IGINIO DE LUCA ED IL SUO BLITZ ARTISTICO PER FAR RIAPRIRE IL PLANETARIUM
Se è vero che “l’arte non è una forma di propaganda, ma una forma di verità”, come disse J. F. Kennedy, allora il bliz artistico compiuto dall’artista Iginio de Luca, il 27 gennaio a Roma, rappresenta tutta la verità sul degrado e l’abbandono che vivono i nostri monumenti, ostaggi di competenze incompetenti, di rimpalli burocratici, che impediscono di renderli fruibili pienamente, e di essere valorizzati e accessibili al pubblico.
È il caso strano del Planetarium di Roma, chiuso ormai da due anni, per lavori di riqualificazione che, però, non sono mai iniziati, tra rimpalli burocratici, ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato.
Iginio de Luca, nel suo blitz artistico, ha rappresentato il Pontefice mentre ‘apriva’ il pesante portone del Museo della Civiltà Romana, sede del Planetario e Museo Astronomico di Roma; un’altra Porta Santa aperta durante l’anno del Giubileo Straordinario, per gridare finalmente: Habemus Planetarium!
“L’arte per me – afferma de Luca – non è solo denuncia e non è solo provocazione; l’arte è una questione più estesa e complessa. In questo caso e negli altri miei blitz gioco a fare il serio o faccio il serio giocando!”
“Quando una struttura – prosegue – un’istituzione, un bene pubblico come il Planetario viene chiuso da due anni inspiegabilmente, sorge quasi spontanea l’occasione del blitz, l’azione performativa, che suona come una scossa pubblica, una sveglia dal torpore burocratico, dall’inerzia politica. La denuncia, però, è sempre arricchita da sfumature concettuali e visionarie che danno al blitz letture multiple e stratificate”.
E forse, ci servono proprio certi schiaffi artistici per svegliarci da questo profondo sonno in cui viviamo. La nostra cultura appare piatta, sembriamo non accorgerci dello stato in cui versano i nostri monumenti, i nostri musei, la nostra arte. Abbandonati a se stessi, in preda alla schizofrenia della burocrazia, con lungaggini, rimpalli tra competenze, mancanza perenne di fondi, cattivo marketing, e forse, anche un certo disinteresse da parte di tutti noi, società civile, che guardiamo quasi con indifferenza questo scempio.
“L’arte e la cultura – afferma Iginio de Luca – sono le fondamenta di un popolo e di una civiltà. La mancanza in Italia di questi valori è lo specchio di una società e di una classe politica alla deriva, come le barche in mezzo al mare, prive di rotta e in balia di venti impetuosi. In psicologia le prime regole per affrontare il mondo esterno sono la coscienza di sé e una sana autostima: da noi, in termini nazional-popolari, manca sia la prima regola sia la seconda. Noi siamo il frutto di tutto ciò che è stato, siamo il prodotto della politica in primis. Fatte le somme, il risultato purtroppo non torna”.
In Italia viviamo in questo stato quasi comatoso: i nostri musei, i nostri monumenti soffrono la mancanza di fondi per il loro mantenimento, per la loro valorizzazione. Abbiamo un patrimonio artistico, archeologico, paesaggistico, monumentale dal valore inestimabile, che troppo spesso è lasciato in balia degli eventi. Ci sono state forti discussioni quando un privato ha messo fondi propri per il restauro necessario del Colosseo; ci sono state forti discussioni quando un’assemblea sindacale quasi improvvisa, impedì, per alcune ore, ai turisti di visitare Pompei o il Colosseo; ci sono state forti discussioni quando, recentemente, il Ministero dei Beni Culturali ha nominato alcuni Soprintendenti non italiani, perche ciò sembrava sminuire le nostre competenze; abbiamo concesso alcuni nostri beni a privati facoltosi, come la Reggia di Venaria, ad esempio, per party esclusivi, scatenando altre polemiche. Forse si può affermare, con certezza, che non abbiamo una vera strategia su come far crescere il nostro sistema culturale, e andiamo a tentoni, e per tentativi, sperando, forse di imboccare la strada migliore.
“Questioni specifiche come queste – afferma de Luca – sono da studiare e vagliare con serenità, competenza e passione. Le soluzioni da adottare possono essere molteplici e diverse per ogni contesto; certo non sta a me indicarne le strategie e le possibili decisioni”.
“Sicuramente – prosegue – all’origine ci devono essere figure professionali, italiane o straniere per me è uguale, che gestiscano al meglio questi ambiti, che abbiano a cuore il lavoro che svolgono, con una grande dose di professionalità, cultura, esperienza e intelligenza, un pizzico di follia e tanto coraggio. Il tutto adagiato su un letto di onestà, intellettuale e pecuniaria, contenitore quanto mai in via di estinzione che pone una sorta di spartiacque, una condizione imprescindibile da cui ripartire”.
E, immediatamente, ci torna alla memoria un altro blitz artistico di Iginio de Luca, fatto nel 2013, dal titolo ‘Italia for sale’ (http://www.iginiodeluca.com/works/italia-for-sale/); e forse di schiaffi artistici così, ne servirebbero ancora molti, affinché si riesca a prendere coscienza dell’enorme patrimonio artistico che abbiamo tra le mani, e di come lo stiamo maltrattando, della profonda ed immensa cultura che ci identifica e qualifica, e di come la sviliamo.
Non ultimo, l’esempio poco edificante delle famose statue capitoline, velate, o meglio, inscatolate, per non turbare la visita del Presidente dell’Iran Rohani, dimostrando tutta la nostra ignoranza, la nostra ipocrisia, le nostre bassezze.
“L’ipocrisia e il formalismo – sottolinea de Luca – rappresentano il governo italiano da molto tempo e questa notizia ne è la conferma estetica e concettuale”.
E allora, non ci resta che rivolgersi al Divino, affinché interceda per noi, per compiere un vero miracolo, a maggior ragione, durante un Anno Santo giubilare, che è pure Straordinario!
“Per me – afferma Iginio de Luca – il miracolo, se legato al contesto religioso, è un evento a beneficio dei non credenti, di chi non ha fede e si attacca alle verifiche materiali, feticiste, alla prova del nove, stile San Tommaso. Se nel blitz ricorro al miracolo di Papa Francesco è perché do per certo che ormai la politica terrena ha fallito”.
“La parola ‘perdono’ – prosegue – ha un suono strano, ambivalente: se si sposta l’accento sulla ‘e’ viene fuori la disfatta di un popolo, di una collettività, e questo non mi piace. Da un punto di vista spirituale invece può rappresentare la superiorità di chi ha l’illuminazione e dall’alto della sua luce ti concede la grazia e ti riabilita dalla figura di peccatore; ma chi siamo noi per valutare tutto ciò? Finirei piuttosto con la frase di una celebre canzone che recita: ‘nessuno mi può giudicare nemmeno tu’, figuriamoci chi si arroga il diritto di perdonare. Io di certo no!”
Forse l’arte e la cultura riusciranno a perdonare una politica inetta ed incapace, ed una società civile che preferisce chiudere gli occhi davanti al portone sbarrato del Planetarium, senza interrogarsi sul perché di tale prolungata chiusura. E nell’anno del Giubileo della Misericordia, a noi comuni mortali, amanti dell’arte e rispettosi della nostra cultura, non resta che affidarci all’intercessione divina di Papa Francesco, affinché anche la Porta Santa del Planetarium possa schiudersi finalmente, ridandoci la gioia di rivivere questo meraviglioso patrimonio della nostra Storia.





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