Reportage: Roma città sporca

Bisogna mettere a posto di più le nostre città, con strade pulite e città funzionanti, perché quando uno fa tanti chilometri per venire da noi cerca proprio questo“. Ecco ciò che disse il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, appena giunto in Giappone, in visita ufficiale: un invito a tutti gli amministratori locali, che “devono lavorare di più nei prossimi mesi, con l’aiuto del governo” per migliorare l’immagine delle nostre città.

Ed è notizia di questo periodo che il degrado della Capitale italiana ha travalicato i confini nazionali, con un reportage da leggere sulla versione internazionale del New York Times, dopo che già il Daily Mail, il Reuters ed il Telegraph si erano occupati di Roma Capitale.
Un tam tam, questo, che ha messo in luce tutte le debolezze del sistema amministrativo romano, con il suo degrado urbano, con l’immondizia che straborda dai propri contenitori, con il verde lasciato all’incuria ed i servizi dei trasporti pubblici più da terzo mondo che degni di una capitale europea, famosa e conosciuta in tutto il mondo.
L’edizione internazionale del New York Times con onestà ha titolato: “Il sindaco è senza macchia, ma questo è sufficiente per fermare il declino della città eterna?“, esonerando l’attuale Sindaco Marino dalle responsabilità del degrado cittadino, ma ponendo, altresì, seri dubbi sulle sue capacità di porvi un valido rimedio.
Onestamente, chiunque sia nato o abbia vissuto a Roma, chiunque abbia trascorso un periodo della propria vita nella Capitale, sa benissimo che i problemi non sono nati all’improvviso con l’elezione del Professor Ignazio Marino, né questi sono un poco gradito lascito della precedente giunta a guida Alemanno; tutti sanno che Roma è in uno stato di abbandono da una vita, e già sotto la guida di Rutelli prima, e Veltroni, poi, i problemi erano evidenti e noti: strade piene di buche, immondizia e sporcizia dappertutto, giardini pubblici abbandonati a se stessi, edifici imbrattati da scritte, servizi pubblici disorganizzati, in perenne ritardo e sempre sporchi e colmi di persone, con i viaggiatori stipati a mo’ di sardine. Solo che Rutelli e Veltroni avevano scelto di abbandonare al loro destino le periferie, causa anche la scarsità dei fondi, per mantenere almeno il centro storico vivibile, una sorta di salotto buono per accogliere al meglio i turisti. Il problema è che la scarsità dei fondi, e la continua disorganizzazione, negli anni ha spostato il problema dalle periferie sino al centro storico, rendendo sempre più invivibile la Città Eterna.
Si dice che la sporcizia nel centro storico sia colpa dei turisti, che da risorsa divengono così, un problema; ebbene, turisti sporcaccioni, che gettano rifiuti dappertutto, che bivaccano nelle piazze storiche, che si degnano di farsi il bagno nelle fontane sono sì, una triste realtà romana, ma la colpa non deve essere accollata esclusivamente all’inciviltà altrui, ma soprattutto a chi è deputato e pagato, per mantenere l’ordine ed il decoro della Città, ma spesso è latitante.
Provate a girare per Parigi, Madrid, Londra, Barcellona e a fare ciò che a Roma viene impunemente permesso, provate a gettare i rifiuti del proprio street food per terra, provate a bivaccare stile nomadi davanti a musei, chiese o piazze, provate a docciarvi in una bella fontana e vedrete cosa vi può succedere: ciò che è sicuro è che non la passerete liscia, e non ci sarà nessuno ad applaudirvi o vi sorriderà. Perché in tutte le città del mondo ci sono regole chiare e persone deputate al loro rispetto, punendo severamente chi le trasgredisce, in tutte tranne che in Italia. Perché tale problema si presenta anche a Firenze, a Venezia etc., è un problema, questo, che unisce tutta l’Italia, solo che gli amministratori piuttosto che farsi, loro sì, un bel bagno d’umiltà e porvi un rimedio serio ed efficace, preferiscono addossare le colpe all’inciviltà altrui, perché così, forse appare tutto più semplice.
Il decoro della Città Eterna è un fondamentale proprio dell’Amministrazione comunale e dei rispettivi Assessorati; se in questi anni nessuno è stato in grado di mettere sul tavolo soluzioni concrete, un motivo ci dovrà pure essere e andrebbe trovato nella politica amministrativa, non certamente fuori da essa.
