Mario Dondero: La vita di un fotoreporter
Il Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, rendono omaggio a Mario Dondero, classe 1928, tra i più grandi fotoreporter italiani di fama internazionale, con una rassegna che racconta, attraverso circa 250 fotografie, esposte nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, il faticoso ma entusiasmante lavoro della sua vita di narratore degli eventi storici, politici e sociali del nostro secolo.
L’evento “Mario Dondero – mostra fotografica“, visibile sino al 22 marzo 2015, è stata promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma con Electa, che con questa mostra lancia una nuova collana dedicata alla fotografia intitolata Electaphoto, ed è curata da Nunzio Giustozzi e Laura Strappa, suddivisa in quattro le sezioni, in cui emergono i momenti storici che hanno segnato il secolo scorso, così come i luoghi e i personaggi alla ribalta sulle pagine di quotidiani e periodici che hanno scandito i cambiamenti da quegli anni ad oggi.
Mario Dondero, nato a Milano, ma di origine genovese, è fotogiornalista di professione e ha lavorato a lungo per la stampa; dopo aver partecipato, adolescente, alla guerra di Resistenza nel nord Italia, si orienta verso un giornalismo a carattere sociale collaborando con diversi quotidiani come “L’Unità“, “L’Avanti” o ancora, la rivista “Le Ore“, lanciando lo slogan “una fotografia vale mille parole“. Nel 1954 si trasferì a Parigi dove continuerà a collaborare sia con la stampa italiana, in particolare “L’Espresso” ed “Epoca“, sia con quella francese, come “Le Monde” e “Le Nouvel Observateur“.
Ha avuto modo, nel corso della sua carriera professionistica, di ritrarre moltissimi scrittori, artisti, attori ed intellettuali come Francis Bacon, Giorgio De Chirico, Giuseppe Ungaretti, Maria Callas, Yves Montand, Orson Welles, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini, Vittorio Gassman, Roman Polanski, Dario Fo, Jean-Paul Sartre, Pablo Neruda, Gabriel Garcia Marquez e molti altri ancora.
Impegnato politicamente, fotograferà anche numerosi personaggi pubblici tra i quali Fidel Castro, Deng Xiaoping, Ronald Reagan, Nikita Khrouchtchev e Mikhaïl Gorbatchev.
Mario Dondero è l’autore di una fotografia umana, che rifiuta gli effetti spettacolari, rispettosa della semplicità del reale; profondamente influenzato da Robert Capa ed Henri Cartier-Bresson, il suo lavoro rivela un profondo impegno sociale. Lui, che affermò che “fotografo e fotoreporter sono due termini che definiscono un modo di fare fotografia opposto” è riuscito, attraverso il suo lavoro a raggiungere “la gente comune e colloquiare con il mondo“, perché la fotografia è “il modo per andare oltre la parola” .
Un sobrio allestimento contribuirà ad esaltare, negli spazi delle Grandi Aule del più grandioso impianto termale mai costruito a Roma, la rassegna dedicata a questo grande maestro della fotografia, suddividendola in quattro sezioni: la prima rappresenta “La nascita di una vocazione“, dettata innanzi tutto dall’ammirazione per i lavori di Robert Capa, a cui rende omaggio lo stesso Dondero, con una sua fotografia di quella collina in Spagna, dove Capa scattò la famosa foto del miliziano morente durante la guerra civile; ma in questa sezione troviamo anche i suoi primi anni da fotoreporter a Milano e a Parigi, con la celebre foto del Nouveau Roman in cui immortalava tutti gli intellettuali del gruppo, ancor prima che questi fossero consapevoli di aver creato una nuova forma di scrittura.
La seconda sezione, intitolata “La passione per la politica e la storia“, racconta la personalità e l’opera di Mario Dondero com’è oggi riconosciuto: colui che, sempre con la medesima sincerità, raccontava la guerra algero-marocchina o il processo Panagoulis, e allo stesso tempo incontrava intellettuali e artisti che lasceranno il segno, uno tra tutti Francis Bacon ritratto nel ’61 a Londra. In questa sezione troviamo, inoltre, molte immagini dell’Italia degli anni Sessanta e della Francia dagli anni Settanta agli anni Novanta, luoghi in cui ha vissuto, e che sono crocevia di mondi e ponti con la cultura.
La terza sezione, “Verso il mondo“, presenta i lavori di Dondero riguardanti una sua curiosità verso il mondo che ci circonda, divenuta sempre più una passione, come quella rivolta verso il Continente africano, più volte divenuto soggetto del suo lavoro, proprio per raccontarne tutte le problematiche con cui convive questo martoriato continente; ma al suo obiettivo non sono sfuggiti neanche i fermenti sociali e i venti di guerra a Cuba, in Brasile, in Cambogia e nei paesi arabi. L’ultima sezione della rassegna, intitolata “La grande svolta“, conferma la sua passione “per il racconto sincero delle situazioni“, come ama dire, con i reportage sulla caduta del muro di Berlino, sulla Russia di Putin e l’Afghanistan senza pace.Circa 250 scatti raccontano, in questa rassegna, il lavoro straordinario di Mario Dondero, scelti tra quelli che hanno segnato il suo percorso professionale, soprattutto istantanee in bianco e nero, che lui definisce il “colore della verità“, a cui si aggiungono eccezionali fotografie a colori, per la maggior parte inedite
https://eventiculturalimagazine.com/2014/12/31/mario-dondero-la-vita-di-un-fotoropeter/



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