VINCENZO IMPERATORE: BANCHE, IO VI ACCUSO!

Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto’ disse Napoleone Bonaparte. E, a ben guardare essa è la rappresentazione fedele di ciò che sta accadendo intorno a noi, in questi ultimi anni: una realtà con la crisi che morde, i conti che non tornano, gli Stati che rischiano di saltare e le banche che rischiano di fallire. 

Ed è l’assurdo paradosso di questa crisi: la banca, il gigantesco salvadanaio che raccoglie i soldi di tante persone, che fallisce per mancanza di liquidi. Tutto iniziò nel lontano 2007, quando la banca Northern Rock rischiò il fallimento prima di essere nazionalizzata dal governo britannico. Le lunghe code di poveri risparmiatori in fila davanti alle sue filiali, furono le prime avvisaglie di un uragano che si stava abbattendo sulla nostra società civile. Poi ci fu il fallimento dell’americana Lehmann Brothers, e nel marzo 2013 furono le banche cipriote a chiudere le filiali per alcuni giorni, per evitare fughe di capitali. Anche il nostro sistema creditizio è entrato in crisi, con banche sull’orlo del fallimento, con lo Stato pronto ad offrire grosse ciambelle di salvataggio per evitare che saltassero in aria. Dalla Monte dei Paschi di Siena sino alla Banca Etruria, sono stati tanti i casi noti di banche pericolanti, di gestioni manageriali allegre, di correntisti e risparmiatori fortemente preoccupati, o, peggio ancora, ridotti sul lastrico. Già, le banche; esse sono divenute il male oscuro, l’origine di tutto un sistema basato sulle carte piuttosto che su monete sonanti, basato sulla finanza, spesso troppo creativa, piuttosto che sull’economia reale, basato sulla speculazione e sul rischio, mai calcolato, e che oggi sta implodendo, distruggendo esistenze, vite, speranze. E c’è chi, in questo sistema e per questo sistema, ieri viveva, ed oggi, quasi per un sussulto della propria coscienza, lo denuncia, evidenziando le sue magagne, le sue colpe, i suoi misfatti. E lo fa avendo la giusta conoscenza di ciò che denuncia, e non semplici per sentito dire, portando fatti e prove e non semplici parole. È Vincenzo Imperatore, ieri manager bancario, ingranaggio del perverso meccanismo, ed oggi autore di due interessanti testi di denuncia sul sistema bancario, e sul loro modo di agire, sui loro obiettivi da raggiungere, sacrificando e ingannando la fiducia dei loro clienti.
Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione’, disse l’industriale Henry Ford. E, forse, tutti noi dovremmo iniziare ad organizzare una vera rivoluzione copernicana nel sistema bancario, dopo aver letto i due testi scritti dall ex manager-squalo: “Io so e ho le prove”, pubblicato nel 2014, e “Io vi accuso”, uscito nel 2015, entrambi editi dalla casa editrice Chiarelettere.
Ma cosa ha spinto uno squalo del sistema bancario a divenire un accusatore dello stesso sistema che lo ha visto per vent’anni protagonista? “Due motivazioni – rivela Vincenzo Imperatore mi spinsero ad abbandonare quel mondo: iniziavo ad esser demotivato dopo che erano stati eliminati tutti i benefit e i premi che muovevano le leve del nostro agire (il denaro è la migliore benzina motivazionale) e soprattutto ebbi la sensazione, poi confermata, che il top management lasciasse soli i manager di rete che avevano seguito alla lettera le strategie commerciali da loro pensate”.
Una scelta difficile, la sua, questa di saltare il fossato e porsi dall’altra parte della barricata, al fianco di quei tanti correntisti che una volta contribuiva ad ingannare, frodare e vessare, ma che non gli ha lasciato rimpianti: “Ad ogni modo – prosegue – devo essere sincero: la posizione non è affatto scomoda, anzi, oggi mi sento più utile socialmente. La rinuncia più grande è stata quella di non poter più avere rapporti con tanti amici di quella banca che hanno dovuto inevitabilmente ‘allontanarmi’ per evitare guai con la banca che è molto vendicativa e che ha dato precise istruzioni (lo so per certo) a coloro che erano più vicini al sottoscritto. Li ha terrorizzati e oggi io li comprendo e capisco il loro atteggiamento di paura nel cercarmi. Nessun risentimento e nessun rimpianto: oggi sono un uomo libero e sereno”.
E con questo nuovo stato d’animo ha descritto in modo semplice, chiaro e quasi brutale, tutti i giochetti che le banche perpretano sulle spalle di ignari correntisti, tutte le vessazioni, i trucchetti e le frodi, in barba ad ogni rispetto della legalità, che i sistemi bancari attuano contro i loro correntisti, anelli deboli di un sistema perfido. Un atto d’accusa, quello di Vincenzo Imperatore, forte e deciso, affinché la società civile possa sapere, capire e trovare i giusti anticorpi per non morire.
Un testo, “Io vi accuso” di Imperatore, che dapprima analizza il sistema bancario con tutti i suoi difetti, i trucchi e gli inganni: una sorta di processo senza appello schiaccerà questo sistema bancario, per le innumerevoli prove che vengono presentate contro di loro. In seconda battuta, analizza il mondo dell’impresa e della microimpresa, oggi vittime di questo sistema, ma che in passato hanno ceduto troppo al sistema bancario, per paura, per ottenere dei benefici o dei tornaconto, o per restare in piedi in un mondo marcio, in cui se non ti adegui sei tagliato fuori. In ultima battuta, Vincenzo Imperatore fornisce utili consigli e utili sistemi per poter vivere senza dover bussare in banca e sottostare ai loro ricatti. Una condanna senza appello, la sua, che inchioda il sistema creditizio alle proprie responsabilità, mettendo le banche con le spalle al muro. Loro che hanno un potere enorme e quasi impunito, che viene cosi spiegato da Imperatore: “Perché è una lobby potente che controlla la politica (soprattutto dopo l’abolizione del finanzialemnto pubblico ai partiti), l’informazione (i giornali e i media in genere hanno bisogno dei finanziamenti delle banche) e le caste professionali. Se poi pensiamo a chi lavorava all’interno la risposta è ovvia: oggi il whistleblowing disegno alla legge alla Camera, fa vedere i suoi primi segnali. Nel mio secondo libro, ‘Io vi accuso’, c’è un capitolo dedicato a questo fenomento”.
