JURASSIC PARK A VICO NEL LAZIO

Lo stupore è la molla di ogni scoperta. Infatti, esso è commozione davanti all’irrazionale“, disse Cesare Pavese; e ci sono scoperte che nascono per un fortuito caso, ma rivoluzionano poi tutto il nostro sapere, lo sconvolgono, in positivo, nelle fondamenta, mutando ciò che prima consideravamo certezza.


E c’è una storia che deve essere ancora riscritta nella sua interezza: è la storia della nostra terra, la sua genesi, la sua evoluzione. Molto già sappiamo, ma nonostante ciò, tutto appare come un gigantesco puzzle, con moltissime tessere sparse alla rinfusa.
Qui lo scienziato non ha documenti storici da consultare, non ha elementi certi e datati da classificare cronologicamente; ha tessere di un complesso mosaico da trovare e riordinare, avanzando ipotesi e cercando, poi, risposte certe che avvallino tali tesi.
E’ la missione forse, più divertente e più complessa, quella di disvelare l’alba della nostra terra, capirne la sua evoluzione e le dinamiche fisiche e chimiche che hanno prodotto quella meraviglia che è il nostro mondo.
Ricerche lunghe ed estenuanti, ipotesi che di volta in volta andranno confermate, confutate o modificate, a seconda delle tracce che, pian piano, vengono rinvenute, e su come queste, poi, si legano ad altre, già classificate.
Un lavoro di ricerca minuzioso, nel quale gioca un proprio ruolo anche la fortuna. Perché, nel gioco dell’evoluzione della nostra terra, grazie al fenomeno della tettonica delle placche, ciò che ieri era sulla superficie, oggi potrebbe trovarsi nel sottosuolo oppure sopra le grandi catene montuose. Se a questo fenomeno, poi, aggiungiamo i mutamenti climatici e l’azione degli agenti atmosferici, che hanno trasformato completamente il volto della terra, ecco come il rischio di non trovare ciò che si sta cercando, di non trovare anelli mancanti, le tessere di questo pazzo puzzle, è sempre dietro l’angolo, rallentando, fortemente le ricerche e gli studi stessi.
Poi ci sono quelle sorprese che nascono quasi per caso, per un gioco della fortuna; sorprese che non stavi cercando, in luoghi dove pensavi di non trovarle, come è successo in Ciociaria, sulla dorsale appenninica dei Monti Ernici, sotto la verticale del Monte Rotonaria, nel territorio di Vico nel Lazio.

E’ un evento di serendipidy, come lo ha definito Gabriele Maniccia, ricercatore e socio della Società Geografica Italiana: un elemento questo, tipico della ricerca scientifica, quando scoperte rilevanti avvengono mentre si stava cercando altro.
Mio fratello Mario, geologo – racconta Gabrielestava ricercando impronte di esseri umani, attorno alla base di un riparo sotto roccia, noto come “Grotta della mano”, ipotizzando che tale “mano” fosse una reale orma umana del Quaternario, rimasta impressa su un antico strato roccioso. Nel lavoro minuzioso di ricognizione, scoprì  invece, una ben identificabile orma di animale tridattile, più o meno della stessa grandezza di una mano“.
La sorpresa alla quale sia io che mio fratello Mario – sottolinea Gabrieleci trovavamo di fronte, è che l’impronta si sarebbe trovata in strati dolomitici molto antichi, del periodo Giurassico inferiore (tra i 170 e i 200 milioni di anni fa)“.
Per tale motivo, e per un rigore scientifico, tutta l’area è stata sottoposta ad una approfondito studio, investendo una squadra di ricercatori, guidata dal Professor Maurizio Parotto, già Ordinario di Geologia, dell’Università degli Studi “Roma Tre”, affinché si potesse far luce su questa imprevedibile scoperta con i suoi misteri, una studio che tuttora prosegue.
Infatti, “sappiamo – sottolinea Gabriele  – che gli Appennini si sarebbero formati dopo l’estinzione dei dinosauri, e quindi trovare una traccia significativa di un dinosauro, apporterebbe nuovi contributi alla genesi delle nostre montagne“.

