DIRITTI CIVILI IN UN PAESE INCIVILE
“Quando perdiamo il diritto ad essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi“, disse Charles Evans Hughes, uno tra i più stimati giuristi americani del secolo scorso.
E ogni cittadino dovrebbe sentirsi libero di inseguire la propria felicità; ogni essere umano dovrebbe poter esprimere, nel rispetto della legge, la propria natura, il proprio carattere, la propria indole, liberamente, senza sotterfugi né maschere. E ogni Stato dovrebbe garantire ad ogni cittadino tale libertà, nel rispetto reciproco degli individui, e all’interno di norme giuridiche chiare, precise e risponderti alle reali necessità individuali, senza valutazioni opportunistiche di ordine politico, senza cavalcare mode sociali o difendere granitici dogmi, senza entrare nelle camere da letto, con una smania quasi voyeuristica, solo per stabilire ciò che è lecito o meno, solo per giudicare ciò che è eticamente e moralmene giusto.
Che una coppia di individui, adulti e consenzienti, decida liberamente di rendere “legale” il proprio sentimento affettivo, ottenendo diritti e rispettando precisi doveri, dovrebbe essere lecito senza discriminazioni. Allo Stato non dovrebbe interessare se la coppia sia formata da due individui dello stesso sesso o di sesso opposto; lo Stato non dovrebbe giudicare se è “normale” che un uomo ami una donna, o che un uomo ami un altro uomo, o che una donna sia affettivamente legata ad un’altra donna. Queste sono cose che dovrebbero riguardare la propria sfera personale, la propria vita, la propria camera da letto, il proprio talamo, e lì dovrebbero restare.
Lo Stato dovrebbe solo legiferare affinché una coppia che vive un legame affettivo stabile si possa unire civilmente ed avere precisi diritti e pari doveri.
Per questo l’assenza di una legge in materia di unioni civili rende la nostra società incivile, retrograda e forse anche un tantino bigotta. Parimenti non si può accettare che chi compone una parte minoritaria, per numeri, pretenda di dettare regole alla parte maggioritaria, sempre guardando i numeri che le compongono, sfruttando ed abusando delle magiche paroline come discriminazione e intolleranza, tirando per la giacchetta il legislatore affinché indirizzi la propria mano nella direzione desiderata.
Il disegno di legge Cirinnà, in discussione nelle sedi parlamentari, è una proposta di legge pasticciata, con l’ardire di tentare di stabilire norme e regole giuridiche in materia di unione civile e di convivenza, con troppi richiami al codice civile, in riferimento agli articoli riguardanti il matrimonio, unendo anche l’aberrante articolo sulla stepchild adoption.
Questa proposta è un mostro giuridico, con forti perplessità costituzionali; una legge che vorrebbe accontentare tutti e tutti scontenta, creando forti frizioni e divisioni nella società civile che non aiutano certamente a far emergere una legge giusta ed equa. Si dovrebbe semplicemente qualificare cosa sia una unione civile, al di là del sesso degli individui che la compongono, e stabilire le norme ed i limiti entro i quali gli individui stessi debbano muoversi. In maniera chiara, limpida, fuori da dogmi religiosi e da schemi culturali che le mode dettano.
Se due persone vivono stabilmente insieme e decidono di unirsi civilmente, divendo una coppia giuridica, va benissimo, è giusto e sacrosanto. Ed il legislatore deve adoperarsi affinché tale vuoto legislativo venga colmato. Ma se nel corpo della legge vogliamo inserire le adozioni di fatto, mascherandole, beh ciò è quantomeno discutibile.
Se due individui dello stesso sesso, che vivono in uno status di coppia civile, decidono, sfruttando leggi pasticciate, vuote e vacue, di avere figli, beh, possiamo affermare, senza offendere nessuno, che la cosa va contro natura. Per questo la stepchild adoption, cioè l’adozione del figliastro, è un’aberrazione. Stabilire per legge che in una coppia civile, uno dei due partner possa riconoscere come figlio, il figlio naturale dell’altro, oggi, appare, quanto meno fuori luogo, rispetto al dibattito stesso.
Già il codice civile, in materia di adozioni, stabilisce che un figlio naturale possa essere riconosciuto dal partner del suo genitore, solo nel caso in cui o uno dei genitori naturali viene a mancare, o nel caso in cui uno dei due genitori naturali non lo riconosca giuridicamente.
Per questo, aggiungere nel disegno di legge Cirinnà, l’art. 5, con l’adozione del figliastro, appare una forzatura, ed è fuori luogo. A meno che non si voglia trovare un cappello giuridico alle adozioni per le coppie omosessuali.
E il discorso è abbastanza semplice: due persone dello stesso sesso, pur unite giuridicamente, non possono avere figli naturalmente. E questo è abbastanza comprensibile. Ma ci può essere un caso in cui una persona abbia avuto prima una relazione eterosessuale, da cui siano nati figli, e poi scopra la propria omosessualità. Allora, secondo tale disegno di legge, il nuovo partner potrà riconoscere il figlio che il suo/a compagno/a ha avuto dalla sua precedente relazione. E casi così oggi, sfiorano percentuali piccole.
