LUCIA LAVIA È EMMA BOVARY, UNA DONNA ALLA RICERCA DELLA LIBERTÀ
“Ma una donna ha continui impedimenti. A un tempo inerte e cedevole, ha contro di sé le debolezze della carne e la sottomissione alle leggi. La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c’è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene”.
Madame Bovary è così: una corda di violino tesa tra realtà e desiderio; il desiderio di fuggire via, di vivere una vita avventurosa, come le protagoniste dei suoi romanzi, e la realtà così borghese, così limitata della provincia, con le sue regole di vita che la opprimono e la soffocano.
Sogna di vivere un’altra vita, di sentirsi soddisfatta nel piacere della carne, nel piacere dell’anima, di vivere negli agi e nel lusso, ma deve inghiottire il boccone amaro di una vita misera ed infelice.
Lei è donna, sente di non essere la padrona del proprio destino, e allora si getta tra le braccia di amanti, che le fanno vivere un effimero brivido di vita. Tradisce il marito, sperando in cuor suo, che uno di questi uomini amati nel segreto, la possa strappare via da quel suo sposo che non la comprende, da quella sua vita così piatta e grigia.
Ma sarà solo un viaggio senza ritorno verso gli inferi, tra mille inganni e mille bugie dette per nascondere le verità, tra tradimenti, illusioni e disillusioni.
I debiti che lievitano, per condurre una vita benestante, ben al di sopra delle sue possibilità; un marito così lontano da lei, uno che si è accontentato del poco che ha, senza ambizioni, senza sogni; quegli amanti, a cui si aggrappa disperatamente, sperando che possano, finalmente, portarla via dalla noia quotidiana, e che invece le donano solamente un brivido di vita, che vola via come un battito d’ali; tutto gioca a suo sfavore, il fato diventa cattivo con lei, e pian piano si troverà affogata in questo mare di infelicità, di bugie, di debiti, per cui morire le apparirà la cosa più dolce che possa fare.
La Madame Bovary portata in scena al Piccolo Teatro Eliseo, è stata una sublime trasposizione del romanzo scritto da Flaubert, così aderente al testo originale, ma anche così viva ed emozionante, grazie al prezioso lavoro di Letizia Russo e alla regia di Andrea Baracco.
E la bravissima Lucia Lavia è riuscita a rendere Madame Bovary un personaggio vero e vibrante, così volitiva, così desiderosa di trovare un angolo di felicità nella sua grigia vita, così sensuale, forse perché, Madame Bovary sa che il suo corpo è l’unica moneta che possiede per potersi pagare il viaggio verso una vita migliore.
Grazie alla sua interpretazione, il pubblico è riuscito a rivivere tutta la disperazione di Emma, la sua voglia di lottare contro un destino avverso, di conquistare il suo piccolo Paradiso, attraverso falsità e bugie, che ingannano, la illudono e la disilludono.
La Emma Bovary portata in scena non rappresenta la follia umana, ma declina tutta la disperazione di una donna che cerca fortemente la propria felicità, ingabbiata tra il conformismo ed il bigottismo di una società di fine ottocento.
Per questo, il regista opta per gli abiti storici, proprio per legare maggiormente la figura di Emma al periodo in cui è ambientato il romanzo; e anche per questo, la scenografia è minimalista, una sorta di gabbia con una scalinata che porta ad un ballatoio, con inferriate dietro cui nascondersi, una prigione, quasi, nella quale Emma Bovary vive, un rifugio sicuro nel quale Emma trova riparo, ma è fatto di inganni, di astuzie, di bugie e di miseria, che inesorabilmente la schiacceranno.
Le luci e le musiche caricano le atmosfere di forte phatos, coinvolgendo maggiormente il pubblico, trascinandolo nella misera disperazione della povera Emma.
E quella che doveva essere per Madame Bovary una fuga verso la felicità si trasforma in una discesa verso gli inferi, una disperazione che la distruggerà, e che solo la dolce morte potrà liberarla. E nel suicidio troverà pace, la fine al suo dolore di vivere, e potrà gridare finalmente “Emma Bovary sono io!”





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