MATTEO RENZI, LA QUESTIONE MORALE E I DIS…GUIDI TECNICI

Matteo Renzi sta vivendo certamente il suo momento più critico da quando è giunto a Palazzo Chigi. Era partito con grande slancio, con idee innovative ed una gran voglia di svecchiare la brutta politica romana logorata da vent’anni di berlusconismo ed antiberlusconismo, impantanata in troppe promesse riformistiche annunciate e mai attuate veramente; aveva voglia di rottamare e, rischia, oggi, di essere già rottamato.

Sono molteplici i fattori che stanno innervosendo l’attuale Premier, non ultimo il caso che vede coinvolto Stefano Graziano, consigliere regionale e Presidente del PD campano, indagato con l’accusa di aver fatto favori al clan dei Casalesi.
Certamente non proprio un bel biglietto da visita per Renzi ed il suo PD in vista della difficile tornata elettorale di giugno, quando si voterà anche per il Comune di Napoli, ma non solo.
E sta salendo la tensione tra Renzi e la Magistratura, accusata dal Premier stesso di essere troppo spesso inconcludente, perché incapace di indagare con celerità e di arrivare subito a sentenza; e così essa, sempre secondo il Renzi pensiero, rischia di divenire una sorta di zavorra che affossa il lavoro degli uomini di buona volontà che vogliono far ripartire l’Italia.Rivendica il primato della politica, anche se non tocchiamo, in questo dibattito, le vette dello scontro dei tempi berlusconiani,
quando si gridava contro la magistratura politicizzata e le famose toghe rosse;
Renzi afferma che loro non sono “quelli del legittimo impedimento e della prescrizione”, chi sbaglia deve pagare ma vorrebbe essere lasciato libero di lavorare per il bene del Paese. Peccato che nell’affaire Expo sono spuntate pure le tangenti, ed il PD, insieme ad altri, è stato trovato con le mani nella marmellata; peccato che nell’affaire Mose, a Venezia, siano spuntate fuori tangenti, ed il PD, insieme ad altri, sia stato trovato con le mani nella marmellata; peccato che mezzo PD, in buona compagnia, comunque, si ritrova indagato per certi intrallazzi con Buzzi e Carminati, nell’affaire Mafia Capitale. E peccato che, quando scoppia lo scandalo di Banca Etruria, su cui la magistratura sta ancora indagando, troviamo, tra i tanti, il papà del Ministro Boschi. Lì difese la sua Ministro dagli attacchi politici e parlamentari, urlando ai quattro venti che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, e se con una mano ha protetto la sua fedele Ministro, con l’altra ha messo mano al sistema bancario varando un decreto salva banche, che forse riesce a salvare i banchieri ma non salvaguarda totalmente i piccoli risparmiatori ingannati dal sistema bancario.

E peccato che la magistratura ha pure scoperto il complesso sistema affaristico lucano che vede coinvolta la Total ed i suoi impianti estrattivi, una Regione, la Basilicata, piuttosto facile nel concedere permessi e troppo restia nelle verifiche, ed una Sindaco, troppo coinvolta nell’affaire petrolifero, tanto da impegnare tutta se stessa non per difendere il proprio territorio ed il benessere della sua comunità, quanto per ottenere maggiori vantaggi possibili, quasi trasformando il proprio Municipio in una sorta di ufficio di collocamento, per trovare lavoro ad amici e parenti. Poteva restare una storiaccia locale, che coinvolgeva il PD, comunque, se non spuntavano fuori certe intercettazioni telefoniche che vedevano coinvolti il Ministro Guidi ed il suo compagno Gemelli, imprenditore con troppi interessi nell’affaire petrolifero lucano.
Lui chiamava il Ministro Guidi e le chiedeva notizie in merito ai provvedimenti del Governo, spingeva per l’approvazione di leggi comunque utili ai propri interessi, magari chiedeva anche qualche favore, sfruttando le conoscenze del Ministro stesso. Uno scandalo che ha portato il Ministro Guidi a rassegnare immediate dimissioni, forse perché lei non era una fedele del cerchio magico fiorentino e quindi era sacrificabile, anche se nessuna accusa è stata mossa dalla magistratura alla Guidi, lei che nelle intercettazioni si lamentava con l’ex compagno perché la “trattava peggio di una sguattera del Guatemala”.
Renzi ci ha messo la faccia, ha difeso il decreto sblocca Italia, ha chiesto alla magistratura di indagare, ma in fretta, perché l’Italia deve ripartire e non si può fermare ad ogni piccola indagine.Ed ora, lo scandalo che coinvolge Stefano Graziano ed i suoi rapporti con il clan dei Casalesi, tra scambi di voto e favori. Ancora nessuna certezza, ancora nessuna condanna, ma se la senatrice Capacchione, del PD, una che le questioni campane le conosce bene, afferma che nel PD è assente la questione morale, e che a Renzi piace vincere facile, per cui un Graziano che porta in dote un bel mucchio di voti sicuri, va benissimo in lista, senza doversi chiedere la natura di quei voti, senza approfondire la qualità dei suoi contatti politici e territoriali, perché, è bene ricordarlo, il Governatore
De Luca ha battuto il candidato Caldoro di pochissimi voti e sarebbe curioso, oltre che opportuno, vedere se e da dove sono arrivati quei voti ed in cambio di cosa. Ma per Renzi, il problema non è il PD in certi suoi rappresentanti locali e non, che infangano il partito di cui è Presidente, per lui il problema è solamente la magistratura che indaga troppo lentamente e troppo lentamente va a sentenza.
Allora dovrebbe chiedersi, da Premier, che fine ha fatto la sua riforma sulla giustizia, e perché da più di un anno sosta bloccata in commissione al Senato, e, soprattutto, perché, se la ex-Cirielli era da tutto il PD bollata come legge vergogna, simbolo del nemico Berlusconi, ad oggi nessuno tra il Governo ed il Parlamento, ha sentito il prurito di metterci mano per eliminarla?


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