LA STORIA DEI NOSTRI DODICI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA
Il 31 gennaio 2015 il Parlamento italiano ha votato, al quarto scrutinio, il dodicesimo Presidente della Repubblica italiana, l’On. Sergio Matterella, il successore dell’On. Giorgio Napolitano.
Al di là delle analisi politiche che scaturiscono da questa scelta, al di là delle analisi sulla figura politica del nuovo Presidente, che lasciamo volentieri a tutti quei politologi che scriveranno fiumi d’inchiostro per sviscerare il successore del nuovo inquilino al Quirinale, noi ci divertiremo a snocciolare curiosità e numeri sui dodici Presidenti che hanno calcato la scena politica italiana dal Colle più alto.
Una lunga cavalcata che iniziò nel 1948 con l’elezione dell’On. Enrico de Nicola e che termina nel 2015 con l’elezione dell’ultimo Presidente della Repubblica, almeno fino al prossimo successore.
Come dicevamo sono stati 12 i Presidenti che si sono succeduti sul colle quirinalizio: De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e infine, Mattarella. Tutti coloro che si sono seduti sul massimo scranno repubblicano, a parte Carlo Azeglio Ciampi, indipendente, hanno avuto un proprio passato politico nei loro partiti di riferimento, e addirittura, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini furono gli unici segretari di partito ad essere nominati Presidente della Repubblica.
La storia dell’elezione del Presidente è soprattutto un gioco politico alla ricerca di quei particolari equilibri, con un occhio agli umori della società civile e con un occhio agli umori politici in Parlamento; perché, è vero che costituzionalmente il Presidente della Repubblica è arbitro super partes nell’agone politico, ma spesso la sua scelta è un preciso indirizzo politico che i partiti vogliono dare.
Così se De Nicola, Cossiga e Ciampi furono eletti al primo scrutinio, con una forte convergenza dei partiti su un nome importante, per gli altri, la votazione è stata piuttosto lunga ed articolata. Si va dai quattro scrutini utili per Einaudi, Gronchi, il primo Napolitano e Mattarella, a sei scrutini per il Napolitano bis, ai nove scrutini per Antonio Segni, ai sedici scrutini utili ad eleggere Pertini ed Oscar Luigi Scalfaro, fino ai ventuno scrutini utili all’elezione di Giuseppe Saragat e ai ventitré scrutini per l’elezione di Giovanni Leone, una estenuante e sfiancante trattativa politica che tenne bloccato il Parlamento italiano per quasi un mese.
Come sappiamo, ai sensi dell’articolo 83 della Costituzione, “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’Assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.”
Ciò spiega per quale motivo, di norma, si elegge il Presidente della Repubblica dal quarto scrutinio in poi, proprio per abbassare l’asticella del quorum elettivo, laddove in Parlamento, i partiti politici non riescono a convergere immediatamente su un nome comune. Altra curiosità: il Presidente della Repubblica resta in carica sette anni, ma la Costituzione non nega la possibilità di essere rieletto. I partiti politici provarono a convincere, inutilmente, Carlo Azeglio Ciampi a restare in carica per un altro mandato; riuscirono in questa opera di convincimento poi, con Giorgio Napolitano, l’unico Presidente che ha avuto il privilegio di due mandati.
Se osserviamo poi le percentuali di voto per l’elezione dell’inquilino del Quirinale, notiamo che l’On. Sandro Pertini fu quello che raccolse maggiori voti, con il suo 83,6%, mentre quello che ha ricevuto minori consensi nell’elezione fu Giovanni Leone, con il suo 52%. Anche questo è un indizio sulle convergenze che in Parlamento si cercano nell’elezione del Presidente, che possono essere coese su un nome forte oppure estremamente divise sulla scelta politica di un nome che raccolga favori e consensi.
