La nostra cultura coperta dalla vergogna

Ahi serva Italia, di dolore ostello,/nave sanza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di province, ma bordello!” scrisse Dante nel VI canto del Purgatorio. E rileggendola oggi, sembra che tutto questo tempo non sia poi, così passato. Che siamo senza un “nocchiere” è un dato acclarato: gli ultimi tre nostri governi non sono espressione di un leggittimo e democratico voto popolare, ma sono stati calati dall’alto per scelte opportunistiche mascherate dall’incapacità della politica italiana di saper 

gestire l’attuale crisi economica e finanziaria, di far uscire l’Italia dalla stagnazione economica, e di completare un processo riformativo disatteso da troppo tempo. Che è “serva” è altro dato oramai assodato: in Europa, là dove l’azione politica conta veramente, siamo semplici spettatori paganti, la nostra voce ha perso di forza, di vigore e credibilità. E poco conta lo schiamazzare che si fa in casa nostra, se poi, quando si va a Bruxelles chiniamo il capo, con il cappello in mano, limitandoci ad eseguire i compitini assegnatici, perché incapaci di dettare una vera agenda politica.
E che questo nostro amato Paese sia divenuto un “bordello” è sotto gli occhi di tutti.
La crisi morde da tempo la società civile, l’economia sembra in uno stato comatoso, e riforme vere, che possano rilanciare il nostro sistema Paese, sono pure dichiarazioni d’intenti, annunciate urbi et orbi ma mai poste sul tavolo delle trattative, e ci si limita a discutere per giorni e mesi di abolizione delle Province e del Senato, con operazioni più di maquillage che riformistiche, di unioni civili, adozioni etc, problemi seri questi, da affrontare però quando il popolo ha un futuro da sognare e un pezzo di pane sotto i denti, non quando il popolo è disperato e affamato.
E in questo clima da svendita totale, ecco come un popolo senza spina dorsale retto da governanti miopi, si trovi a suo agio a piegarsi volentieri ai piaceri altrui, in ossequio e per opportunismo.
La visita di Rohani, Presidente dell’Iran, è importante per molteplici aspetti, e che l’Europa srotoli tappeti rossi al suo passaggio è pure comprensibile. Teheran finalmente rientra sulla scena internazionale, dopo la firma dei trattati sulla sua attività nucleare e la fine di un embargo economico durato troppo tempo. L’Iran può essere un interlocutore credibile e valido nella lotta all’Isis e al terrorismo di matrice islamica; l’Iran è uno Stato in cui il 35% della popolazione è composta da giovani laureati, pronti ad invadere il mondo globalizzato del lavoro; l’Iran è uno Stato che, economicamente, non dipende esclusivamente dal petrolio, e in questo Rohani, nonostante la presenza degli embarghi che gravavano sull’economia di Teheran, è stato capace di produrre ricchezza e prosperità per il suo popolo, differenziando le entrate economiche stesse del Paese.
Certamente la crisi mondiale ha colpito anche l’Iran e la disoccupazione resta alta, ma l’obiettivo del Presidente Rohani è quello di capitalizzare al massimo la fine dell’embargo, scegliendo nuovi partner strategici nello scacchiere internazionale in grado di attrarre anche nuovi investitori. Non a caso, prima di giungere in visita in Europa, ha stretto importanti accordi commerciali sul medio e lungo periodo, con la Cina. Ed è per questo che l’Europa stessa vede positivamente l’Iran e ad esso si rivolge oggi con molto garbo e riguardo. Ma in Italia si è fatto molto di più: la cordialità riservata all’illustre ospite si è trasformata in un ossequio al limite del risibile. Il fatto di accogliere il Presidente Rohani, in visita ai Musei capitolini, facendogli trovare le statue romane inscatolate affinché i loro nudi non potessero offendere la sua sensibilità, è stato certamente un colpo basso inferto alla nostra identità culturale.
Quelle statue rappresentano la nostra cultura, la nostra storia e averle coperte in modo così gretto, con delle scatole, è indice della incapacità di gestire i rapporti con partner politici ed economici senza inchinarci a loro, anche a costo di umiliarci.
Perché è umiliante cancellare la nostra cultura, la nostra bellezza artistica e storica, la nostra identità per compiacere al nostro illustre interlocutore. A maggior ragione quando ciò non viene neanche richiesto. Il Presidente Rohani ha fatto sapere che nessuna richiesta è stata mai avanzata, anche se si complimenta con il popolo italiano per la cortese ospitalità. Quindi, se da Teheran non sono giunte particolari richieste, chi ha avuto la brillante idea di inscatolare le statue capitoline? Renzi dice di non sapere; e quando mai lui sa ciò che succede intorno a lui e nel suo governo? Il Ministro Franceschini si è mostrato, con colpevole ritardo, scandalizzato per il fatto accaduto, dicendo che non c’era alcuna direttiva in merito. A loro, dei governanti, insaputa, le statue capitoline si saranno coperte da sole, forse per vergogna, visto come si è ridotta l’Italia? O la colpa è di un povero cristo, magari un inserviente dei Musei che autonomamente ha deciso, forse per burla, di coprire le povere statue marmoree?
Mah, oramai ci si può attendere di tutto. E ciò che è certo è che il nostro Presidente del Consiglio, il nostro Ministro dei Beni Culturali non sembravano alquanto stupiti, durante la visita, nel vedere le statue così velate. Certamente il Pontefice, nell’accogliere Rohani, non ha nascosto crocefissi, velato quadri di Madonne e Santi per rispettare la sensibilità dell’ospite. E la stessa Francia ha derubricato la cena con la delegazione iraniana ad un colloquio di due ore, per non sottostare alle richieste giunte da Teheran, che invitavano a proporre un pranzo piu in linea con i dettami islamici, che, ovviamente,  non prevedeva la presenza di vino e alcolici, vero vanto della Francia. Hollande non si è prostrato ai piedi di Rohani, ma ha trovato un giusto compromesso; Renzi, invece, ha chinato il capo, trasformando la nostra Italia in uno scendiletto persiano. Forse non era meglio accogliere il Presidente iraniano in una sontuosa hall di un albergo di lusso, magari in uno di quelli dei suoi amici? Evitava, sicuramente di offendere l’ospite e anche la nosta cultura.
Perché barattare la nostra cultura per dei contratti commerciali milionari non ha ragione di essere. La nostra cultura non ha un valore commerciale e quello che rappresentano quelle statue non può essere coperto alfine di non suscitare sentimenti negativi nel Presidente iraniano. A maggior ragione visto che nei musei iraniani sono presenti molte statue romane, nude, che non destano alcuno scandalo. Quindi oltre a piegarci supinamente ad una volontà altrui non richiesta né manifestata, pecchiamo persino di ignoranza visto che non conosciamo la cultura del nostro interlocutore, né i dogmi dettati da Khomeini, che non prevede il nudo tra gli elementi che destano scandalo agli occhi di un buon musulmano.

Con la vicenda delle statue inscatolate, forse abbiamo reso una cortesia al Presidente dell’Iran, che avrà firmato i contratti economici più contento, ma sicuramente abbiamo coperto di vergogna il nostro Paese, facendoci deridere da tutto il mondo.
Ma questa è l’Italia oggi, questa è la pericolosa deriva che ha preso la nostra nave “sanza nocchiere“. E i bei tempi in cui l’Italia sapeva imporsi sulla scena internazionale dando e ricevendo rispetto, purtroppo, sono finiti da un bel po’.


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