LETTERA APERTA: QUALE SOCIETÀ STIAMO COSTRUENDO?
Scrivere oggi di figli adottivi, di figli surrogati, di maternità costruite in laboratorio, di diritti genitoriali e dei diritti, altrettanto sacrosanti, dei figli è cosa sterile; entrare a gamba tesa in un dibattito così spinoso rischia, quantomeno di acuire certi isterismi. Oramai il dibattito è pregno di putridume, è uno sterile monologo tra fazioni arroccate sui propri convincimenti, da cui è difficile scardinarli.
Ma non si può continuare a tacere, ad accettare lo svilimento di valori fondanti di una società che si definisce civile, a vedere calpestata la ragione in nome di egoismi personali, vedere fazioni che si lanciano insulti, difendendo strenuamente la propria posizione, senza lasciare un minimo spazio al dubbio, ad un dibattito costruttivo. Vedere la società divisa tra conservatori e progressisti, tra tradizionalisti e alternativi, potrebbe essere alquanto folcloristico, ma se in ballo poi, ci sono valori reali, diritti e doveri veri, allora dovremmo fare tutti un bel passo in dietro, posare le armi dialettiche e fare uno sforzo in più, per costruire la nostra società. Seriamente.
Abbiamo visto il nostro Parlamento bloccato per mesi sul dibattito sulle unioni civili. Beh, partiamo da un presupposto che dovrebbe spazzare via ogni dubbio: le unioni civili non sono un vessillo delle coppie omosessuali, è un diritto/dovere che spetta a loro quanto alle coppie eterosessuali.
Non è un matrimonio, nella sua essenza, e mai lo sarà, quindi, si mettano in pace tutti coloro che gridavano allo scandalo, coloro che si preoccupavano di salvaguardare la famiglia tradizionale. L’unione civile è il riconoscimento giuridico di una coppia, è un contratto, puro e semplice, e come tutti i contratti, può essere sciolto, quando l’amore, certi interessi, certe volontà, certi desideri vengono a mancare, e si decide di percorrere strade diverse, ognuno per la propria via. È nella natura umana che ciò possa accadere, e non esistono coppie migliori, rispetto ad altre, coppie immuni al deterioramento affettivo, né un legge può fornire gli anticorpi giusti affinché tale malessere non arrivi.
Se due persone adulte, decidono liberamente di unirsi civilmente è giusto che lo facciano, al di là del sesso dei componenti, che non deve essere una discriminante. Stanno costruendo una unione civile, stanno accettando dei diritti di fronte allo Stato, che li unisce, ricevendo, parimenti, precisi doveri. Quindi, per favore, togliamo da questo dibattito vessilli arcobaleno, riponiamo nel cassetto gli ipocriti laccetti colorati, che troppo spesso abbiamo usato per schierarci acriticamente in questo dibattito, per opportunismo, per visibilità, per arroganza, senza guardare attentamente lo status quo di tale dibattito. E, cortesemente, togliamo da questo dibattito la fede, le immagini della Sacra Famiglia e le nozioni teologiche; lasciamo tutto ciò alla catechesi, e chi ha una fede in cui credere, beh, non venga a convincere chi a tale fede non vuole aggrapparsi. Piuttosto si impegnino a difendere la famiglia, pungolando i Governi e la politica affinché si assumano l’onere di salvaguardarla, di rafforzarla, di tutelarla, piuttosto che difenderla in piazza e dimenticarsela quando sono, poi, nel segreto delle urne.
Ma quello che sta divenendo argomento aberrante è il tema della genitorialità. Per diritto naturale, soltanto l’unione di un uomo ed una donna può generare un altra vita. Questo al di là di vincoli matrimoniali, di unioni civili, di leggi umane, costruite in Parlamento, spesso inseguendo la pura demagogia. E la Natura è tanto strana che, talvolta, tale miracolo non lo compie affatto, nonostante l’ardente desiderio, nonostante l’infinito amore, o i personali egoismi che uniscono lui e lei.
Appunto, lui e lei. Non ci sono altre soluzioni in Natura.
Poi, si è tentato di inserire in un disegno di legge sulle unioni civili, la possibilità di costruirsi fuori dalla Natura il proprio bimbo agognato. È ovvio, questo non c’è scritto, ma la stepchild adoption altro non era che il primo mattoncino in questo senso. Non me ne voglia nessuno, ma l’adozione del figliastro, quando una legge sulle adozioni già esiste, altro non era che il paravento per consentire ciò che Natura non consente: far sì che una coppia di individui dello stesso sesso possano avere un loro bambino. Infatti, loro naturalmente non potrebbero averli, ma se il bimbo già esiste, allora possono entrambi riconoscerlo come proprio.