Se invece osserviamo l’area politica dei nostri Presidenti osserviamo che soltato i primi due, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi appartengono all’area liberale, poi abbiamo avuto Presidenti iscritti al partito della Democrazia Cristiana, Gronchi, Segni, Leone, Cossiga, Scalfaro, e solo due appartenenti all’area socialista, Saragat e Pertini; discorso a parte va fatto per Giorgio Napolitano, ex PCI, ex PDS, ex DS ed eletto quando non era più iscritto a nessun partito, e Mattarella, anch’egli ex DC, ex Margherita, ex PD ed eletto quando non era più iscritto a nessun partito. L’unico Presidente indipendente eletto fu Carlo Azeglio Ciampi. Anche questo è un dato indicativo della nostra politica parlamentare: si sceglie sempre una persona di alto profilo istituzionale, ma comunque legato ad un partito di riferimento che sponsorizza e caldeggia la propria elezione, coagulando su di esso una maggioranza sufficiente alla sua elezione.
Il profilo istituzionale, il curriculum è sempre stato elemento fondamentale per la scelta del candidato a Presidente; Enrico de Nicola, il nostro primo Presidente è stato Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente della Corte Costituzionale, un vero primato per lui, che ha ricoperto quattro tra le prime cinque cariche dello Stato italiano. Luigi Einaudi invece, ricoprì l’incarico di Ministro del Bilancio e Governatore della Banca d’Italia. Anche Giovanni Gronchi fu Ministro dell’Industria e Presidente della Camera. Discorso diverso per Antonio Segni, che fu due volte Presidente del Consiglio, fu Vicepresidente del Consiglio e ricoprì l’incarico di Ministro in ben cinque diversi Ministeri, tra i quali sia l’Interno sia gli Affari Esteri. Giuseppe Saragat, invece, fu Presidente dell’Assemblea Costituente, Ministro degli Affari Esteri e a lungo Segretario del Partito Socialista Democratico Italiano. Giovanni Leone, invece fu Presidente della Camera e due volte nominato Presidente del Consiglio. Sandro Pertini ha presieduto la Camera dei Deputati e fu Segretario del Partito Socialista Italiano. Francesco Cossiga, invece fu Presidente del Senato, Viceministro della Difesa, Ministro dell’Interno e Presidente del Consiglio; il suo primato è che fu il più giovane Presidente della Repubblica eletto, il più giovane Presidente del Consiglio fino ad allora nominato ed il più giovane Viceministro, ma non poteva essere altrimenti per uno che si diplomò con tre anni di anticipo e a 19 anni era già laureato.
Oscar Luigi Scalfaro fu Presidente della Camera dei Deputati e Ministro sia dell’Interno che poi, della Pubblica Istruzione, prima di essere eletto Presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi, ebbe incarico di Presidente del Consiglio e Ministro del Tesoro, in quei governi cosiddetti tecnici, di cui la nostra amata politica parlamentare sembra così allergica salvo poi richiamarsi ad essi in tempi difficili, e fu anche Governatore della Banca d’Italia.
Giorgio Napolitano, invece, ricoprì la carica di Presidente della Camera e quella di Ministro dell’Interno, e fu il primo europarlamentare italiano a divenire Presidente della Repubblica.
Infine, Sergio Mattarella, che ricoprì la carica di Vicepresidente del Consiglio, quella di Ministro della Difesa, della Pubblica Istruzione e dei rapporti con il Parlamento e, in ultimo, la carica di Giudice Costituzionale, prima di essere chiamato a rivestire il ruolo di Presidente della Repubblica.
Altra curiosità sono le regioni di appartenenza: a parte il ligure Sandro Pertini ed il siciliano Mattarella, gli altri sono nati o in Piemonte come Einaudi, Saragat, Scalfaro, o in Campania come De Nicola, Leone, Napolitano, o in Toscana come Gronchi e Ciampi, o in Sardegna come Segni e Cossiga.
