IL KIWI SI È COMPRATO L’ISOLA DALLA SPIAGGIA ROSA
C’è un isola che è da sogno con la sua inconfondibile spiaggia rosa, è in Italia ma non è più italiana. Stiamo parlando dell’Isola di Budelli, costa nord della Sardegna, tra le bocche di Bonifacio e l’arcipelago della Maddalena: un vero angolo di paradiso terrestre che lo Stato ignavo, ha abbandonato al proprio destino.
L’Isola di Budelli apparteneva ad una società immobiliare svizzera con sede nel milanese; tale società è fallita ed il bene in suo possesso, come altri, sono finiti all’incanto nelle aste dei tribunali fallimentari. Lo Stato italiano, attraverso l’Ente Parco della Maddalena, ha da sempre posto vincoli stringenti su quell’angolo di rara bellezza, proprio per tutelarlo e preservarlo dalla mano dell’uomo e dalle sue follie; una sola persona vi ci abita, il custode, e può essere visitata solo sotto stretta sorveglianza.
Quando la società immobiliare proprietaria dell isola sarda è fallita, per lo Stato italiano poteva essere la ghiotta occasione per riportare il prezioso bene tra le proprietà statali. Appunto poteva, ma così non è stato. Stiamo parlando del 2013, periodo in cui governavano i tecnici in Italia, sotto la magistrale guida del Professor Monti, e c’era anche un altro bene da salvare dal fallimento: il Monte dei Paschi di Siena; la banca ha avuto da sempre una gestione autoreferenziale e approssimativa, in cui politica, affari ed interessi di pochi grandi centri di potere economico connivevano e banchettavano sulle spalle di ignari correntisti e azionisti, con la nostra Banca Centrale che scimmiottava le famosissime tre scimmiette: non vedo, non sento e non parlo, questo finché non è intervenuta la magistratura.
Quindi tra i due beni posti sotto fallimento si è provveduto a salvare la Banca abbandonando al suo destino l’Isola di Budelli.
Eppure non si trattava di cifre impossibili: poco meno di 3 milioni di euro e l’isola tornava di proprietà italiana. Ma questa è la visione sull’importanza dei beni pubblici, così astrusa e spesso contorta di chi ci governa. Il ministro Clini dichiarava l’impegno del governo per riportare l’isola nelle mani dello Stato italiano, impegno vuoto e vano, visto che una legge di stabilità con i suoi vincoli impediva all’Ente Parco, alla Regione e a chi volete voi di partecipare all’asta per acquisirla. Lo scoramento del Presidente dell’Ente Parco, Giuseppe Bonanno, si leggeva nelle sue dichiarazioni: “Nel corso dei mesi abbiamo provato a verificare tutte le possibilità giuridicamente percorribili per acquisire al patrimonio pubblico un bene ambientale che giudichiamo inestimabile” ma “la legge distabilità 2013 lo ha impedito“.
E così l’Isola di Budelli passa nelle private mani di Michael Harte, facoltoso uomo di origine neozelandese che ha vinto l’asta bandita dal Tribunale di Tempio Pausania.
Ad onor del vero, l’Ente Parco le ha tentate tutte pur di acquisire l’isola, trascinando il magnate neozelandese in una lunga ed estenuante battaglia giudiziaria, durata quasi due anni. Infatti, rivolgendosi al Tar, l’Ente Parco voleva vantare un diritto di prelazione sul bene posto sotto fallimento; un diritto che il Tribunale della Sardegna gli aveva riconosciuto ma che il Consiglio di Stato ha, invece, negato con la sentenza n. 1854: infatti per vantare tale diritto, l’Ente Parco della Maddalena doveva predisporre un piano di tutela, che purtroppo giace invano, alla Regione Sardegna, in attesa di approvazione.
Quindi senza tale piano, l’Ente Parco non può garantirsi tale diritto di prelazione, e a nulla valse, anche la successiva legge di stabilità, varata dal Governo Letta, che pareggiò l’offerta del magnate, sperando così, di ottenere la giurisdizione dell’isola, da parte dell’Ente Parco.
Oggi, gli strascichi giudiziari sono finalmente chiusi ed il magnate Harte può di diritto sentirsi proprietario dell’isola dalla spieggia rosa. C’è chi non si straccia le vesti per questo brutto pasticcio, come il sindaco di La Maddalena, Angelo Comiti, che dichiarava all’Ansa come “l’isola di Budelli è di proprietà privata dalla metà dell’Ottocento, per questo non sono preoccupato, anzi. La tutela dell’isola di Budelli sta nei vincoli che la proteggono, che permangono a prescindere dalla proprietà. Quel che certo è che le risorse del privato sono sicuramente più veloci di quelle degli Enti pubblici“; o il Deputato PD Michele Anzaldi che ricorda come la Commissione ambiente della Camera aveva già manifestato parere negativo all’acquisto di Budelli. E c’è chi non si arrende, come il Presidente dell’Ente Parco, che potrebbe rivolgersi alla magistratura europea, o come l’ex Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, che è promotore di una petizione per salvare Budelli dalle mani del privato, oppure, come il parlamentare Mauro Pili che ha issato sull’isola la bandiera dei quattro mori, affinché nulla resti di intentato per riportare l’isola in mani sarde.
Quello che si può notare in questa triste vicenda è l’ignavia dello Stato che non ha idea di come si possa gestire un bene di grande rilevanza, neanche quando le fortune te lo quasi regalano; si può notare l’ignavia della politica che sceglie di non decidere, perdendo tempo, e poi, quando lo fa, lo fa senza il supporto del diritto, perdendo battaglie legali; quello che si può notare è l’ottusità di una politica, nazionale come locale, che si dimentica in un cassetto un piano di tutela da approvare, utile all’Ente Parco per vincere la sua personale battaglia.
Ed ora finalmente, l’Isola di Budelli, quel magico paradiso naturale, dopo due anni di puro immobilismo, può tornare a sorridere, perché ha un proprietario vero, che non risponde agli interressi della politica, né a quelle quelle regole della burocrazia, così articolate da far perdere solo tempo prezioso; il magnate Michael Harte, il kiwi venuto dalla Nuova Zelanda ha grandi progetti, resi noti sin dal 2013, quando sbarcò sull’Isola e decise di partecipare all’asta fallimentare per acquisirla: “Il mio sogno – disse – si chiama blue economy ed è quello di creare un laboratorio all’aria aperta che attiri studiosi da tutto il mondo. Sarà anche una bella occasione economica per tutta la Sardegna“.
Non parla di sviluppo del turismo di massa, di cementificazione o di costruire mega resort o mega alberghi in questo angolo di paradiso, e non lo potrebbe fare visti i vincoli stringenti che lo tutelano, ma parla di riqualificazione e rinaturalizzazione di un territorio che ha vissuto l’abbandono forzato dell’uomo in questi due anni, per farlo tornare a splendere come una volta, valorizzandolo e facendolo conoscere in tutto il mondo come un vero laboratorio naturale, senza troppe scartoffie, timbri e passamano così inutili e spesso dannosi. E forse, è proprio questa la fortuna dell’Isola di Budelli, pronta a vivere una nuova vita nelle mani del kiwi Michael Harte.





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