ROMA CITTÀ VIOLENTATA

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!
Basterebbe citare la celebre terzina di Dante per condensare in pochissime parole l’immagine triste che la nostra amata Italia sta offrendo al mondo intero in quest’ultimo periodo. È ancora viva negli occhi di tutti la brutale immagine dell’orda barbarica, mascherata da tifosi, che ha messo a soqquadro il centro storico di Roma Capitale



Una partita di calcio come scusa per pseudo tifosi, buona per organizzare un bel viaggetto a Roma; alcol a fiumi come aggravante per alterare il loro stato di civiltà; un centro storico famoso e riconosciuto in tutto il mondo, come scenario ideale per dare sfogo al più barbaro degli istinti umani. E l’Italia tutta pietrificata, impotente di fronte all’orrore che si stava consumando davanti ai propri occhi.

Dopo ciò che è successo a Piazza di Spagna, tutti ad interrogarsi sul perché una delle piazze più famose di Roma sia stata oggetto di tale brutalità, da parte di un manipolo di seicento o settecento pseudo tifosi olandesi che hanno utilizzato questo luogo per dare sfogo alla loro brutalità, insozzando la medesima piazza, devastando tutto ciò che capitava loro a tiro, compresa la celeberrima fontana della Barcaccia, opera d’inestimabile valore, posta lì, ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, a decoro mirabile di una delle Piazze più belle di Roma, voluta da Papa Urbano VIII, che commissionò l’opera al Bernini padre, prima, e al figlio successivamente.
Iniziamo a dire che tale devastazione è iniziata la sera precedente a Campo de Fiori ed è proseguita, dopo lo scempio a Piazza di Spagna, nelle vie limitrofe e a Villa Borghese. Quindi non un episodio limitato e circoscritto, ma un atteggiamento vile da parte di persone che, in un tempo breve, hanno cancellato secoli di crescita della civiltà umana.
E precisiamo immediatamente che tutto ciò non ha nulla a che fare con la partita di calcio tra Roma e Feyenoord in programma allo Stadio Olimpico. Infatti, l’evento tragico non si è consumato nelle immediate vicinanze dello Stadio, magari a seguito di una sconfitta mal digerita. No, lo scempio è avvenuto ben lontano dallo Stadio e molto prima dello svolgimento della partita stessa. Questo episodio è indice di un senso di inciviltà e di scarsa cultura che infesta le nostre generazioni, ed il nostro secolo; valori fondanti come il rispetto, la cultura e la civiltà sono stati calpestati e brutalmente violentati da un orda barbarica, di fronte all’impotenza delle nostre valorose istituzioni.

E poco importa che in brevissimo tempo la Piazza sia stata ripulita, dopo aver disperso finalmente, tale assurdo assembramento di pseudo tifosi; poco importa che la celeberrima fontana della Barcaccia abbia subito pochi danni, dopo la violenza della tifoseria, che su di lei si è accanita, gettandovi all’interno di tutto, aggrappandosi ai suoi preziosi travertini, appendendovi sciarpe sportive a mo’ di vessilli, o facendovi scoppiare all’interno di essa, petardi tanto utilizzati nelle partite di calcio. Poco importa la conta dei danni, tra attività commerciali costrette a chiudere per evitare devastazioni e quelle chiuse dopo essere state devastate, o i quindici autobus della linea pubblica costretti a far rientro in deposito, perché distrutti. Quello che conta è l’immagine che Roma e le sue capaci istituzioni hanno saputo offrire al mondo intero; quello che conta è il senso di impotenza e di rassegnata accettazione di un evento che poteva sicuramente essere gestito meglio e più efficacemente, da parte delle istituzioni stesse. Basta leggere le dichiarazioni fatte a caldo per comprendre il livello di allarme a cui siamo giunti.Silenzio assordante da parte della società sportiva di Rotterdam, i cui tifosi sono stati protagonisti di questo mirabile spettacolo; “Le forze dell’ordine dovevano vigilare meglio, ci sono state troppe falle nella sicurezza e ordini sbagliati alle forze dell’ordine”, le dichiarazioni del Sindaco Marino, fatte a SkyTg24, scaricando la colpa sul Prefetto di Roma; il quale afferma: “Rimango perplesso e basito, ritengo che l’impegno e la capacità delle forze dell’ordine non siano in discussione”. Minimizza il portavoce dell’ambasciata olandese Aart Heering, “Per fortuna i danni alla Barcaccia sono lievi”. Urla il Ministro Franceschini: “È una vergogna. Non sono tifosi, sono vandali”, minaccia il Premier Renzi: “Puniremo con molta severità e durezza”. Sintesi: la colpa non è di nessuno,  visto che tutti sono in parte colpevoli, in riferimento alle proprie responsabilità istituzionali. Nessuno che si dimette per manifesta incapacità di gestire un tale evento; nessuno che chiede scusa ai Romani, ai turisti e al mondo intero per aver permesso di trasformare una piazza di Roma Caput Mundi in un teatro dell’inciviltà. Ciò che resta è l’incapacità dell’Italia nel difendere la propria cultura, la propria arte, la propria storia.  Non siamo capaci di gestire, di proteggere monumenti o siti unici ed invidiati in tutto il mondo: Pompei crolla a pezzi ogni volta che dal cielo scende un po’ di più, di pioggia, e non riusciamo a porvi un rimedio, se non scaricando le responsabilità da una parte all’altra, o gettando tutto nel più sterile dibattito politico, con accuse e contro accuse, che non conducono a nulla. Le nostre piazze, i nostri monumenti, i nostri centri storici sono vittime sacrificali della più becera stupidità umana, senza che nessuno riesca a fare qualcosa di utile in loro difesa. Idioti, italiani o stranieri, turisti o residenti, si dilettano a graffiare muri del Colosseo, o scrivere su monumenti o edifici storici il loro nome, per lasciare traccia del loro passaggio; le nostre Chiese, i nostri monumenti sono divenuti sempre più, cloache a cielo aperto, luoghi degni per dormire, accampandosi, o trasformati in latrine. Vale a Roma come a Firenze,  poco importa. Provate ad immaginare cosa potrebbe succedere se uno di noi avesse la malsana idea di accamparsi, alla meno peggio, a Trafalgar Square, a Londra; o provate a prendere un chiodo per scrivere il proprio nome sulla Torre Eiffel, a Parigi; o provate ad urinare, magari sotto il colonnato della Porta di Brandeburgo, a Berlino, o trasformare il Partenone nell’alcova ideale per i nostri istinti sessuali. Cosa succederebbe? E, soprattutto, perché nessuno osa tanto, mentre qui in Italia pare essere la norma? Semplice! Perché esiste uno Stato vero, con norme serie e un senso della legge da applicare con pugno fermo e deciso; ciò che pare mancare qui da noi.
E così un evento sportivo come una partita di calcio, che in tutto il mondo viene organizzato normalmente, senza creare troppi incidenti, qui in Italia diventa scusa buona per mettere a ferro e a fuoco un intero centro storico, senza che qualcuno sia in grado di prevenire, prima, e reprimere, poi, in maniera efficace. Se questo è lo scenario in cui siamo costretti a vivere, beh, avendo, pare, l’Isis alle porte di Roma, prepariamoci a far crescere barbe ed a indossare burqua, in una repentina conversione islamica, per avere salva la pelle…perché l’Italia pare essere solo lo Stato del “volemose bene!

Commenti