Analizzando i loro operati, invece, possiamo affermare che di norma la politica predilige i cosiddetti Presidenti-notai, ossia persone di alto profilo, ma che non invadono troppo la stessa scena politica, limitandosi a firmare le leggi parlamentari e ad assistere il Parlamento ed il Governo nella loro azione politica. Fece eccezione Sandro Pertini, il Presidente più amato dagli Italiani, una figura carismatica, che irrompeva sulla scena politica con una presenza costante, spesso affrontando in prima persona le criticità che il popolo italico dovette affrontare, e non poteva essere altrimenti, visto che fu a suo tempo partigiano, esponendosi egli stesso, in prima persona in difesa della Patria. Altro Presidente poco notaio fu Cossiga, che fece passare la prima parte del suo mandato quasi in silenzio, per poi irrompere nel dibattito politico con una forza d’urto importante, tanto da meritarsi il nome di Presidente-picconatore. Anche Oscar Luigi Scalfaro trascorse la prima parte del suo settennato quasi in silenzio per poi divenire punto nevralgico della politica italiana. Fu eletto all’indomani del terribile attentato mafioso al Giudice Giovanni Falcone, per cui per la politica era necessario soprattutto un Presidente di alto profilo morale, ma poco mediatico, come invece lo erano allora Spadolini, Forlani o Andreotti, e che poteva rassicurare così il popolo italiano; divenne poi, un punto nevralgico quando esplose lo scandalo Tangentopoli, occupando un ruolo primario sulla scena politica mentre i grandi partiti si stavano sgretolando sotto i colpi della Procura milanese. Celebre fu il suo “non ci sto” detto con fermezza in un discorso agli italiani, rifiutando di finire inquisito per lo scandalo SISDE.
Anche Carlo Azeglio Ciampi si costruì una eccellente ribalta massmediatica, non tanto entrando nell’agone politico quanto nel tentativo, riuscito, di riaccendere nel popolo Italiano il sentimento della Patria. Fu, invece, sua moglie, la First Lady “Donna Franca” ad avere le maggiori attenzioni dei giornali e tv, con le sue uscite moraleggianti sul ruolo della tv e di certi suoi programmi poco educativi. Giorgio Napolitano, invece, ha avuto un ruolo primario nel traghettare il nostro sistema politico oramai allo sbando, verso lidi più tranquilli, nominando addirittura tre Presidenti del Consiglio non di espressione della volontà dell’elettorato italiano, ma per opportunità politico-istituzionale.
Altro elemento significativo sono le dimissioni presidenziali. Infatti, non tutti i Presidenti hanno mantenuto la carica per tutto il loro settennato: a parte Enrico De Nicola, che fu eletto Capo provvisorio dello Stato, dal 1946 al 1947, e dopo l’entrata in vigore della Costituzione italiana, assunse il titolo di Presidente della Repubblica, dal 1948 al maggio 1949, il primo Presidente che fu costretto alle dimissioni fu Antonio Segni: la sua Presidenza durò dal 1962 al 1964, quando fu colpito da una trombosi celebrale che lo costrinse alle dimissioni.
Ben diverso fu il trattamento riservato a Giovanni Leone, che si dimise con quasi sette mesi d’anticipo sull’onda di attacchi scandalistici che minarono la sua figura istituzionale: dagli attacchi politici provenienti dai Radicali e dal PCI, agli articoli scandalistici scritti dalla Cederna per l’Espresso, che tentarono di screditare la sua immagine, e per la quale la stessa Cederna fu poi condannata per diffamazione, sino alle indiscrezioni sul suo coinvolgimento nello scandalo Lockheed.
Anche Francesco Cossiga lasciò il Quirinale, ma solo con due mesi d’anticipo sulla scadenza naturale, avendo fiutato nelle elezioni del 5 aprile 1992 i primi segni del cambiamento della politica italiana, prima che lo scandalo Tangentopoli poté deflagrare con tutta la sua potenza travolgendo gli storici partiti italiani.
Infine Giorgio Napolitano, che accettò il suo secondo mandato per dare forza ad un progetto politico riformatore, ma ha scelto di dimettersi dopo i primi due anni del suo secondo mandato, perché sentiva il peso della sua età anagrafica.
Quindi per chi volesse ambire a divenire un prossimo Presidente della Repubblica, consigliamo una bella laurea in giurisprudenza, la laurea di dieci nostri Presidenti, una discreta carriera politica in seno ad un unico partito, l’ambizione a ricoprire, al momento giusto, almeno una carica istituzionale, e le giuste pubbliche relazioni ed ottime referenze per salire sul Colle più alto della Repubblica Italiana. Ovviamente dovete avere superato i cinquant’anni, quindi avete tutto il tempo per costruirvi la vostra carriera politica!



Commenti
Posta un commento