CAPITALE INFETTA. L’ESPERIENZA DI ALFONSO SABELLA COME ASSESSORE CAPITOLINO ALLA LEGALITÀ

Capitale infetta è l’ultimo libro pubblicato, per Rizzoli, dal magistrato Alfonso Sabella, ex assessore capitolino nella giunta Marino con delega alla Legalità e alla Trasparenza. È una sorta di diario di bordo scritto dal capitano Sabella, lungo quei dieci mesi vissuti all’interno dell’amministrazione capitolina, chiamato alle armi dal Sindaco Ignazio Marino, dopo la prima retata di arresti, a seguito dell’inchiesta Mondo di mezzo.

Serviva una figura autorevole, forse, al Sindaco Marino, all’interno della sua giunta, una figura limpida, estranea al sistema politico e partitico, cui affidare un assessorato nuovo, quello alla legalità per dare un segnale forte all’intero sistema, che il vento doveva cambiare. Alfonso Sabella ha risposto positivamente, per senso del dovere, perché è un uomo dello Stato, perché ama Roma, la città che lo ha adottato, perché ad Alfonso Sabella le sfide piacciono.
E combattere la criminalità organizzata, la Mafia, inseguire pericolosi latitanti per consegnarli alle patrie galere, o combattere un sistema mafioso che ha infangato l’immagine della Capitale, per lui, si equivalgono.

Sapevo – scrive nel libro – che, accettando l’incarico di assessore alla Legalità, la mia lista di nemici si sarebbe enormemente allungata. Sapevo che mi sarei dovuto confrontare con sepolcri imbiancati e farisei, con lecchini di corte e adulatori falsi come i soldi del Monopoli, con criminali in giacca e cravatta e con i loro pavidi servi, con funzionari corrotti e dirigenti ignavi o con dirigenti corrotti e funzionari ignavi, con politici attenti solo a difendere la propria posizione e dipendenti interessati solo a difendere i loro privilegi, con imprenditori mazzettari e con lobbisti della peggior specie, con potenti manovratori e stupidi burattini, con finti amici e stucchevoli sostenitori”. Sapeva, Alfonso Sabella che si sarebbe dovuto scontrare con un mondo infame, malato, illogico, per chi vive secondo la regola dell’onestà. Sapeva che l’infezione capitolina non era cosa di questa giunta o di quella precedente, ma che era un sistema malato da sempre, dove il servizio pubblico favoriva certe lobby, i soliti noti, personaggi ambigui per ottenere personali tornaconti, con la politica ed i partiti, deboli, incapaci di somministrare le giuste medicine, spesso pure collusi con tale sistema.
E mettere ordine in tutto ciò, in un tempo così breve, con strumenti non sempre adatti ed efficaci, è cosa ardimentosa. Ma lo ha fatto anche per tutti quei dipendenti pubblici, e non sono pochi, che sono onesti, che svolgono il loro lavoro seriamente, con passione, anche se sono limitati, per via degli aggiornamenti professionali che non vengono effettuati, e proprio per questo vengono relegati nei sottoscala, in uffici di scarsa valenza, dove vengono mortificate le loro capacità, solamente perché non sono contigui al sistema del malaffare, non sono organici a tale modo di concepire l’amministrazione comunale.
È un sistema che va avanti così da sempre, in cui si bypassano le normative di legge, ci si dimentica di controllare, di vigilare, affinché i soliti noti possano godere di illeciti proventi, quei soldi pubblici sprecati non per dare benessere ai cittadini ma per ingrassare le unte ruote di un sistema criminale.
È la regola delle gare d’appalto affidate direttamente anziché attraverso gara pubblica; è la regola dell’assenza di controlli, di verifiche sulle aziende ed imprese a cui si fanno tali affidamenti; è la regola di una burocrazia lenta e macchinosa in cui documenti preziosi si possono volutamente, smarrire, omettere, nascondere, senza che qualcuno riesca a supervisionare tale operato.
È la regola dell’emergenza perenne, una costante quasi tutta romana, per cui, scattando l’emergenza tutto sembra divenire lecito, con la scusa che non si può creare un disservizio ai cittadini.
La programmazione è una entità sconosciuta al sistema, volutamente; perché l’emergenza crea deroghe, le maglie amministrative si allentano e tutto diviene possibile per chi vuole ingrassarsi con i soldi pubblici.
L’emergenza abitativa, l’emergenza immigrati, l’emergenza viabilità, l’emergenza rifiuti, quella per gli asili nidi, quella per gli spazi verdi, persino un’improvvisa bomba d’acqua, tutto è utile per mettere in scacco l’amministrazione capitolina, per aggirare regole e normative, per lucrarci sopra.
È il sistema ideato da Buzzi con le sue cooperative, a cui si è unito il braccio armato di Carminati, un criminale rigurgito neofascista, che credevamo già sepolto. Un sistema che non fa altro che continuare un’opera corruttiva seguendo un solco tracciato già da cinquant’anni e più, rendendolo più attinente ai tempi moderni, ma ricavandone lucrosi guadagni, come sempre è stato.


Sabella non si nasconde dietro un dito, non cela nomi e cognomi, non si vergogna di raccontare con precisione, fatti, sistemi, realtà che altrimenti, ci sarebbero giunte, a noi cittadini spettatori di tale oscenità, solo filtrate attraverso le notizie, dagli organi d’informazione.
La sua è stata una continua corsa contro il tempo, un tempo che fuggiva continuamente, che inesorabilmente si consumava tra un’emergenza e l’altra. Pochi gli strumenti a sua disposizione, poche le possibilità di cambiare un intero sistema in soli dieci mesi, ma almeno, grazie al suo operato, sappiamo che si può cambiare e si deve cambiare.
Qualche segno devo averlo comunque lasciato – scrive Sabella nel suo libro – Forse qualcuna delle mie iniziative verrà completata, forse altri condivideranno le mie strategie e i miei progetti e si muoveranno nella stessa direzione. O forse no. Ma importa poco, quello che conta veramente è che, da quella grande retata del 2 dicembre 2014, a Roma niente è più uguale a prima, che da quel momento nessuno potrà più sottovalutare il pericolo che mafie e corruzione rappresentano per la stessa tenuta delle istituzioni democratiche nella Città eterna, che chiunque sarà chiamato a governarla non potrà fare a meno di mettere alla base della sua azione politico-amministrativa il rispetto delle leggi e delle regole, la disciplina dei comportamenti e l’onore del Campidoglio; e non ci sarà mai più bisogno di alcun assessore alla Legalità”.
Un libro, Capitale infetta, utile a tutti noi, per capire e comprendere i meccanismi criminali che si celano dietro la macchina amministrativa, per giudicare l’operato di chi è deputato ad amministrare la Capitale d’Italia, di chi ha l’onore e l’onere di lavorare nel mondo della pubblica amministrazione. Perché non ribellarci a tutto ciò, ora che sappiamo, ci renderebbe solo complici di questo sistema malato.




https://eventiculturalimagazine.com/2016/03/07/capitale-infetta-lesperienza-di-alfonso-sabella-come-assessore-capitolino-alla-legalita/

Commenti