Ovviamente stiamo ancora agli inizi della ricerca, ed una sola traccia, seppure chiara e ben evidente, da sola non potrebbe rappresentare granché. Le ricerche che andranno fatte, dovranno trovare altri elementi inconfutabili, altre tracce evidenti per poter poi, formulare delle ipotesi sostanziose. Quello che resta, di questa scoperta è la sua eccezionalità, che rappresenta un piccolo passo avanti, un altro tassello da incastrare nel mosaico della evoluzione terrestre.
Inoltre, “la singola traccia trovata – afferma Gabriele Manicciada sola non può essere una discriminante per individuare la specie di dinosauro appartenente. Possiamo ipotizzare che essa sia stata l’orma di un cucciolo tridattilo, alto tra 1,50 m. e i 2 m. circa; ma solo trovando altre orme simili e così ben conservate, nelle vicinanze, si possono avanzare ipotesi più concrete. Si potrebbe anche ipotizzare che essa fosse appartenuta ad una specie di piccole dimensioni, o perché all’inizio della propria evoluzione o addirittura alla fine, in fase di estinzione“.

E sul perché un orma di dinosauro venga ritrovata ad oltre mille metri d’altezza, è ben presto spiegata: i dinosauri, scomparsi circa 65 milioni di anni fa, avevano invaso tutte le aree continentali presenti in quell’era; l’Italia, che conosciamo oggi, allora era ancora inesistente, essa faceva parte di strati terrestri che si stavano emergendo da un grande oceano. Lentamente questi aree abitate dai dinosauri sono state modificate dalla spinta del vulcanesimo e dell’orogenesi. Solo successivamente, tali strati si sono aggregati e formati dando vita alle catene montuose alpine e appenniniche come oggi le conosciamo. Per questo motivo, le tracce ed i resti dei dinosauri, pur essendo qui da noi una rara eccezione, si trovano ad altezze montane, residui del Giurassico.
Su come invece, si sia potuta conservare tale orma, ce lo spiega Gabriele Maniccia: “L’orma è impressa su uno strato di marna; potrebbe essere stato un fenomeno vulcanico a consolidare l’orma stessa, conservandola, o potrebbe essere stato frutto dell’erosione atmosferica, che ha fatto emergere l’orma rimasta impressa su uno strato più solido. Ci saranno molteplici altri studi, anche per comprendere ciò. Perché siamo solo all’inizio delle ricerche, l’area da analizzare scientificamente è molto vasta e ci vorranno parecchi anni per avere ulteriori risposte alle tantissime domande che una semplice orma ci pone“.

Ma se non possiamo ancora parlare, con estrema sicurezza, di dinosauri che passeggiano tranquillamente sulle nostre montagne, quest’orma, almeno, un piccolo miracolo l’ha fatto: è la favola del “piccolo Dinosauro Alex“, pubblicata nelle Edizioni Rupemutevole.
Infatti, dopo la sua scoperta, Gabriele ha raccontato al nipotino Alessandro, la storia di quest’orma che si trova lassù sui monti: un’orma appartenente a un piccolo dinosauro, una specie estinta milioni di anni fa, ma che nella mente del bambino esiste ancora. La fantasia del bambino ha partorito, attraverso i suoi straordinari disegni, una bellissima fiaba d’amicizia tra il cucciolo Alex ed i bambini, che musicata dal giovane compositore Giuliano Valori è stata trasformata in un breve clip.

La fantasia del piccolo Alessandro ha dato vita così ad una storia straordinaria, dedicata a “tutti i bambini che sognano fiabe…e a tutti quelli che non hanno avuto la fortuna di sognarle“.

Per visualizzare la fiaba musicata:  https://www.youtube.com/watch?v=CJxCLrSGoPE



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