NUOVA TRAGEDIA NEL MEDITERRANEO: ALTRI 700 MORTI VITTIME DELLA CATTIVA POLITICA E DI BUONISMO
Il 19 aprile 2015 il Mar Meditteraneo è stato il palcoscenico dell’ennesima tragedia vissuta sulla pelle dei disperati: l’ennesimo barcone carico di immigrati clandestini si rovescia in mare, l’ennesima ecatombe che si consuma a pochi passi dalle nostre coste, davanti ai nostri occhi e alle nostre coscienze.
Nell’ottobre 2013 i trecento disperati inghiottiti dalle acque gelide del Mar Meditteraneo, fecero gridare tutti allo scandalo; la definirono la madre delle tragedie, un dramma che spinse la politica locale, le massime autorità Italiane ed Europee su Lampedusa, l’isola bella e dannata, persino il Santo Pontefice andò lì ad urlare il dolore per una tragedia immane, chiedendo risposte immediate e certe. Oggi la tragedia ha ucciso circa settecento morti, la madre di tutte le tragedie è statta di colpo superata, nell’impressionante numero di disgraziati che hanno sfidato la sorte per raggiungere la loro libertà, trovando l’atroce morte ad attenderli; le polemiche politiche hanno alzato il tono della discussione, ed è stato persino invocato ed ottenuto un vertice straordinario Ue, che ha deciso di non decidere, riviando sostanzialmente il tutto a data da destinarsi.Oggi guardiamo la disperazione in quei pochi sopravvissuti, ascoltiamo il terrore nei loro racconti, contiamo il numero dei morti e piangiamo per loro, domani tutto sarà presto dimenticato, finché una nuova strage non ci ricorderà le nostre colpe.Dal 2000 ad oggi possiamo contare, statistiche alla mano, con notevole difetto, circa 25000 morti nelle acque del Mediterraneo. E’ come se fosse stata combattuta una guerra nelle nostre acque; il Mar Mediterraneo, crocevia da secoli, di scambi economici e culturali è divenuto un cimitero sommerso della disperazione, il teatro principale di una infinita tragedia divisa a puntate. Barconi carichi di disperati nuotano su antiche rotte, affrontando la sorte ed il mare, sperando di raggiungere coste amiche, ed un futuro migliore: spesso invece, incrociano la morte, quella più brutale, affogando in un attimo, senza avere la possibilità di comprendere il momento, senza avere la possibilità di tentare di salvarsi.
Noi contiamo i morti in mare, quelli che hanno tentato di raggiungere le coste e dimentichiamo i morti nel deserto, tutti quelli che hanno tentato la lunga traversata per raggiungere i porti della Libia, o quelli morti nei lager libici, in attesa di essere caricarti, come bestiame da macello, su barconi fatiscenti. Dimentichiamo tutte quelle traversate fantasma, quelle navi che sono affondate con il loro tristi carichi, senza che nessuno abbiamo potuto darne l’allarme, e di cui nessuno sa nulla.Una tragedia che cresce nel numero delle persone, che cresce nel numero dei tentativi di fuggire dall’orrore da cui questi provengono, cresce nella crudeltà di chi traghetta queste anime disperate verso noi. Noi, tutti colpevoli, di aprire gli occhi solamente di fronte alla tragedia e di chiuderli subito, lasciando trascorrere il tempo inesorabilmente senza agire veramente.Abbiamo tentato la strada di accordi bilaterali con la Tunisia e con Tripoli, finché la primavera araba non ha eliminato i vecchi governi, deposto dittatori e ras, cancellando ogni possibilità di accordi; abbiamo varato l’iniziativa “Mare Nostrum“, a totale carico dell’Italia, avamposto di frontiera in questa tragedia, con scarsi risultati; abbiamo sostituito a questa, una nuova iniziativa, “Triton“, gestita dalla UE, attraverso l’agenzia Frontex, anche qui con scarsi risultati, visto che il numero dei viaggi della speranza non sono diminuiti, visto che il numero delle tragedie non è diminuito, anzi.Oggi sul tavolo della UE, nel vertice straordinario chiesto dall’Italia, sono state poste diverse idee: da un potenziamento dei controlli in