Ma se una coppia civile omosessuale non avesse figli da precedenti unioni, e desiderasse averli? Beh, si può sempre ricorrere all’eterologa, ma non in Italia, dove è vietata. Basterà allora, trovare uno Stato dove la fecondazione eterologa sia ammessa, una madre a fare da incubatrice per nove mesi, sfornare un figlio, non riconoscerlo, e lasciarlo nelle mani dell’altro genitore naturale, che potrà rientrare in Italia con un figlio naturale per farlo poi riconoscere al suo compagno, vivendo in uno status di coppia civile.
Così avremo due uomini, o due donne, che potranno vantarsi di avere un figlio tutto loro. E a quel punto abbiamo dato una forma quasi legale alla pratica dell’utero in affitto.
È ovvio che nel disegno di legge non c’è scritto, e che in Italia la cosa è vietata. Ma per chi volesse avere un figlio, e non può averlo in modo naturale, per oggettivi impedimenti, potrà rivolgersi a quei Paesi poveri, dove troverà una donna che per una manciata di soldi sarà ben disposta a partorirli. Ribadiamo, questo non è scritto nel disegno di legge Cirinnà, ma è sottinteso, posto tra le righe, sospeso nell’aria solo per accontentare gli egoismi degli adulti. Perché è pur vero che all’eterologa oggi, si rivolgono molteplici coppie eterosessuali, ma questo non giustifica tale mostruosità giuridica.
Dovremmo ricordarci che un figlio è un dono della vita, un dono che, di diritto, non spetta a tutti, ma secondo volontà di Madre Natura. E che è un diritto del bambino avere una famiglia, non il suo contrario.
I figli non possono essere equiparati a semplici desideri da realizzare, tipo voglio una villa al mare, il nuovo SUV ed un figlio, e sono felice. Un bambino è un dono prezioso e, al di là del tema: vive meglio con un papà ed una mamma, o con due papà o con due mamme, tema che deve essere ancora ampiamente dibattuto, si dovrebbe portare maggiore rispetto ad una vita nuova che nasce dall’amore di due persone, piuttosto che inseguire i propri egoismi personali.Inoltre, con il disegno di legge Cirinnà in discussione nelle sedi parlamentari, Renzi è riuscito a bloccare il Parlamento e la società civile in uno scontro ideologico, paralizzandoli con dibattiti faziosi, tra favorevoli e contari, tra cattolici e non, tra pro family e famiglie arcobaleno, distogliendo l’attenzione del popolo sui colpevoli vuoti di cui si sta macchiando questo Governo.Le unioni civili sono argomento interessante, e già da tempo il legislatore avrebbe dovuto mettere mano, ma forse non in questo momento e non in questi termini.
Oggi il popolo vive una situazione precaria, con l’assenza di un lavoro reale, in cui mancano quelle vere riforme per far ripartire la nostra economia, come una detassazione seria ed una vera riforma della nostra burocrazia, argomenti, questi che interessano tutti noi, e non una sola parte. Invece, ci occupiamo di unioni civili, divenute bandiera delle coppie omosessuali, e argomento fortemente demagogico, che riguarda però, solo circa 5/6 milioni di italiani, tra gay e lesbo, dichiarati o meno. Inoltre i vari Alfano, Lupi e compagnia cantando, oggi al Governo con Renzi, dovrebbero spiegare per quale motivo, ieri, al Governo con Berlusconi erano fieri oppositori sulle unioni civili, facendo naufragare qualsiasi tentativo di legiferare in materia, mentre oggi, trovandosi a braccetto con il Governo Renzi, sposano l’iniziativa pur con qualche distinguo. Misteri dolorosi della nostra classe politica, fatta di opportunismo a spese della collettività.
Sui modi, poi, dovremmo calare un pietoso velo. L’argomento dovrebbe essere di iniziativa parlamentare, sul quale il Governo dovrebbe stare a debita distanza, e, invece, Renzi lo ha trasformato in un vessillo personale, sfidando tutto e tutti. Dovrebbe essere un argomento che dovrebbe avere la più ampia maggioranza parlamentare, e per farlo, si dovrebbe partire da un testo condiviso, da denominatori comuni riconosciuti da tutti i partiti parlamentari e non con un disegno di legge imposto, la cui relatrice, la Senatrice Cirinnà, dice tout court, prendere o lasciare, ma nessuna modifica o me ne vado.
Ma questa è l’Italia, un Paese in cui siamo capaci di dividerci ideologicamente su tutto, un Paese che nonostante l’esperienza di antiche battaglie come sul divorzio, ad esempio, continuiamo a restare ancorati a vecchi schemi e preconcetti, affogandoci in sterili dibattiti che impediscono al nostro Paese di evolversi, ma non per imitare semplicemente altri Stati europei, ma per rafforzare la nostra identità e cultura. Ed il Parlamento non è altro che l’espressione del suo popolo che lo ha votato, sempre che ci consentano democratiche votazioni, e non ci impongano maggioranze a geometrie variabili, tanto per tirare a campare.








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