E, non prendiamoci in giro con la storiella della legge 40 che vieta, in Italia, l’eterologa, la madre surrogato etc. Il vizietto lo avevano già certe coppie eterosessuali, che non potendo avere bambini loro, causa la sterilità, ad esempio, invece che donare il proprio amore ad un bimbo orfano, correvano egoisticamente verso madri incubatrici, padri donatori, costruendosi il loro bimbo in un freddo laboratorio, piuttosto che dentro un caldo talamo. Ora tale vizietto lo vogliamo offrire come diritto acquisito anche alle coppie omosessuali.
Ed il caso Vendola ne è divenuto esempio lampante. Egli vive la propria omosessualità serenamente? Benissimo! Egli vive una storia d’amore alla luce del sole, senza sotterfugi, maschere ed imbarazzi sociali? Benissimo! Ma che diritto avevano, lui ed il suo compagno, di mettere al mondo una creatura attraverso la fecondazione artificiale? se non giustificare tutto ciò come puro egoismo?
Loro si amano, ma non possono concepire un figlio? Allora, trovano su internet una donatrice di ovuli, poi una donna che dietro compenso, si trasforma in incubatrice, la quale mette al mondo un bambino che, come un pacco regalo, dona alla novella coppia omosessuale. È questa la società che vogliamo creare? Donne che perdono il loro diritto, il loro privilegio di divenire madri, trasformandosi in un surrogato per egoismi compulsivi; figli che perdono il loro diritto ad avere una madre, dopo essere stati dentro di lei per nove mesi, dopo essere cresciuti dentro di lei, averne succhiato il nutrimento vitale, aver sentito il battito del suo cuore, il suo respiro. Trattato, invece, come rifiuto, che una volta espulso dal proprio corpo, viene regalato ad altri, totalmente sconosciuti a lui.
Vendola, difendendo la loro scelta, ha parlato di un figlio nato dal loro amore. Ma quale amore! quel loro bambino è frutto di un esperimento artificiale, è un bricolage di pezzi umani, lo sperma mio, l’ovocita di lei, l’utero di un’altra; tre perfetti sconosciuti che non si sono mai amati, ma hanno offerto parti del loro corpo per inseguire una mostruosità. Il loro stupido egoismo è stato esaudito, un laboratorio ha compiuto il miracolo che Madre Natura non voleva compiere. Ma i diritti di questa nuova vita dove sono? Quando la sua età lo porterà ad interrogarsi su chi è, perché è venuto al mondo, dov’è la madre che lo ha concepito, perché non lo ha voluto, cosa gli spiegheranno, loro?
Vendola, da buon comunista, gli dirà che una volta loro i bambini li mangiavano, oggi, invece, li comprano su internet?!?
È questo l’assurdo che stiamo costruendo, come società. E dove sono le femministe di un tempo, quelle che scendevano in piazza, agitando reggiseni, urlando: “il corpo è mio, e ne faccio ciò che voglio!”? Si sono trasformate in incubatrici di figli altrui? Sono divenute pezzi da assemblare per creare nuove vite? Dov’è quella dignità che reclavavano, se per due soldi, anche se 150.000 € non sono proprio spiccioli, vendono il proprio corpo, solo per soddisfare un egoismo umano?
E non vorrei neanche minimamente dare peso e fondamento all’ipotesi, ventilata in un articolo comparso recentemente sull’Unità, nella quale si asserisce che i genitori non sono coloro che ti mettono al mondo, ma coloro che ti crescono, una sorta di genitorialita sociale, per cui perderebbe ogni significato il ruolo di padre e di madre, che potrebbero essere intercambiabili, o addirittura, essere uno dei due, proprio assente completamente.
Perché, dare credito a tale affermazione, farla divenire humus fertile su cui costruire questa nostra società equivarrebbe a distruggere ogni valore fondante, equivarrebbe a perdere ogni dignità sociale, equivarrebbe a contribuire a creare una società arida, qualunquista, vuota.
A noi basterebbe solo ricordare ciò che disse l’allora segretario di SEL, Nichi Vendola, nel 2010, durante la campagna elettorale, in cerca del secondo mandato come Presidente della Regione Puglia: “Bisogna avere rispetto per le donne, per la loro dignità, per la loro sensibilità. Non si può immaginare che siano carne macello, corpo da mercimonio”. Beh, se non è mercimonio comprare da una donna ovociti, da un’altra un utero, solo per soddisfare un bisogno di paternità, che il tuo compagno non potrebbe darti mai, allora cos’è il mercimonio del corpo femminile? Riflettici.









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