mare, ad una gestione più congiunta del problema tra i vari stati membri, sino ad ipotizzare un attacco ai barconi sulle coste libiche per distruggerli ed impedire così, ai trafficanti di poterli utilizzare per i loro viaggi in mare.Ipotesi, appunto, con scelte rimandate a nuovi vertici e a nuovi incontri. L’unica cosa che si è decisa è stata quella di aumentare le risorse di Triton, raggiungendo così i valori di Mare Nostrum. Un po’ poco, di fronte a tale tragedia. La politica dimostra tutta la sua incapacità nel gestire tale problema, diviso tra interessi personali e volontà differenti. Il buonismo di taluni politici si dimostra fallimentare: non possiamo allargare le braccia accogliendo tutta i disperati del mondo che tentato la grande traversata in mare, senza dare loro prospettive, certezze, sicurezze di una vita dignitosa, e non è certamente dignitoso chiuderli in dei centri di accoglienza, sparsi su tutto il territorio italiano, in attesa di rispedirli al mittente.Ecco, forse il problema più grave è aver lasciato l’Italia sola di fronte a questo dramma umano, Lampedusa è in ginocchio, con un’economia piegata, la nostra politica non ha saputo tirar fuori dal cilindro un’idea concreta e attuabile, divisa e debole com’è, da troppo tempo.E dimentichiamo che la tragedia non è solo quella che si consuma nel Mediterraneo.Cosa si dovrebbe fare? Innanzitutto creare dei corridoi umanitari, attraverso tutto il tragitto che attraversa il territorio africano e non solo, affinché chi cerca di fuggire dai luoghi della tragedia e della disperazione, possa essere accolto in modo dignitoso, attraverso anche richieste d’asilo mirate e valutate, prima che questi disperati si mettano in mare. Andrebbero, poi, potenziati veri aiuti umanitari nei luoghi d’origine di questi disperati; non possiamo dimenticare che questi stanno fuggendo dalla disperazione di vivere in luoghi teatro di guerra e di povertà, non cercano gloria e fortuna in altri paesi, vorrebbero vivere nelle loro terre natie, se gli fosse consentito.L’Europa, inoltre, dovrebbe superare il trattato di Dublino III; non è possibile che il disperato che approda sulle coste italiane e fa richiesta d’asilo politico, tale richiesta deve essere gestita esclusivamente dall’Italia, anche se il migrante clandestino ha parenti in Svezia, ad esempio, e vorrebbe raggiungerli. Se ogni Stato membro facesse uno sforzo in più, oltre a mettere qualche spicciolo sul tavolo, sicuramente la tragedia della migrazione avrebbe toni differenti.Il problema non è risolvibile esclusivamente nel Mediterraneo, ma si dovrebbe tentare di risolverlo all’origine, senza dimenticare che questi disperati pagano ingenti somme per tentare la sorte ed imbarcarsi su barconi fatiscenti.Ci vorrebbe una politica più lungimirante, una politica più sicura e compatta, con idee chiare e soluzioni condivise, una politica meno egoistica, e meno attenta ai propri bisogni personali.Non possiamo pensare che i conflitti che devastano il mondo si possano risolvere esportando la democrazia con bombe e droni, né possiamo credere che bastano due o tre motovedette in più a controllare le coste per impedire a questi trafficanti di mettere in mare i loro barconi, essi troveranno nuove rotte, saranno più crudeli, più cinici. Né basta creare centri di accoglienza in un unico paese, l’Italia; ogni Stato membro dovrebbe fare di più per accogliere una parte di questi disperati, dividendo il gravoso peso dei costi di gestione del fenomeno migratorio ed offrendo ai disperati possibilità migliori di accoglienza.Forse dovremmo fare tutti di più, ma per questo ci vuole coraggio e coscienza; preferiamo, invece, chiudere gli occhi, ignorare il problema, finché tragedie come quella del 19 aprile ci svegliano da tale torpore, e ci riempiono gli occhi di nuovo dolore.




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