E nel testo, Imperatore elenca anche le tre categorie super protette a cui le banche concedono quasi ogni tipo di privilegio: il mondo ecclesiastico, le aziende cinesi ed il mondo dell’informazione. Per loro non esistono regole e norme, non esistono leggi antiriciclaggio, impedimenti, e ce lo spiega proprio attraverso esempi pratici, fatti e prove inoppugnabili. E può suonare strano che tra le categorie di privilegiati non troviamo il mondo politico, ma solo perché “la politica – sottolinea Imperatore è controllata e manovrata dal sistema bancario, perché le campagne elettorali non le puoi finanziare se non con l’aiuto delle banche”, e forse anche per questo, troppo spesso vediamo manager finanziari e bancari infilarsi tra le pieghe della politica italiana e non.
Le banche, secondo Imperatore, “vivono di deliri di onnipotenza dettati da oltre un secolo di potere incontrollato e senza scrupoli. Ma le cose iniziano a cambiare grazie a qualche stupido come il sottoscritto che ha messo tutto nero su bianco, e paradossalmente, grazie ai morti degli ultimi mesi che hanno destato l’opinione pubblica e le attenzioni dei media. Nel nostro paese occorre il morto per reagire”.
Ma se le banche sono i carnefici, le imprese, invece, sono le vittime di questo sistema, vittime che soffrono della Sindrome di Stendhal, vittime che hanno accettato passivamente questi ricatti, queste frodi, che sono sottostate a tali sistemi per opportunismo, quando gli diceva bene, o per paura quando andava tutto male.
Nel nostro paese – afferma Imperatoreil 95% delle aziende sono micro e piccole imprese che sono caratterizzate da una scarsissima cultura mangeriale. Ora devono cambiare, devono sottoporsi a momenti formativi basilari”.
Io – prosegue – con la mia società di consulenza, InMind Consulting, ho creato la InMind Accademy diretta dalla Dott.ssa Valentina Rusciano, che ha deciso di modulare i propri progetti formativi solo sulle esigenze della micro e piccola impresa“.
Un modo questo, per risvegliare le coscienze imprenditoriali, per dare coraggio al fine di uscire da un circolo vizioso che alla lunga spolpa e stritola chi fa economia reale e non quella virtuale; un modo anche per fornire strumenti utili ed efficaci per vivere nel sistema senza esserne succube. Perché, a parere di Vincenzo Imperatore, non servono ulteriori normative, altre leggi speciali per riformare il sistema creditizio, anche dopo i recenti scandali bancari, non ultimo il crack della Banca Etruria, con tutte le conseguenze derivate.
La legge esiste (MIFID, TUB , ecc) – afferma sicuro, Vincenzo Imperatore il problema è che finora veniva manipolata…quindi occorrono controlli indipendenti (non Bankitalia nel cui cda siedono i rappresentanti delle controllate!), mentre la forza morale la dobbiamo creare noi, io e lei, attraverso l’informazione e il coraggio della denuncia”.
Sulla volonta politica – prosegue – credo che occorra ancora tanto ‘rumore’ per far smuovere un sistema che solo di facciata recita la parte del moralizzatore. Denunciamo, facciamo nomi e cognomi e la politica si vedrà costretta a muoversi!
Un impegno forte, il suo, che non si limita a fare la morale ad un sistema sbagliato, né si erge a maestro con le verità in tasca, pronto ad insegnare una nuova via da seguire per uscire da questo tunnel della paura, in cui stiamo vivendo e di cui non riusciamo a vederne la luce. Vincenzo Imperatore ha fatto ammenda per una vita trascorsa da ingranaggio di un sistema perverso, ed oggi si sporca le mani impegnandosi attivamente nella società civile per dare una speranza nuova, per offrire un contributo concreto affinché questa catena venga spezzata, prima che strozzi noi. E lo fa attraverso i suoi libri pubblicati, attraverso l’impegno civile, usando l’unico abito che conosce, quello di consulente, stando questa volta al fianco dei più deboli, guardando il mostro in faccia, lui che quel mostro lo conosce bene e con lui ha vissuto per tanto tempo. Una forza di volontà di ferro, tanto coraggio e un sogno in tasca: “Noi siamo la prima generazione che lascia ai propri figli un paese peggiore di quello ricevuto dai genitori; quindi mi auguro di lasciare ai miei figli un modo di fare ‘cittadinanza attiva’, di fare coscienza sociale che possa permettere loro di farci fare una figura di merda: cambiare un paese che abbiamo consegnato in pessime condizioni etiche”.
E se uno pensasse che la sua sia una trovata pubblicitaria per ripulirsi la coscienza, per mondarsi dai peccati, e poi, magari trovare un posto al sole, con una bella discesa nell’agone politico troverebbe una risposta che certamente lo spiazzerà. “Si ho ricevuto proposte di entrare in politica ma sto riflettendo molto, perché credo che già questo sia un modo di fare politica, senza nessuna maglia addosso e sinceramente mi sento molto meglio senza padroni! Ne ho avuti già tanti e sbagliati per 22 anni”.


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