Così come il traffico cittadino: Z.T.L. o non Z.T.L., Roma ha un traffico caotico e troppo spesso fuori controllo. Anche qui ci sono atavici problemi non risolti, che nel tempo si sono incancreniti, rendendo la viabilità sempre più impossibile. Impedire ai veicoli di accedere al centro storico, liberandolo così dal caos e rendendolo vivibile, istituzionalizzare la Z.T.L., creare isole pedonali, sono obiettivi nobili, ma inutili se alla fin fine, in prossimità dei varchi di accesso non ci sono adeguati parcheggi per la sosta dei veicoli, se i permessi stessi vengono dati un po’ a tutti senza una minima logica, e se poi si consente a chiunque di parcheggiare in doppia o tripla fila, senza che controlli seri vengano attuati. E non ci stiamo solo riferendo alla leggendaria Fiat Panda rossa, di proprietà della famiglia dell’attuale Sindaco, trovata diverse volte in divieto e con permessi scaduti; questo è solo l’emblema di quello che capita a Roma, normalmente, e nessun sindaco, di ieri o di oggi ha mai posto una soluzione credibile sul tavolo, ma solo toppe per coprire i buchi attuali in attesa forse, di miracoli divini.
È naturale, poi che le strade romane siano da terzo mondo, piene di buche e crepe, che mettono a repentaglio la vita dei motociclisti e la solidità meccanica dei veicoli che le percorrono; la soluzione non è eliminare gli storici sampietrini perché instabili e rumorosi, come si è vociferato, ma reperire fondi per l’ordinaria e la straordinaria manutenzione; e se non ci sono quei reali controlli, non ci sono le giuste multe per i trasgressori, allora si dovrebbe lavorare più di fantasia per reperire tali fondi!
Se il traffico romano risulta congestionato, se le vie consolari che conducono al centro risultano peggio di un girone dantesco, se il Grande Raccordo Anulare che circonda Roma, è un inferno da vivere, e c’è gente che trascorre ore intere in fila in attesa di giungere alla propria destinazione, non porre un rimedio concreto è da folli. Leggenda vuole che quando fu ideato il GRA a tre corsie vi era già chi chiedeva di farlo a quattro corsie, prevedendo il futuro traffico; oggi che si sta creando la quarta corsia, già si può ipotizzare la stessa come insufficiente per la soluzione del problema.
Forse si dovrebbe impedire ai cittadini di spostarsi verso il centro utilizzando i mezzi propri, incentivando, invece, l’utilizzo dei mezzi pubblici. E qui il problema diventa quasi irrealizzabile.
Il confronto con le capitali europee è desolante: Parigi ha ideato la sua prima metro agli inizi del 1900 e oggi può contare su 14 linee metropolitane che servono capillarmente Parigi e la sua Banlieue. Inoltre, già negli anni 70, furono molteplici le innovazioni tecnologiche che modificarono in profondità il metrò parigino, in particolare l’implementazione dei treni a comando automatico ed il biglietto magnetico, ed un profondo restyling di quasi tutte le stazioni, con la sostituzione delle vecchie pareti ricoperte con le maioliche. La metropolitana londinese, invece, fu costruita alla fine del 1800, ed è una delle più estese, contando 11 linee metropolitane con 270 stazioni; essendo anche una delle più affollate, soprattutto negli orari di punta, il gestore del servizio ha previsto, attraverso un sofisticato sistema di telecamere per il controllo dei flussi, la possibilità di una chiusura temporanea delle stesse stazioni per evitare sovraffollamenti e generare così, episodi di caos mettendo a repentaglio la sicurezza dei viaggiatori stessi; inoltre, è previsto anche un particolare rimborso se l’eventuale ritardo, superiore ai 15 minuti, è causato da una inadempienza dell’azienda stessa.
Budapest, ha un servizio metropolitano, la cui costruzione è iniziata alla fine dell’ 800, e comprende 4 linee e 54 stazioni; Milano, invece, ha 5 linee metropolitane più un passante ferroviario che collegano comodamente il centro con l’hinterland.
Roma, la Caput Mundi, invece, ha solo 3 linee metropolitane: la prima fu costruita negli anni ’50, la seconda negli anni ’80 e la terza, la famosa Metro C, è stata inaugurata solo recentemente, anche se la sua entrata in funzione era già prevista in occasione del Giubileo del 2000, ed ha avuto una genesi abbastanza lunga, poiché il suo progetto è degli anni ’90, ed è stata anche molto più costosa del previsto, con una serie infinita di imprevisti e ritardi, nonostante si sia utilizzato per una gran parte del suo tratto una già preesistente linea ferroviaria dismessa.
