L’AVVOCATO GAETANO TASCA AFFRONTA IL TEMA: “POTERE: QUANTI NE ABUSANO”
A Cori, in provincia di Latina, è andata in scena, a fine agosto, la settima edizione di “Frammenti d’attualità“, una rassegna culturale in cui una piece teatrale anticipa un dibattito che affronta temi del quotidiano.
Una manifestazione particolare, questa, organizzata dall’Associazione Culturale “Il Buonumore“, con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Latina, del Comune di Cori, della Camera di Commercio di Latina, della “XIII Comunità Montana Monti Lepini”, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e che ha visto, quest’anno, il giornalista Michele Cucuzza nelle vesti di moderatore delle tre serate a tema.
Nella prima serata è andata in scena la piece teatrale “L’aumento“, atto unico di Dino Buzzati per la regia di Paolo Gatti che ne è stato anche l’interprete con Alessandra Cosimato, Davide Grillo e Mariano Riccio. A seguire si è aperta una tavola rotonda sul tema “Potere: quanti ne abusano?” alla quale ha partecipato, tra i tanti, il noto giurista Gaetano Tasca, uno dei maggiori esperti di diritto societario, autore, con Michele Vietti, del testo “Abuso di diritto e di potere” (Luiss Press).
Una partecipazione, quella dell’Avvocato Tasca, a questa manifestazione, che lo ha molto appassionato: “Ho partecipato con molto piacere e con interesse alla manifestazione di Cori: Frammenti di Attualità. Tal genere di manifestazioni sono importantissime, oggi, in un contesto di formazione del pensiero alterato da talk show e social network, in cui contenuti culturali qualificanti vengono trattati superficialmente, piegati ad esigenze di comunicazione ed a logiche relazionali, avulse dal dato assiologico e valoriale che spesso i temi intrinsecamente hanno, come è stato proprio nel caso della manifestazione di Cori“.
Ed è ciò il primo aspetto importante di questa tre giorni di Cori: dare spazio alla cultura, attraverso una rappresentazione teatrale, legata comunque, ad un tema che è attinente alla nostra quotidianità, e dallo spettacolo prendere poi, spunto per dar vita ad un dibattito approfondito e di qualità, affinché l’emozione del teatro possa trascendere in una riflessione attenta ed equilibrata su questioni contingenti e che ci riguardano da vicino.
Tutto ciò proprio in un periodo in cui la cultura ed il dibattito sembrano trovare sempre meno spazio all’interno della nostra società, con i mass media sempre più soggetti a molteplici interessi da perseguire e con una realtà che troppo spesso velocemente fagocita tutto, lasciando sempre meno spazio alla utile e proficua riflessione su quei temi contingenti che dovrebbero in qualche modo, riguardarci da vicino.
L’Avvocato Gaetano Tasca, uno tra i massimi esperti di diritto societario, con l’interessante testo, scritto a quattro mani insieme all’On. Michele Vietti, ‘Abuso di diritto e di potere’, ha voluto approfondire proprio la ricerca sul fenomeno dell’abuso, sia nel diritto che nell’uso del potere, attraverso il concetto chiave di ‘limite’, che, non tanto dal punto di vista giuridico, ma soprattutto in quello politico, etico e filosofico diviene l’ago della bilancia tra libertà, indipendenza e forza da un lato, e diritto/potere e abuso dall’altro.
Una ricerca, questa effettuata dagli autori, che passa attraverso una analisi storica ed evolutiva del concetto di abuso, dalle sue origini latine e romane sino alla sua evoluzione nell’età moderna, con tutte quelle implicazioni nell’elaborazione del diritto soggettivo e del concetto di potere, con le loro proiezioni, poi, nei campi civilistici e tributari.
Affrontando, con l’Avv. Tasca, una disamina sulla contingente situazione italiana, si può rilevare che “la situazione italiana è complessa“.
Infatti “gli elementi tecnici – prosegue l’Avvocato – attraverso i quali gli abusi si alimentano, tanto che si tratti dell’abusare di diritti da parte dei cittadini, tanto che si tratti di abusi da parte di soggetti che esercitano il potere, si collocano in un terreno culturale di latinità astuta e di metodiche prevaricazioni, proporzionali e simmetriche a tutti i livelli sociali, professionali, amministrativi ed imprenditoriali, nessuno escluso“.
È quindi, proprio nel nostro DNA di società, nella nostra cultura che si annida questo pericoloso virus: siamo noi, come società che tentiamo continuamente, attraverso furberie, artifici e astuzie, di violentare il diritto, per renderlo più favorevole ai nostri scopi. E quindi, andrebbe compiuta una vera e propria rivoluzione copernicana, non solo cercando di modificare leggi esistenti, non solo creando leggi ad hoc o inasprendo le medesime, ma soprattutto, dobbiamo rivoluzionare la nostra personale cultura del diritto, modificando geneticamente ciò che siamo per migliorarci come cittadini, come imprenditori e lavoratori, e come rappresentanti dello Stato.
E su quali riforme andrebbero attuate con urgenza per migliorare tale situazione critica, l’Avvocato Tasca afferma che “la risposta dovrebbe essere assai articolata e precisa, per poter soddisfare la serietà del tema posto“.
“È vero – prosegue – che esiste una over regulation che discende da infinite fonti, non ultime quelle Europee, è vero che il già antico ed irrisolto problema dell’incertezza del diritto va sempre più aggravandosi ed è vero che i procedimenti per la loro complessità rendono pachidermica e spesso fuori asse la risposta di giustizia. La soluzione a tutto ciò dovrebbe essere, soltanto, l’abbandono di una metodologia processuale analogica ed archeologica e l’adozione di contestualità tecnologiche, digitali, informatiche, che proiettino su nuove piattaforme il confronto processuale e l’applicazione delle regole sostanziali“.
Una riforma che modernizzi veramente la giustizia e non la ingolfi con nuovi ordinamenti, rendendola così, ancora più lenta ed inefficace, dovrebbe essere la spinta propulsiva affinché anche la nostra genetica della cultura del diritto si modifichi veramente, nel rispetto di ciò che è lecito e nel non forzare i limiti del diritto, cercando quelle scorciatoie, escamotage ed artifici per trarne solo un proprio personale vantaggio; solo così si potrà scongiurare ciò che profetizzava Solone, quando affermò che “la giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi“.




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