QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DER SINDACO MARINO


Lunedì 12 ottobre Ignazio Marino ha formalmente presentato alla Presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio, le proprie dimissioni, e, a meno di clamorosi colpi di scena, al momento non ipotizzabili, Marino non sarà più il Sindaco di Roma.
Finalmente, diranno in molti, sia tra le fila degli oppositori più accaniti, sia all’interno del PD, il partito dello stesso ex Sindaco romano.


Roma, la Città Eterna, ha forse vissuto il suo momento storico e politico più basso, tenuta in scacco da incapacità gestionali, giochi di potere e scandali che da troppo tempo si tentava di nascondere, come la polvere, sotto il tappeto.
Ad onor del vero, si dovrebbe dare atto ad Ignazio Marino di averle tentate tutte pur di restare in sella, così come è acclarato, allo stato attuale, che nessuno scandalo che ha sconvolto Roma e coinvolto lo stesso suo partito, il PD, ha sfiorato l’ormai ex Sindaco.
Ignazio Marino è scivolato sulle troppe bucce di banana, che incautamente ha lasciato lui stesso in giro; troppi errori veniali, troppe mancanze gestionali, troppe assenze ingiustificate, poco coraggio nell’agire, lo hanno via via indebolito, mentre il popolo romano pian piano si stava stancando di lui, ed il suo partito, invece di proteggerlo e difenderlo, ha preferito abbandonarlo al proprio infausto destino.
Si è presentato come un alieno calato su Roma per risvegliarla dopo il periodo buio della gestione capitolina di Alemanno; ha vinto le primarie piddine e si è presentato agli elettori come l’uomo nuovo pronto a modificare geneticamente il sistema politico della Capitale, moralizzandolo; ha vinto le elezioni amministrative, che hanno visto l’affluenza più bassa degli ultimi trent’anni e da marziano ha iniziato il suo cammino di cambiamento.
Nel frattempo, scoppia lo scandalo di Mafia Capitale, in cui tale Buzzi, uomo delle cooperative, faceva affari da decenni con la sinistra e la destra, tra scambi di favori, tangenti, ed una serie di reati, su cui la magistratura ancora sta indagando. Tale Buzzi aveva sfruttato l’amicizia con Odevaine, capo di gabinetto del Sindaco Veltroni, aveva sfruttato le sue conoscenze interne al PD romano, i suoi contatti politici influenti per arricchirsi alle spalle dell’amministrazione capitolina e non solo; poi, ci aggiungiamo un rigurgito di ciò che restava della Banda della Magliana, tale Massimo Carminati, ed il gioco era fatto. Affari consistenti per tutti, politici capitolini a libro paga in cambio poi, di favori, campagne elettorali pagate sia a destra che a sinistra, perché non si sa mai poi, chi vince.
Il PD ha giocato d’astuzia: Marino, il nuovo Sindaco, veniva fuori dai circoli romani piddini, e quindi, è considerato uomo nuovo ed immacolato; inoltre, è un riconosciuto professore chirurgo, persino con una esperienza accademica americana. La persona giusta al posto giusto, forse. Inoltre, il suo partito ha commissariato tutti i circoli romani, in una sorta di repulisti generale, per dare una forte immagine di rinnovamento e cambiamento; terzo, hanno scaricato tutte le colpe sulla precedente giunta Alemanno, anch’essa coinvolta, comunque, come se fossero loro gli artefici unici degli scandali romani, dimenticandosi e facendo dimenticare all’opinione pubblica che il signor Buzzi, con le sue cooperative, faceva affari con l’Amministrazione Capitolina, già dagli anni ’90, e che Roma, salvo i cinque anni di gestione Alemanno, è sempre stata amministrata da giunte a guida centrosinistra.
In questi due anni di amministrazione a guida Marino, abbiamo visto emergere tutti i problemi che Roma Capitale, da anni tentava di nascondere: traffico caotico, cattiva gestione della pulizia delle strade e dei parchi, sporcizia che emerge dappertutto, malaffare, con un ininterrotto sistema che legava a doppio filo i soliti noti imprenditori ad amministratori locali, nella gestione degli appalti pubblici.
