MARIANGELA D’ABBRACCIO È TERESA LA LADRA

Dicono che sono nata male, mezza asfissiata dal cordone ombelicale che mi si era arrotolato attorno al corpo come un serpente. Mia madre credeva che ero morta e mio padre stava per buttarmi nell’immondizia. Allora dicono che dalla mia bocca grande e nera è uscito un terribile grido rabbioso. E così hanno capito che ero viva, hanno tagliato quel serpente, mi hanno lavata e cacciata dentro un letto con gli altri miei sei fratellini“.

Questa è la storia di Teresa, una donna semplice, analfabeta, una a cui la vita della strada le ha insegnato tutto, una a cui il destino le ha spiegato sin da subito le difficoltà e le prove di resistenza a cui sarebbe stata sottoposta; ma Teresa è anche scaltra, furba, una ladra per necessità di sopravvivenza, una che ha vissuto una vita di stenti e di fatiche, in una Italia che godeva del boom economico, viveva i drammi della seconda guerra mondiale, la sua lenta ricostruzione.
Una storia che corre dagli anni 20 sino agli anni settanta, una storia vista, però con gli occhi, ingenui, degli ultimi, dei disperati, di coloro che vivono ai margini della società, di coloro a cui la fame non manca mai, ma il denaro si, e per questo si arrangiano come possono, con piccoli furti, con amori veloci e a pagamento, graffiando la vita affinché distilli un po’ di sangue benefico pure a loro, aggrappandosi ad essa per sopravvivere.

Storie di una ladra è un romanzo pubblicato negli anni settanta da Dacia Maraini, dopo una sua inchiesta sulle condizioni delle carceri femminili; un romanzo molto amato dallo stesso Pasolini, che agli ultimi, ai ragazzi di vita, aveva dedicato la sua ragione di scrivere. Ed oggi ha ripreso vita attraverso una piece teatrale: Teresa la ladra, andata in scena al Teatro Vittoria, in Roma.
Due ore di intenso spettacolo, grazie alla regia di Francesco Tavassi, incentrate sulla figura della protagonista, Teresa Numa: un lungo monologo di una donna che racconta la sua difficile esperienza di vita, diretto e schietto come lo sono le persone semplici, e per questo efficace, perché colpisce il pubblico, lo coinvolge, gli fa assaporare un pezzo di vita vera, quella lontana dai riflettori della fortuna, quella degli sventurati, che ogni giorno fanno a botte con la realtà per sopravvivere, ma non perdono mai quella gioia di vivere e quell’innocenza nei loro occhi.
Uno spettacolo curato dalla stessa Dacia Maraini, che ha ridotto il suo romanzo in una godibilissima piece, incentrando tutto sulla figura di Teresa, che racconta la sua storia, il suo dramma di vita, le sue vicende fatte di dolori, pianti, fugaci gioie, le sue buffe zingarate per sopravvivere ad una esistenza che l’ha posta ai margini della società.

Un adattamento, questo, quasi naturale, come ha affermato la stessa autrice del romanzo, poiché in esso era già presente la protagonista, la sua voce, la sua ironia, la sua ingenuità, la sua allegria, la sua intelligenza di analfabeta con un vissuto profondo. È bastato semplicemente ridurre il tutto ai tempi del teatro, senza dover mutare stile, linguaggi, azioni, senza dover alterare la storia narrata o il personaggio stesso.
Interessante è, poi, la scelta di creare un monologo in cui il parlato si mescola efficacemente con il cantato, per destare, così maggiore attenzione nel pubblico e coinvolgerlo pienamente nelle vicende rappresentate.
E questa è un’altra straordinaria novità presente nello spettacolo teatrale: la musica che diventa coprotagonista della scena, accompagnando Teresa nel suo racconto, sottolineando i momenti topici, alleggerendo o accentuando le vicende narrate.
Una musica originale creata da Sergio Cammariere su testi di Dacia Maraini, interpretata dal vivo dai musicisti di “Musica da ripostiglio”, che diviene strumento espressivo utile a completare il racconto picaresco di Teresa.
Una Teresa resa viva, intensa e credibile dalla straordinaria interpretazione di Mariangela D’Abbraccio, con la sua voce inconfondibile, aspra ma capace di piegarsi ai diversi registri vocali, così magnetica, brillante, carica di phatos, da sola riesce a reggere tutta la scena, trascinando il pubblico nelle disavventure della povera Teresa.

Infatti, tutto lo spettacolo ruota intorno alla protagonista, dalla scenografia ridotta ad una sorta di valigia dei ricordi, dalla quale escono oggetti e costumi utili a ricreare le scene del racconto, ai ritmi, quasi frenetici, con Mariangela D’Abbraccio che si muove continuamente sul palco, proprio per rappresentare quella che è la vera Teresa, una donna inquieta, randagia, in continuo movimento, in fuga da se stessa, dai suoi guai, dalla sua vita difficile.
E lo spettacolo così si scolora in una lieve e piacevole chiacchierata tra amici, che coinvolge l’ascoltatore, lo incuriosisce e lo prende per mano per condurlo nel mondo folle e zingaresco di Teresa, facendocela amare ancor di più per quella sua tenera ingenuità e quella sua voglia di combattere che vivono nel suo animo.


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