LE PAGELLE POLITICHE DELLE REGIONALI 2015
10 – Luca Zaia. Riconfermarsi Governatore è già di per se difficile, farlo poi, con questi numeri (oltre il 50%), sconfiggendo il pericolo Moretti, candidata PD e soprattutto l’incognita Flavio Tosi, ex Sindaco di Verona, ed ex uomo della Lega, lo stesso suo partito, è indice di grande forza politica. Invincibile.
9 – Giovanni Toti. Ieri era un giornalista Mediaset, improvvisamente diviene consigliere politico per Forza Italia, e da lì catapultato al Parlamento Europeo. Non contenti gli affibbiano questa grana: candidato Governatore in Liguria, terra notoriamente spostata a sinistra, e casa di Beppe Grillo. Lui da buon soldato, obbedisce, riesce a riunire tutto il centrodestra, Lega compresa, sotto un unico programma, approfitta della spaccatura in seno al PD e riesce a tingere di azzurro la rossa Regione. Coraggioso.
9 – Lega Nord. Era il partito federalista radicato al Nord, praticamente inesistente al Sud. L’ubriacatura del Governo nazionale ha fatto perdere la bussola a molti suoi dirigenti. Matteo Salvini è riuscito a ribaltare la situazione, ripartendo dalla base, riformando la dirigenza e puntando su slogan chiari ed efficaci, e i risultati gli hanno dato ragione. Resuscitata.
9 – Movimento 5 Stelle. Dopo l’exploit delle Nazionali di due anni fa, e la debacle delle Europee recenti, molti davano per finito l’esperimento grillino. Le Regionali hanno fatto capire che ci sono e sono ancora vivi, merito di un piccolo cambiamento: meno Grillo e Casaleggio, meno slogan urlati e più candidati credibili. In Liguria, Marche e Puglia risulta il secondo partito più votato. Geniali.
8 – Claudio Borghi. Candidarsi Governatore in Toscana, regione rossa per antonomasia, terra del premier Renzi, contro un partito forte lì, come il PD e sotto i vessilli della Lega è praticamente un suicidio, se poi, ti presenti anche solo contro tutti. Lui, con la forza delle idee e con un progetto credibile, ottiene il 20% e quasi rischia di portare il Governatore uscente al ballottaggio. Temerario.
8 – Claudio Ricci. L’ex Sindaco di Assisi, silenziosamente si è tolto una bella soddisfazione: un testa a testa con la Presidente uscente Catiuscia Marini, PD, in Umbria, altra roccaforte rossa. Il 39,3% dei voti non gli è bastato contro il 42,8 della Marini, ma la soddisfazione è grande. Eroico.
8 – Vincenzo De Luca. L’ex Sindaco di Salerno si è candidato contro tutto e tutti. Ha trascinato il suo partito a sposare la sua candidatura, ha convinto Renzi ad accettarla, non trovando uomo migliore da contrapporgli, e a dispetto dei Santi e della Bindi, “l’impresentabile” De Luca riesce a sconfiggere il Governatore uscente Caldoro, del centrodestra, in attesa degli esiti della legge Severino. Testardo.
7 – Michele Emiliano. All’ex Sindaco di Bari piace vincere facile. Dopo dieci anni di Vendola e di governo di centrosinistra, la strada era già spianata, il carisma e la dialettica non gli mancano e dieci anni da Sindaco sono un bel biglietto da visita per convincere l’elettorato. Il fatto di non essere troppo legato all’ala renziana né alle tante, troppe anime che vivono all’interno del suo partito, ha agevolato la sua candidatura; poi il masochismo del centrodestra che si spacca e propone due candidati ha fatto il resto, e la sua vittoria non è stata una sorpresa. Insuperabile.
7 – Antonella Laricchia, Gianni Maggi. Entrambi candidati per il M5S, lei in Puglia, lui nelle Marche, hanno saputo approfittare degli errori dei loro avversari e sono riusciti a finire secondi. Sognare la vittoria finale era utopia, riuscire ad emergere tra candidati più forti era il loro obiettivo. Sognatori.
6 – Forza Italia, Partito Democratico. Una sufficienza stiracchiata per i due partiti. Partivano con 5 Regioni a 2 per il centrosinistra, finiscono con 5 Regioni a 2 per il centrosinistra. In mezzo una serie infinita di problemi: circa 2 milioni di elettori persi per strada dal PD, la Lega che supera F.I praticamente ovunque, errori nelle candidature di Paita in Liguria e Moretti in Veneto per il PD, di Spacca nelle Marche per F.I., masochismo puro del centrodestra in Puglia, che si spacca su due candidati, masochismo in seno al PD in Campania sulla candidatura di De Luca. Strappare una Regione all’avversario è stato il minimo ottenuto. Rimandati.
5 – Paita, Moretti. Dovevano rappresentare il nuovo che avanza, avevano il favore del Premier Renzi e hanno ottenuto risultati imbarazzanti. La Paita ha perso in Liguria, dove la sinistra governava da tempo immemorabile, ma ha la scusante della spaccatura del proprio partito, con un candidato civatiano a portarle via voti; la Moretti ha perso in Veneto, terra leghista, ma poteva giocarsi meglio la carta Tosi che aveva indebolito la Lega, con la sua fuoriuscita. Bocciate.
4 – Gian Mario Spacca. Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Andreotti, ecco il suo tempo si è fermato al secondo mandato. Ha provato il terzo tempo candidandosi con il centrodestra, dopo dieci anni da Governatore con il centrosinistra, ma il popolo non lo ha apprezzato ed è finito quarto nella corsa alla Regione Marche. Illuso.
4 – Flavio Tosi. Da ex Sindaco di Verona, ha pensato di fare il salto di qualità proponendosi per un palcoscenico più importante, ma non ha fatto i conti con Zaia e la sua voglia di correre per il secondo mandato in Veneto; e così non solo non riesce a puntare seriamente alla vittoria, ma non ruba neanche voti al suo ex partito. Eclissato.
4 – Il centrodestra in Puglia. In Puglia si combina il più grande psicodramma elettorale: Fitto candida Francesco Schittulli per Forza Italia, ma il partito non accetta e, in corsa, opta per l’ex Sindaco di Lecce, nonché ex Parlamentare, Adriana Poli Bortone, iscritta a Fratelli d’Italia, che accetta senza interpellare il proprio partito di riferimento. F.I. si spacca e Fitto abbandona il suo partito, mentre Fratelli d’Italia, non accettando il metodo della scelta, abbandona Adriana al proprio destino e sposa la causa Schittulli. Risultato: una sonora sconfitta per tutti, la lista civica fittiana che non riesce a superare F.I., e resa dei conti prossima all’arrivo. Fratelli cortelli.


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