Un malaffare, questo, una cattiva gestione del servizio pubblico che da anni stava mettendo in ginocchio la Capitale d’Italia, e che, sotto l’Amministrazione Marino, è esplosa con fragore, nonostante i buoni propositi moraleggianti del Sindaco “alieno”. E forse, proprio questo è il problema più grave del Sindaco Marino: essersi presentato quasi calato dall’alto, poco legato all’ambiente romano, quasi marziano nel contesto della Capitale; una immagine che, sempre più, ha scollato la cittadinanza attiva e passiva romana dalla sua Amministrazione, e ha fatto calare l’indice di gradimento del Sindaco tra i romani. Un calo vertiginiso a cui hanno contribuito, non solo gli svarioni, gli errori accidentali e le disattenzioni del Sindaco stesso, ma soprattutto, lo scoppio dell’affaire Mafia Capitale, che gli ha dimezzato, via via, mezzo Consiglio Comunale, gettando una fosca luce su Roma e sul PD stesso, e l’abbandono forzato compiuto dal PD romano, commissariato, nei suoi confronti, impegnato in quel repulisti generale pur di lucidare la propria immagine e rinsaldare il rapporto di fiducia tra il partito ed i suoi elettori.
Due anni di Ignazio Marino, trascorsi tra il tragico ed il comico. Si è iniziato con “team building”, nel luglio 2013, presso un Hotel di Tivoli Terme, dove si sono riuniti assessori e consiglieri di maggioranza, per creare uno spirito di squadra, un affiatamento utile, si sperava, a cementare una coalizione che doveva reggere ed affrontare il peso dei molteplici problemi in cui era invischiata la Città Eterna; questo finché la Magistratura non ha via via, smantellato il gruppo consiliare, tra arresti ed indagini, per l’affaire Mafia Capitale.
Dal team building di Tivoli, si è passati alle promesse moraleggianti del neo Sindaco, che il 22 agosto affermava: “A casa a mezzanotte, niente mondanità, sveglia alle sei del mattino. Amministriamo bilanci miliardari e responsabilità enormi, e ho solo 7 giorni di ferie. 4.500 euro al mese sono pochi, prima o poi bisognerà riequilibrare“.
Non sappiamo ancora, per lo meno, se ha riequilibrato il salario da Sindaco, quello che è certo è che le sue “ferie” sono state più di sette giorni l’anno; ed il calcolo non è stato fatto da quei cattivi dei grillini, assisi nell’Aula Consiliare, nè dalla brutta e becera opposizione, ma dal suo collega di partito, il deputato PD Michele Anzaldi, che facendo i conti in tasca al Sindaco di Roma, ha calcolato che, in questi due anni di amministrazione, Marino ha beneficiato di una vacanza ogni 48 giorni lavorativi, tra viaggi istituzionali e privati.
Il 27 febbraio 2014 il Sindaco di Roma affermava di non poter “cambiare le cose in soli 5 mesi: non sono il Mago Zurlì“; e, in effetti, le cose non sono state cambiate in cinque mesi, ma neanche in due anni di amministrazione. Nessuno chiedeva un miracolo ad Ignazio Marino, ma certamente abbozzare qualche soluzione ad un problema, almeno, tra i molteplici che affliggono Roma, certamente era indice di buona volontà di cambiamento rispetto alle precedenti Amministrazioni.
E, invece, da lì a poco, scoppia lo scandalo “Panda-gate”, la famossissima Panda rossa di proprietà della famiglia Marino, che entra ed esce dalla ZTL senza permessi, senza pagare le relative multe e soprattutto parcheggiata in zone vietate. Marino, così, viene distratto dai problemi romani, per dedicarsi alla sua difesa, in un infuocato Consiglio comunale, nel lontano 14 novembre 2014, in cui affermò che la famossissima macchina rossa era autorizzata ad entrare in zona ZTL, anche se qualcuno aveva manomesso il sistema informatico che gestisce i permessi, per far sparire quella autorizzazione (e ci mancavano solo i servizi segreti deviati a mettere in cattiva luce il Sindaco de Roma); inoltre, affermò che “l’auto è sempre stata autorizzata a circolare, e per questo le famose multe sono state annullate, ma ci metto la faccia e le ho pagate anche se non dovevo“, buono lui, a pagare ciò che non è dovuto, ma questo sarà un lieto ritornello della sua breve carriera da Sindaco. Sulle multe per divieto di sosta, invece, disse di assumersi “la responsabilità e chiedo scusa a romane e romani. Ma non ci sono dimissioni o elezioni in vista. Andiamo avanti, in modo convinto e deciso“.