Già questo semplice raffronto mette in evidenza come Roma non disponga di un moderno sistema di collegamenti, rispetto alle altre città europee e che il suo servizio metropolitano non collega agevolmente il centro storico con le periferie; se poi, ci aggiungiamo che le stazioni spesso sono vecchie, sporche e maleodoranti, soprattutto quelle della linea B, e che i treni metropolitani sono in perenne ritardo, soprattutto quelli della Metro A, dalla stazione di San Giovanni sino a Flaminio, allora tale confronto diventa insostenibile; e se l’idea del malcapitato viaggiatore sia quella di usufruire dei mezzi pubblici in superficie, il risultato sarà il medesimo: bus per lo più sporchi, in continuo ritardo e stracolmi di gente, stipata all’interno in modo del tutto simile ai barconi dei clandestini che sbarcano sulle nostre coste, con i borseggiatori e ladruncoli vari a farla da padrone, per i malcapitati turisti, soprattutto sulle famigerate e stranote linee H e 64, giusto per citarne alcune.
Risulta evidente che in questa situazione, utilizzare il proprio veicolo sia la soluzione migliore, Z.T.L. o meno, parcheggi a pagamento o meno.
Se poi si analizza il decoro dei parchi pubblici, allora dovremmo incominciare a preoccuparci parecchio: man mano che si passa dal centro storico verso le periferie il risultato della manutenzione è sempre peggiore. Mancanza di fondi? Problemi di organizzazione? Le domande sono molteplici ma le risposte latitano, e famiglie e bambini sono costrette a trascorrere il loro tempo libero in parchi per lo più sporchi, abbandonati al proprio destino, con giochi rotti o pericolanti e spesso, soprattutto nelle aree più periferiche, tra spacciatori e ladruncoli che trovano al loro interno una zona protetta e sicura dove dedicarsi alla propria attività criminale.
Non è leggenda ma triste realtà i continui episodi di vandalismo che si scatenano sugli innocenti busti del Parco di Villa Borghese, imbrattati con vernici spray o deturpati a colpi di pietre da ragazzi annoiati dalla vita in cerca di un attimo d’evasione, soprattutto notturna.
Poi sulle strade sporche, con cassonetti dei rifiuti colmi all’inverosimile, che rendono ancora più decadente l’immagine della Città Eterna, c’è poco da aggiungere.
Basta citare Malagrotta, la discarica più grande d’Europa, un pozzo inquinante, ma che ha fatto fare grandi affari ai proprietari terrieri, che hanno costruito, nel tempo, un impero sui rifiuti romani; oggi, dopo anni di rinvii e posticipi, è stata finalmente chiusa, ma non ha risolto i problemi di smaltimento rifiuti. L’introduzione della differenziata stenta a decollare e ancora ci chiediamo per quale arcano motivo i Comuni italiani invece che trasformare l’immondizia prodotta dalla collettività in oro puro, vendendola alle aziende deputate al riciclaggio, permettendo così di salvaguardare l’ambiente, di guadagnarci qualcosa e, di conseguenza, di abbassare le tasse che gravano sui propri cittadini, si ostinino a smaltirla, pagando pure le aziende per lo smaltimento della stessa. Se poi, tornando alla nostra amata Roma, leggiamo che l’ex a.d. di Ama, l’azienda che si occupa della gestione integrata dei servizi ambientali romani, Franco Panzironi è convolto nell’affaire Mafia Capitale, allora possiamo spiegarci parecchie cose su come funzionano certe situazioni nella Capitale.
E se l’idea partorita via Twitter dall’attore Alessandro Gassmann sia quella di prendere ramazza e sacchetto per pulire Roma da bravi cittadini, (e per la verità, lo ha anche fatto con tanto di foto pubblicata a testimonianza dell’evento), è nobile e di profondo amore per la Città Eterna, è bene ricordargli che ci sono aziende pagate profumatamente dal Comune per svolgere la medesima mansione e che dovrebbero essere loro le prime ad impegnarsi costantemente nella pulizia dell’Urbe, mentre il bravo cittadino dovrebbe al massimo, impegnarsi a non sporcare la propria città, gettando carta e cicche ovunque, e non differenziando la propria immondizia, ma non mettendosi a pulire le proprie strade in assenza di chi è deputato e pagato a farle! Difficilmente si potrà vedere un milanese mettersi a pulire il tratto di strada di fronte alla propria abitazione o il proprio negozio, perché l’azienda che se ne dovrebbe occupare è latitante, per svariati motivi; eppure a Roma anche questo capita!
