ITALICUM: UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE PER GOVERNARE L’ITALIA
Sistema proporzionale, maggioritario, collegi uninominali, liste bloccate, Mattarellum, Porcellum, Italicum, quando si parla di riforma elettorale, il linguaggio si fa sempre più difficile ed astruso, sembra pura alchimia politica, ed invece, questo è uno di quegli argomenti politici per cui dovremmo porre una certa attenzione, noi elettori. Si tratta di regole della democrazia, le regole del gioco, secondo le quali i partiti, gli schieramenti politici si battono a suon di proposte e slogan e promesse per ottenere l’approvazione del proprio elettorato e così, vincere le elezioni e governare il nostro Paese.
In questi giorni approderà alla Camera l’Italicum, la bozza di riforma elettorale voluta fortemente dal premier Renzi, che con forza sta spingendo per la sua approvazione.
Cominciamo subito ad affermare un paio di elementi chiave:
1) Le regole del gioco si scrivono insieme, non a colpi di maggioranza o proponendo in Parlamento un testo non condiviso da una grande parte dell’Aula parlamentare;
2) Dopo la bocciatura del Porcellum, da parte della Consulta, il Parlamento deve per forza riempire questo vuoto con una riforma elettorale, che rispetti i dettami della medesima sentenza.
Sul primo punto non ci può essere alcuna discussione, e bene ha fatto Renzi a trovare un accordo con l’On. Berlusconi, il cosiddetto “Patto del Nazareno”. A tutti i detrattori dell’On. Berlusconi, a chi imputa a Renzi di aver dato nuovo vigore politico al leader di Forza Italia, si deve ricordare il principio che le regole di gioco si scrivono insieme, sedendosi ad un tavolo e avanzando proposte su cui si dovrebbe poi, trovare una giusta quadra. Se l’elettorato ha distribuito la maggior parte dei propri voti tra il PD, il Movimento Cinque Stelle e Forza Italia, sono questi che dovrebbero trovare una proposta fattiva, che deve trovare il maggior consenso possibile in Parlamento per la sua approvazione; rifiutando il Movimento Cinque Stelle di sedersi ad un tavolo per trattare l’argomento, ecco che restano in gioco i due partiti maggiori, più una serie infinita di piccoli partitini a cui spetta l’onere di riscrivere le regole di gioco.
Sul secondo punto c’è poco da questionare: la riforma elettorale a firma dell’On. Calderoli, e da lui stesso definita “una porcata”, è stata abolita da una sentenza della Consulta, che ne ha rilevato principi di incostituzionalità. Si tratta del premio di maggioranza che può produrre “una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”, delle discriminazioni regionali, poiché tale premio varia da Regione a Regione, creando una pericolosa discriminazione tra gli elettori, e delle liste bloccate, che così come sono state delineate alterano il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti.
Da questi rilievi si dovrebbe partire per riscrivere le nuove regole sulla legge elettorale. Senza entrare troppo nei tecnicismi, in Italia dal 1946 sino al 1993 si è sempre votato con un sistema proporzionale puro, poi, nel 1993 nacque, su spinta referendaria, il Mattarellum, la legge elettorale con sistema maggioritario, corretto da una sensibile quota proporzionale.
Nel 2005 entrò in vigore il Porcellum, la legge a firma dell’On. Calderoli, allora Ministro per le Riforme, un sistema elettorale più proporzionale, anche se ha mantenuto uno spirito maggioritario, grazie alle clausole di sbarramento, che spingono i piccoli partiti a coalizzarsi per ottenere seggi in Parlamento, ed al forte premio di maggioranza.
Come abbiamo visto tale riforma è stata giudicata per alcuni suoi punti non costituzionale, ed ora il Parlamento si appresta a discutere la nuova formula elettorale, l’Italicum, voluto fortemente da Renzi e dal Ministro per le Riforme Boschi, nato da un accordo con l’On. Berlusconi, ma sostanzialmente modificato nelle discussioni in Commissione.
L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale, ossia il numero dei seggi verrà assegnato in proporzione al numero dei voti ricevuti, con un calcolo su base nazionale, per salvaguardare i piccoli partiti; il sistema prevede una soglia di sbarramento, al fine di evitare il proliferare di tanti piccoli partiti in Parlamento, come del resto era prevista, con formule e percentuali diverse, sia nel Mattarellum sia nel Porcellum.
Dalle attuali 27 circoscrizioni si passerà a circoscrizioni di dimensioni minori, circa 100 collegi, nei quali verranno presentate mini-liste, con una media di sei candidati. Spariscono le liste bloccate, ossia i candidati non vengono più eletti nell’ordine con cui erano in lista, ma dovremmo avere un sistema di preferenze, con i soli capilista bloccati. È previsto un premio di maggioranza per la lista o il partito che riesce ad ottenere il 40% dei voti (ma sulla percentuale della soglia la discussione è ampia); laddove non si riesce ad raggiungere tale soglia, si andrà al secondo turno, una sorta di ballottaggio tra le due liste o i due partiti più votati per ottenere il premio di maggioranza, così da ottenere il 53% dei seggi. Sulle quote rosa, invece, si è giunti a tale decisione: nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato, nelle liste, in misura superiore al 50%, nella successione interna alle liste nessun genere potrà essere presente per più di due volte consecutive (quindi avremo un maschio, una femmina, un maschio etc.), e, infine, se l’elettore esprimerà due preferenze, dovranno essere relative a due candidati di sesso diverso, pena la nullità della seconda preferenza.