Peccato che, nel mentre, monta il caso Mafia Capitale, che distoglie, nuovamente, l’attenzione di Ignazio Marino dai suoi doveri amministrativi, anche in questo caso, per difendersi da accuse pesanti. Ben inteso, nessun magistrato ha rivolto accuse ad Ignazio Marino, ne egli è coinvolto in qualche modo in questo losco affare, ma certamente la sua immagine è minata; dichiara nel dicembre 2014, durante una intervista rilasciata a Lilli Gruber, a Otto e mezzo, su La 7, di non aver “mai avuto sospetti su Salvatore Buzzi. Con lui non ho mai avuto conversazioni“. Peccato che poi, spuntano foto che ritraggono Marino in compagnia di Buzzi, l’uomo che la Procura di Roma ha indicato come uno dei capi di Mafia Capitale. E ad Ignazio Marino non resta che difendere la propria onorabilità, giustificando quelle foto come una visita che fece alla Cooperativa 29 Giugno, durante la sua campagna elettorale, affermando con forza di non aver mai avuto contatti di lavoro con lui.
Così Ignazio Marino, da buon alieno, sembra apparire e scomparire dai radar dell’Amministrazione comunale: c’è ma non si vede e quando scoppia un caos, magicamente lui è fuori Roma, per un viaggio istituzionale o di piacere. A dicembre 2014 Roma venne paralizzata dallo sciopero bianco dei vigili urbani? Il Sindaco Marino, è in America, in vacanza privata; nel maggio del 2015, un violento nubifragio paralizzò Roma? Il Sindaco alieno è, di nuovo, in America per un viaggio istituzionale. E fanno tenerezza, a confronto, le immagini del povero Sindaco Alemanno intento a spalare quei pochi centimetri di neve, che imbiancarono e paralizzarono la Capitale d’Italia nel lontano 2012. Nel giugno del 2015, la Procura di Roma, sulla scorta delle indagini per l’affaire Mafia Capitale, esegue una nuova retata tra i consiglieri comunali, tale da far mancare il numero legale, facendo così, saltare l’Assemblea capitolina, mentre il Sindaco Marino, sembra non essere per nulla preoccupato da tale sisma politico che fa tremare i Palazzi del potere: “Ero impegnato con la presidenta del Cile Michelle Bachelet e con gli Inti Illimani a cantare “El pueblo unido jamás será vencido“, si giustifica lui al Fatto Quotidiano. Lui canta mentre la Procura di Roma fa tintinnare le manette.
Nell’agosto 2015 va in scena lo show dei funerali del patriarca dei Casamonica, in stile, diciamo, folcloristico, con suv a far da corteo, con cavalli neri a trascinare la carrozza che trasportava il feretro, mentre un elicottero, da nessuno autorizzato, sorvolava i cieli di Roma, lanciando petali di fiori. Ed il Sindaco di Roma dov’era? Ai Caraibi, in vacanza privata, e da lì ha atteso il giudizio del Consiglio dei Ministri che doveva pronunciarsi sullo scioglimento per Mafia del Comune di Roma ed Ostia. Ad Ostia viene sciolta l’Amministrazione comunale, Roma, si salva, anche se il Governo decide di dare maggiori poteri al Prefetto Grabrielli, quasi a fare da tutor all’alieno Marino. Il Sindaco continua le sue vacanze, mentre il povero Prefetto al termine della prima riunione operativa per organizzare il Giubileo, il 31 agosto 2015, lancia la sua prima stoccata: “Se sento il sindaco Marino? Certo, tra un’immersione e l’altra..
Marino, l’alieno, non solo ha perso la fiducia del suo stesso partito, con il Commissiario Orfini che spesso si lancia in interviste per rimarcare la distanza siderale tra il PD romano ed il suo Sindaco, ma anche quello del PD nazionale, con Renzi, che è deciso a mollare al suo destino l’alieno Marino.
