita e ben sperare. Altro non gli è permesso fare, neanche eleggere i suoi governanti!


https://eventiculturalimagazine.com/2016/01/20/scontro-tra-juncker-e-renzi-e-in-europa-volano-gli-stracci/

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