Ma forse il problema più grave è proprio la presenza del Sindaco, o meglio la sua perenne assenza: egli appare quasi calato dall’alto, capitato per caso su quella poltrona e poco avvezzo alle dinamiche amministrative. Fare il Sindaco non è indossare una fascia tricolore per tagliare nastri e presenziare ad eventi. Fare il Sindaco è sacrificio e sudore, è fatica e scelte impopolari, soprattutto a Roma, una città molto più complessa di altre, con limiti noti e conosciuti, con difficoltà oggettive e debiti di bilancio che gravano sulle casse comunali, derivati non solo dagli sprechi delle precedenti amministrazioni, ma da un andazzo che l’affaire Mafia Capitale lentamente sta portando alla luce e che coinvolge tutta la politica romana, senza distinzioni di colore e partito.
Il Sindaco de Roma è invece, perennemente in viaggio, soprattutto in America, dove ha vissuto un bel pezzo della sua vita: 15 viaggi all’estero in due anni di mandato forse sono un po’ troppi, soprattutto per ciò che sta vivendo la Capitale. E l’analisi non viene fatta dalla solita arrogante opposizione, ma, invece, dal suo collega di partito, il deputato Pd Michele Anzaldi, che ha fatto il computo di quante volte il Sindaco ha preparato le valige ed è partito: 15 viaggi all’estero, tra istituzionali, (cioè pagati dalla collettività), e privati, in due anni di mandato sono circa una vacanza ogni 48 giorni di lavoro, forse un po’ pochi i giorni lavorativi per provare a rimettere le cose a posto nella Capitale.
Se poi ci si mette pure la sfortuna, o il caso, allora la situazione si fa peggiore: Il Sindaco era in vacanza privata in America nel dicembre 2014 quando Roma venne paralizzata dallo sciopero bianco dei vigili urbani; a maggio 2015 è di nuovo in America quando un violento nubifragio allaga Roma, paralizzandola; di nuovo in vacanza mentre a Roma va in scena il funerale in pompa magna del capostipite dei Casamonica, tra carro trainato dai neri cavalli, corteo funebre composto da Suv e persino un elicottero libero di sorvolare Roma lanciando petali di fiori, uno spettacolo del disgusto, non per i funerali in se (ognuno sceglie le proprie modalità per salutare il caro estinto), ma per la tragica notizia che nessuno sapeva, nessuno credeva, e tutti che cascano dal famoso pero, con rimpalli, scaricabarili e nessuno che si alza dalla propria comoda poltrona per chiedere pubblicamente scusa.
E dalle sue vacanze, il Sindaco Marino, quello che non c’è mai quando servirebbe, ha saputo che il Consiglio dei Ministri, discutendo la relazione del Ministro Angelino Alfano su Mafia Capitale, ha deciso di sciogliere per Mafia il Comune di Ostia ma non quello di Roma. Nei fatti ad oggi il Sindaco non può decidere granché sull’evento dell’imminente Giubileo e nei fatti viene commissariato anche nello svolgimento delle sue mansioni amministrative, forse non fidandosi, il Governo, delle sue capacità.
Ed è, forse, pur vero che Sindaci come Petroselli, Rutelli, Veltroni, pur con tutti gli errori commessi, amavano veramente Roma ed hanno cercato di amministrarla realmente, a differenza invece, di Marino che sembra fuggire da lei, come fa lo scolaro di fronte ad un impegno gravoso.
Perché Roma è una città difficile da amministrare, una città con troppi atavici problemi da risolvere, dove andrebbe fatta, questo sì, una bella pulizia, dai vertici fino agli ultimi posti, per azzerare tutto e ripartire dall’inizio; una città che deve mantenere la sua sacralità, la bellezza del suo glorioso passato, ma dovrebbe anche iniziare a scoprire la modernità di una Capitale.
Perché, come disse Alberto Sordi. “Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi“, e ci vuole rispetto, passione, amore e coraggio per indossare la fascia da Sindaco; ma forse, per il Professor Ignazio Marino è più semplice governarla stando seduti a Central Park!


https://eventiculturalimagazine.com/2015/08/31/reportage-roma-citta-sporca/

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