ELEZIONI REGIONALI 2015 E LE ANALISI POLITICHE
Con lo spoglio degli scrutini si è chiusa una ennesima campagna elettorale nella nostra amata Italia; questa volta riguardavano alcune Regioni e diversi capoluoghi di provincia e Comuni, ma il riflesso che ha l’esito delle consultazioni elettorali sulla politica nazionale è indiscusso.
Man mano che vengono scrutinati i seggi ed i numeri divengono sempre più granitici, appare chiaro chi esce, da queste elezioni, con maggiori convinzioni e sicurezze, chi dovrebbe lavorare parecchio e chi vede ridimensionato il proprio fascino elettorale, anche se ascoltando le varie dichiarazioni, tutti sembrano gioire per qualcosa.
Un dato incontrovertibile è certamente l’affluenza alle urne, ancora troppo bassa; in media un italiano su due è andato a votare, e tale dato dovrebbe far riflettere tutti i partiti politici: un votante che decide di astenersi dal voto è una sconfitta per tutta la politica, che non riesce ad invogliarlo a votare, non offrendogli né progetti politici validi, né proposte certe.
Il secondo dato incontrovertibile è la crescita della Lega Nord; il partito, sotto la guida dell’onnipresente Matteo Salvini, è cresciuta moltissimo, riuscendo a sfondare il valico del nord Italia e arrivando a prendere notevoli consensi anche in Regioni del centro, come nel caso della Toscana e delle Marche. Il successo della Lega Nord è dovuto principalmente ad un profondo rinnovamento del partito stesso, dopo gli scandali che hanno investito i vecchi dirigenti: un cambio generazionale profondo, una campagna elettorale basata su concetti chiari, forse populisti, forse con toni forti, ma questo ha riavvicinato la base elettorale al partito.
Il terzo dato inconfutabile è la crescita del Movimento 5 Stelle, dopo la debacle delle recenti europee. Anche in questo caso c’è un profondo rinnovamento: meno Grillo e Casaleggio, meno slogan urlati, candidati giusti e convincenti, con un programma chiaro e vicino alle esigenze dell’elettorato, spesso deluso dalle proposte degli altri partiti; questo ha portato buoni risultati, soprattutto in Liguria, nelle Marche ed in Puglia dove risulta essere il secondo partito più votato.
Altro dato inconfutabile è l’arretramento del Partito Democratico, che perde consensi un po’ ovunque e soprattutto nelle cosiddette Regioni rosse, Toscana, Umbria e Marche su tutte; l’effetto traino di Matteo Renzi appare già sfumato, le lotte intestine tra le varie anime, tra rottamatori e rottamati sta lacerando il partito, allontanando così il proprio elettorato; le sconfitte della Moretti in Veneto e della Patia in Liguria, donne ascritte all’area politica renziana, sono un segno evidente di questa debacle e la sola vittoria di De Luca in Campania, strappandola al centrodestra, non può, da sola far vedere il bicchiere mezzo pieno.
Un altro dato certo è che il centrodestra unito, con un candidato credibile e con un programma giusto può avere ottime opportunità di diventare un avversario forte per battere il centrosinistra. Forza Italia, senza il carisma del suo leader Silvio Berlusconi, è poca cosa, le continue lotte intestine ne hanno minato potenza elettorale e credibilità; per loro servirebbe un bel bagno d’umiltà ed un pronto rinnovvamento, partendo proprio dalla base. Non a caso la vittoria in Liguria di Giovanni Toti, uomo di Forza Italia, è il risultato della compattezza di tutto il centrodestra, dalla Lega a Fratelli d’Italia, passando per Forza Italia e partiti centristi.
Ultimo dato evidente: spesso la forza degli uomini candidati va oltre il partito stesso: è il caso di Zaia in Veneto, di De Luca in Campania e di Emiliano in Puglia; non sono candidati calati dall’alto dalle segreterie di partito, hanno un ben profondo radicamento nel territorio, hanno carisma, sono riconosciuti validi dal loro elettorato e sono loro ad aver trascinato le proprie coalizioni alla vittoria elettorale.
Ora starà ad ogni partito fare le dovute considerazioni, al di là delle dichiarazioni di rito, e fare le opportune verifiche per riavvicinare il proprio elettorato deluso, magari cambiando strategie, magari proponendo nuove personalità o nuovi programmi, magari rendendo più incisiva la propria azione politica o semplicemente, trovando la quadra all’interno del proprio partito o all’interno della loro coalizione, sotterrando veleni ed asce di guerra.



Commenti
Posta un commento