POSTE ITALIANE, QUATTRO FONDI IMMOBILIARI TRADISCONO I RISPARMIATORI
Si chiamano Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha, ma possono essere tradotti con una semplice parola: inganno.
Sono i fondi d’investimento immobiliare collocati tra il 2002 e il 2005, da diversi istituti, tra i quali le Poste Italiane, che ad oggi, presentano grosse difficoltà.
In sintesi, dovevano essere fondi sicuri perché investivano nel mattone, anche se ad alto rischio, e li hanno pure spacciati per investimenti tranquilli, a cui potevano accedere chiunque, visto che il prezzo della quota era di 2.500 euro, un prezzo accessibile a qualsiasi portafoglio.
In pratica i 4 fondi d’investimento hanno raccolto i capitali dei risparmiatori attraverso il collocamento delle quote, e con i soldi raccolti si sono acquistati degli immobili; poi questi potevano essere ristrutturati e messi in vendita ad un prezzo maggiore, oppure affittati e successivamente messi in vendita. I guadagni ottenuti dalle vendite dovevano aumentare il valore delle quote, ma se le vendite sono al ribasso, o non completate, ecco che il valore delle quote diminuisce, ed anche di parecchio.
Ora visto che il mercato immobiliare è praticamente fermo da decenni, visto che il valore degli immobili si è ridotto, e anche drasticamente, ecco che alla scadenza dei primi fondi, quello che appariva un triste presagio, è divenuto una tragica realtà: chi aveva investito 2500 euro per l’acquisto di una quota, oggi avrà in mano circa 390 euro, in pratica un vero bagno di sangue.
Ora, è abbastanza evidente che leggendo i prospetti informativi era ben chiaro il rischio d’investimento, ma è anche abbastanza chiaro che le Poste Italiane, collocando questi fondi in pratica li ha venduti ai suoi clienti, ossia per lo più pensionati, gente semplice, non certo esperti in materia d’investimenti, né giocatori di risiko finanziario, a cui hanno venduto un prodotto che presentava molti rischi, senza dargli tutte le opportune informazioni né presentargli tutte le difficoltà che tali fondi d’investimento avrebbero potuto incontrare in un mercato, quello immobiliare, che di per sé è molto contratto, vista la crisi economica e finanziaria in cui viviamo.
E immaginare gli sportellisti postali divenire fini broker finanziari è di per sé, con tutto il rispetto possibile, molto comico. Le Poste Italiane si sono lentamente trasformate in istituti finanziari, ma non hanno mai veramente acquisito tutte le competenze utili per svolgere tale compito e di errori, piccoli, medi e grandi sono sotto gli occhi di tutti.
Quel che resta chiaro è che neanche più il cosiddetto mattone è più sicuro, e che neanche delle Poste ci si può fidare fino in fondo.
È questa la tragedia kafkiania che stiamo vivendo: prima abbiamo perso progressivamente fiducia nelle nostre banche, ora pure nelle Poste.
Ricordiamoci quando le banche collocavano i titoli di società solide, come Parmalat o Cirio, giusto per citarne due casi eclatanti; li presentavano come fondi d’investimento sicuro e moltissimi sventurati, allettati da guadagni sicuri hanno buttato soldi e si sono ritrovati con carta straccia in mano. I soldi? Polverizzati, grazie a bilanci truccati di cui tutti sapevano ma di cui nessuno parlava apertamente.
Puntare sui fondi d’investimento derivati da titoli di Stato? Anche lì l’inganno fu impacchettato e consegnato a sventurati investitori: basterebbe ricordare i titoli dell’Argentina, ad esempio, bruciati in un sol colpo con il default dello Stato argentino.
Fidarsi delle banche e dei suoi bond? Beh visti gli scandali di Banca Etruria, della Cassa di Risparmio di Ferrara, di Banca delle Marche e della Cassa di Risparmio di Chieti praticamente fallite, visto il crack bancario di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, visto che Monte dei Paschi di Siena è in uno stato comatoso da tempo ma nessuno ha il coraggio di staccare la spina, la risposta appare fin
troppo semplice: non fidarsi mai fino in fondo del sorriso tranquillizzante del direttore di filiale, l’inganno può nascondersi dietro l’angolo, ed una firma messa a cuor leggero può condannarci a sicura perdita economica.
troppo semplice: non fidarsi mai fino in fondo del sorriso tranquillizzante del direttore di filiale, l’inganno può nascondersi dietro l’angolo, ed una firma messa a cuor leggero può condannarci a sicura perdita economica.
E visto che chi dovrebbe controllare, la Consob e la Banca d’Italia, ad esempio, spesso dormono sonni tranquilli, invece di vigilare attentamente, soprattutto perché viviamo in un sistema malato dove i controllati sono poi, gli stessi controllori, l’unica soluzione che tutti noi, ignoranti in materia finanziaria e d’investimento, abbiamo è forse quella del mattone, inteso come la classica mattonella di casa sotto cui nascondere i propri soldi; certamente non ci saranno tassi d’interesse né probabili guadagni, ma almeno possiamo star sicuri che almeno quei soldi non si trasformeranno in carta straccia.





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