In sostanza l’Italicum tende a ripristinare un sistema elettorale come il proporzionale, con una soglia di sbarramento per evitare l’elezione di tutti quei piccoli partitini che da sempre paralizzano con i veti incrociati le attività parlamentari e di governo, con un premio di maggioranza alto per garantire una certa governabilità, e con liste aperte, affinché gli elettori possano scegliere, attraverso le preferenze, i propri rappresentanti parlamentari.
L’Italicum non risolve, però, vecchie questioni:
- le preferenze: per molti sono un totem di libertà, quello di scegliersi il proprio rappresentante; il problema resta nella compilazione delle liste. Saranno, infatti, i partiti a scrivere i nomi dei candidati, spesso calando dall’alto nomi che nulla hanno a che fare con il territorio stesso, semplicemente perché considerano quel collegio sicuro; inoltre il sistema delle preferenze premia sia i candidati che hanno di per sé una grossa visibilità a livello regionale o nazionale, per cui sono già conosciuti, sia chi ha molti soldi da spendere per la campagna elettorale. Non dimentichiamo che attraverso le preferenze sono nati i feudi dei Gava, dei Bassolino, degli Andreotti di antica memoria, bacini di voti sicuri, attraverso un rapporto diretto e spesso colluso con i propri elettori.
- il premio di maggioranza: avere il 53% dei seggi significa avere una maggioranza coesa e sicura per governare. Il problema di riuscire a governare l’Italia, senza frammentare il proprio operato tra i vari veti incrociati, e leggittime aspirazioni di visibilità di molteplici partitini è stato il problema che ha attanagliato tutta la nostra Prima Repubblica e gran parte della Seconda. Trovare l’alchima giusta tra la rappresentatività parlamentare delle tante anime presenti in Italia e l’amalgama giusto per formare una squadra di governo coesa e in sintonia con il Parlamento non è cosa facile. Si è forzata la storia creando un sistema bipolare, che in realtà è divenuto tripolare con la nascita del Movimento Cinque Stelle; al popolo italiano piace la semplicità: o destra o sinistra, ma se questi partiti non offrono le giuste risposte ed il loro operato è poco soddisfacente, è naturale che i voti elettorali si spostano altrove o si disperdono nell’astenzionismo. Pertanto sono i partiti a dover dare risposte certe al loro elettorato, non cercare alchimie strane nella compilazione di una legge elettorale. Inoltre, un premio di maggioranza così alto, in Italia, lo abbiamo già avuto, prima con la legge Acerbo, di mussoliniana memoria, poi con la legge truffa del 1953, a firma dell’On. Scelba, non certamente due esempi edificanti.Avere la maggioranza assoluta non è comunque la sola garanzia di poter governare con tranquillità, finché le coalizioni che si vengono a creare nelle tornate elettorali appaiono più grandi ammucchiate disomogenee, utili solo a raccattare più voti dell’avversario, e finché il parlamentare eletto risponde del proprio vincolo di mandato all’elettore che lo ha eletto e non al partito che lo ha candidato; questo, spesso, spinge uomini piccoli a sconvolgere intere maggioranze, staccandosi dal partito di appartenenza per formarne di nuovi solo per divenire ago della bilancia nell’agone politico. I cosiddetti ribaltoni politici sono stati il male della nostra politica, ciò che ha causato l’allontanamento dell’elettore dall’interesse per la politica, e giustificare questi cambi di casacca improvvisi, con scelte di responsabilità è mettere la classica foglia di fico per nascondere una vergogna.
Quindi avere regole del gioco chiare è una necessità che non si può più rimandare al futuro, avere regole condivise è sintono di maturità dei partiti politici rappresentati in Parlamento, promulgare una legge elettorale è una tra le molteplici priorità su cui il Parlamento deve legiferare, ma non possiamo credere che la sola legge elettorale, anche la migliore possibile, possa risolvere di colpo tutti i problemi in essere; spetta ai partiti dare risposte certe, sia nella scelta dei candidati ad essere eletti, sia nell’impegno a difendere non i propri interessi di parte ma quelli di una Nazione di cui sono i rappresentanti. Bene fa Renzi a spingere il Parlamento verso la promulgazione di una legge elettorale, anche mettendolo spalle al muro, poiché troppo spesso il Parlamento è divenuto il pantano dove si incagliano i tantissimi buoni propositi di riforme, tra i veti incrociati e i ricatti politici di questa o quell’altra parte. Male è che la Riforma non sia frutto di un dibattito parlamentare ma calata dall’alto da un esecutivo che minaccia di porre anche la fiducia; così si sviliscono le Istituzioni e i Parlamentari di colpo, vengono trasformati in robot il cui compito è solo pigiare un pulsante.
Questa è l’occasione giusta per un riscatto di tutta la classe politica, e ci vuole solo il coraggio degli uomini liberi, e non assoggettati al potere, per trasformare tale riscatto in una nuova legge elettorale che nessuno potrà poi definire l’ennesima porcata.





Commenti
Posta un commento