ARTE E CIBO: UNA ESPERIENZA MULTISENSORIALE ALLA TRIENNALE DI MILANO
“Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte”, disse Francois de La Rochefoucauld. Ed il tema del cibo è al centro dell’edizione meneghina di Expo 2015, che tra qualche mese chiuderà i battenti. “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” è il filo conduttore dell’esposizione milanese, lo straordinario evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione, che ha trasformato Milano in una preziosa vetrina mondiale in cui tutti i Paesi partecipanti hanno mostrato il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta ad una esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.
Ma Expo 2015 non è solo padiglioni e cluster presenti all’interno di un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, appositamente progettata e costruita per ospitare più di 140 Paesi e le diverse Organizzazioni internazionali coinvolte; Expo 2015 non è solo la piattaforma per un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione globale, stimolando la creatività dei Paesi coinvolti e promuovendo le molteplici innovazioni per un futuro alimentare sostenibile; Expo Milano 2015 non offre solo la possibilità ai milioni di visitatori di conoscere ed assaggiare i migliori piatti del mondo, scoprendo le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. Expo 2015 è anche una vetrina di rilievo per tutta la città di Milano, che di colpo è stata proiettata al centro del palcoscenico mondiale, e, in questi sei mesi, ha vissuto sotto la luce dei riflettori, offrendo ai visitatori della fiera espositiva tutta una serie di eventi a carattere culturale, artistico, musicale, che impreziosiscono la manifestazione di Expo 2015, rendendola unica.
E tra i molteplici eventi presenti, va menzionata la mostra “Arts & Foods. Rituali dal 1851”, inaugurata presso la Triennale di Milano, una sorta di appendice di Expo, perché è l’unica area tematica di Expo Milano 2015 realizzata in città ed è allestita negli spazi, interni ed esterni, circa 7mila metri quadrati, della Triennale di Milano, aperta al pubblico fino al primo novembre.
Una mostra curata da Germano Celant, in collaborazione, per l’allestimento, con lo Studio Italo Rota, che “cerca di documentare gli sviluppi e le soluzioni adottate per relazionarsi al cibo, dagli strumenti di cucina alla tavola imbandita e al picnic, dalle articolazioni pubbliche di bar e ristoranti ai mutamenti avvenuti in rapporto al viaggio per strada, in aereo e nello spazio, dalla progettazione e presentazione di edifici dedicati ai suoi rituali e alla sua produzione”.
“Il tutto appare intrecciato alle testimonianze di artisti, scrittori, film makers, grafici, musicisti, fotografi, architetti e designers che, dall’Impressionismo e dal Divisionismo alle Avanguardie storiche, dalla Pop Art alle ricerche più attuali, hanno contribuito allo sviluppo della visione e del consumo del cibo”.
Una sorta di viaggio multisensoriale nel mondo del cibo, partendo proprio dal 1851, data del primo Expo, a Londra, ripercorrendo il rapporto che l’uomo ha avuto con il cibo, non solo attraverso testimonianze pittoriche, ma anche attraverso immagini fotografiche, realizzazioni di spazi del convivio, sia privati che pubblici, proprio per testimoniare quale impatto ha avuto la modernità su tale rapporto e come lo ha modificato.
“Tutta l’esposizione – ha affermato Germano Celant in una intervista – è un inno all’esperienza del progettare per il cibo. Dai mobili agli strumenti del conservare, dagli utensili in vetro agli elettrodomestici, dai rituali conviviali al mercato, dal negozio al supermercato, là dove l’alterità e la creatività dell’arte lascia campo alla funzionalità e al mestiere. Si tratta di strumenti che vanno dall’artigianale al tecnologico e che hanno influenzato, in maniera decisiva, il nostro modo di rapportarsi all’alimentazione”.
“La mostra – prosegue Celant – intende offrire una dimensione dialettica tra arti, come pittura e cinema, fotografia e scultura, e disegno industriale per confrontarsi con la sua ragion d’essere, che non è antitetica ma complementare. Oggi questa contrapposizione si è estremamente affievolita e a contare è il valore di scambio, non più d’uso, per cui tutto è diventato merce, anche l’arte. L’attitudine curatoriale è stata quella di non credere più nella trascendenza dell’arte, per collocarla insieme alle altre arti”.
Un viaggio nell’arte del cibo attraverso oltre 2.000 elementi tra cui 1000 oggetti di design, 350 fotografie, 120 estratti di film, 400 opere d’arte, 15 ambientazioni in scala reale, incluse due architetture di Jean Prouvé e di Maneval, sale da pranzo e bar, dall’Art Nouveau al Cubismo, dal Futurismo al Neoplasticismo, da Fluxus al presente.
Una mostra unica per indagare al meglio il nostro rapporto con il cibo, come esso si sia sviluppato e modificato nel corso degli anni e dei secoli, attraverso le mode, gli sviluppi industriali e le tecnologie. Perché “l’uomo è ciò che mangia”.



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