A fine settembre il Santo Padre è in visita in America, e partecipa all’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia. Il Sindaco Marino, si infila la fascia tricolore e vola in America per portare un saluto a Papa Francesco. Il Santo Padre non prende bene questa sua improvvisa visita non ufficiale e lo fa sapere a chiare lettere durante una conferenza stampa: “Io non ho invitato il Sindaco Marino. Chiaro?… Io non l’ho fatto. L’ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro lo hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. Chiaro eh..“. Più chiaro di così…
L’alieno Marino scivola sulla sua buccia di banana, di nuovo. Tenta di giustificarsi dicendo di essere stato invitato “dal sindaco di Filadelfia e dal vescovo a giugno. Vennero a chiederci la nostra esperienza nell’organizzazione dei grandi eventi“, afferma in un video messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, e ringrazia il Sindaco di Filadelfia e la Temple University per avere coperto i costi della trasferta, sperando di placare così, le feroci polemiche scatenate sul suo ennesimo viaggio americano.
Ma le polemiche continuano ad ardere, riprendendo vigore dopo una finta intervista fatta dal programma La Zanzara, su Radio 24, a Monsignor Paglia, credendo quest’ultimo di conversare al telefono con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, afferma che “nessuno lo ha invitato ufficialmente, il Papa era furibondo. Il problema ora è la fiducia in Marino in vista del Giubileo. Marino a Philadelphia ha insistito per vedere e rivedere, e questo ha fatto scocciare tremendamente il Papa. Marino era con la fascia, l’unico, lì davanti… ha fatto veramente una figura da bischero..
All’alieno Marino non resta che prendere botta e tacere sull’argomento, visto che non aveva altri appigli a cui aggrapparsi, se non ostentare quella sua innata sicurezza nelle sue capacità amministrative. E lo fa a Piazzapulita, il programma di La 7, in cui dice: “Ho sempre detto che farò il Sindaco fino al 2023. Dopo non voglio sapere più nulla di tutto ciò che ha a che fare con la politica“. Erano gli inizi di ottobre, poco prima che un nuovo attacco, quello letale, non annienta l’alieno Marino. Un attacco lanciato da quei cattivelli del Movimento Cinque Stelle assisi in Consiglio, che chiedono a gran voce e con clamore il conto delle spese di rappresentanza affrontate da Marino Sindaco, con la carta di credito del Comune. È l’inizio della fine. Gli scontrini parlano di cene in rinomati ristoranti, con conti salatissimi. L’alieno Marino, caduto sulla sua ennesima buccia di banana, tenta di giustificarsi, parlando di cene istituzionali, citando ora la Comunità di Sant’Egidio ora Sua Eccellenza Nguyen Hoang Long, ambasciatore del Vietnam. Ma piovono smentite da parte dei diretti interessati, mentre i ristoratori, interrogati sulle famossissime cene, ricordano solo la presenza di familiari, parenti ed amici del Sindaco.
Ad Ignazio Marino non basta più promettere di restituire i soldi spesi per queste cene; non gli resta che annunciare le proprie dimissioni, sperando in un salvataggio in extremis del suo Partito; ma quando tre assessori comunali annunciano le loro irrevocabili dimissioni, marcando l’assenza di fiducia nel Sindaco, quando cercando tra i pezzi dell’opposizione, sperando di trovare una nuova maggioranza a sostenerlo, scopre che nessuno è intenzionato a dare un appoggio al Sindaco dimissionario, quando vede che persino il suo stesso partito lo aveva abbandonato al suo destino, con l’intervista rilasciata dal commissario Orfini in cui dichiarava: “Ho fatto di tutto per aiutare il sindaco a migliorare la sua squadra e l’azione amministrativa. L’ho difeso quando era più difficile farlo, quando le sue scelte destavano sconcerto nei romani. Ho cercato di comprenderne la difficoltà e le debolezze. Ma non è bastato. Non è bastato perchè una infinita serie di errori hanno definitivamente compromesso autorevolezza e credibilità del sindaco verso la città“, per Marino è game over.
All’alieno Marino non restava che alzare bandiera bianca, accusando questa volta, i poteri forti di averlo cacciato per far tornare il vecchio sistema mafioso dentro il Campidoglio.
Ci sono venti giorni per ritirare le dimissioni, venti giorni che passeranno velocemente, senza troppi sussulti, dal momento che per Ignazio Marino il gioco da Sindaco della Città Eterna è finito. Forse così, libero da pressioni e impegni istituzionali ed amministrativi potrà finalmente, godersi le sue amate vacanze americane, senza che più nessuno possa disturbarlo perché Roma è in preda ad una emergenza oppure c’è una riunione organizzativa per l’imminente Giubileo. E, sicuramente, da Central Park, per l’alieno Marino sarà più facile immaginare di amministrare la Caput Mundi.




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