“LA MUSICA È IL CIBO DELL’AMORE”: LA DODICESIMA NOTTE DI CARLO CECCHI
“L’amore è così pieno di forme mutevoli da esser lui solo fantasia suprema”.
È l’amore il motore che muove questa superba commedia corale, la Dodicesima notte, una tra le più famose scritte da William Shakespeare. L’amore giocoso, fatto di scaramucce e d’inganni, l’amore ardente e passionale, l’amore che illude, che si diverte a cambiare i piani, a giocare con i sentimenti, ma alla fin fine, poi, tutto sistema e tutti rende felici.
La Dodicesima notte è una straordinaria commedia corale, in cui due trame distinte vengono ad incrociarsi creando equivoci e divertenti siparietti.
Da un lato troviamo le vicende di due fratelli gemelli, Sebastian e Viola, che scampati ad un naufragio, giungono in una terra a loro sconosciuta, l’Illiria, e credono l’uno di aver perso l’altra. Viola, raggiunge la corte del duca Orsino, divenendo il suo paggio, mascherata, però, da uomo, facendosi chiamare Cesario.
Il duca è follemente innamorato della contessa Olivia, che però è in lutto per la morte del suo amato fratello, e per un voto fatto, respinge ogni assalto amoroso. Il compito che affida il duca Orsino al paggio è quello di portare ambasciate amorose alla contessa, sperando di convincerla ad amarlo. Viola, appena conosciuto il duca, si innamora di lui, ma deve castrare tale sentimento, vista la sua finta condizione di uomo, e si dedica all’ingrato compito affidatole.
Giunta alla corte di Olivia, riesce a convincerla ad incontrarla, dal momento che, per quel voto fatto, rifiuta ogni incontro con gli uomini. Viola consegna il messaggio del suo nuovo signore, ma Olivia, vedendola, e credendola uomo, si innamora follemente di lei.
Qui entrano in scena i personaggi della corte di Olivia, protagonisti della seconda trama della commedia shakespeariana: Maria, la cameriera della contessa; lo zio di Olivia, sir Tony Belch, un uomo greve, ubriacone e, per questo, triviale; Sir Andrew Aguecheek, amico di Sir Tony e spasimante di Maria, un uomo semplice, un po’ allocco e per questo viene messo sempre in ridicolo; Feste, il buffone di corte, è il protagonista di divertenti parentesi ed è anche il latore di diverse canzoni presenti nella commedia; infine, abbiamo Malvolio, il capo servitù di corte, un uomo pieno di sé, arrogante e presuntuoso, innamorato di Olivia, più per un proprio riscatto sociale che per un puro sentimento.
“Alcuni nascono grandi, alcuni conquistano la grandezza, ed altri hanno su di loro una grandezza imposta dall’alto”, afferma Malvolio nella commedia, e sarà questo suo desiderio a portarlo dritto dritto al centro della beffarda trama ordita da Maria e da tutti gli altri di corte, per metterlo in ridicolo agli occhi di Olivia ed umiliarlo. Nel frattempo, compare sulla scena Sebastian, il fratello gemello di Viola, che la crede annegata, e, pure lui giunge alla corte del duca Orsino. È insieme al capitano di vascello Antonio, suo compagno di naufragio, segretamente innamorato di Sebastian, ma che non può raggiungere la corte del Duca, perché in passato gli ha rubato dei denari e rischia, per ciò, la galera; quindi decidono di separarsi.
Olivia, colpita dalla freccia amorosa, vuole rivedere il paggio Cesario, e farle capire del suo amore, e per questo invia Malvolio per consegnarle segretamente un dono.
Intanto Maria ed i suoi compagni di sberleffi attuano il loro piano beffardo contro il povero Malvolio: gli consegnano una lettera finta, facendogli credere che sia di Olivia, nella quale dichiara il suo segreto amore per lui. Egli, convinto della veridicità della missiva si copre di ridicolo, pur di apparire alla contessa, seguendo gli ordini che gli impartiva la falsa lettera, e suscitando sconcerto ed ilarità presso gli astanti che lo vedevano.
La commedia si conclude con un incontro fortuito alla corte di Olivia: i due fratelli gemelli finalmente si incontrano, e possono liberarsi delle loro maschere sociali; Olivia arde di passione, ricambiata, per il vero Sebastian, mentre Viola, finalmente vestita da donna, può dichiarare il suo amore per Orsino, che, ricambia. La stessa Maria e sir Toby finalmente si dichiarano il loro amore reciproco. Una grande festa anima la scena, una festa d’amore, in cui ognuno ha trovato la sua dolce metà, e negli occhi dell’amato riscoprono il vero amore. Tutti, tranne il povero Malvolio, che vittima della beffa, coperto di ridicolo, messo alla berlina davanti a tutti, non viene invitato alla festa di corte, e, in disparte schiuma rabbia.
Una commedia degli equivoci, in cui il travestimento gioca un ruolo fondamentale nella struttura scenica, quella creata da Shakespeare; una commedia divertente ed arguta, in cui i due registri lessicali, quello alto, proprio dei signori e quello più popolare, tipico della servitù, si fondono armoniosamente, senza appesantire la commedia stessa, ma anzi, creando molteplici spazi giocosi e divertenti.
E la Dodicesima notte, portata in scena al Teatro Eliseo dal Maestro Carlo Cecchi, è una fedele riproduzione dell’originale shakespeariano, senza superfetazioni, senza orpelli e sovrastrutture.
Carlo Cecchi ha lasciato parlare la magia comica del grande drammaturgo inglese, mettendosi al suo servizio, lasciando vivere libero tutto il giocoso canovaccio della commedia originale.
Egli cura con maniacale attenzione la regia, e, interpretando Malvolio, sembra quasi guidare, con la sua esperienza tutta la giovane e affiatata compagnia, dettando tempi scenici, conducendo gli attori, giovani, ma per nulla acerbi, con passi sicuri nel meraviglioso mondo comico shakespeariano.
Una commedia che ha ritmo e brio e che non annoia per nulla lo spettatore, felicemente coinvolto nelle sue trame, così semplici ma divertenti, grazie anche alla raffinata traduzione del testo da parte della poetessa Patrizia Cavalli, nei suoi giocosi scambi d’identità e di genere, nelle simpatiche e sottili trame ordite ora dalla servitù ora da Amore, travestito da Fato dispettoso.
Una sorta di folle danza carnevalesca sembra animare tutta la scena, resa ancora più spettacolare dai costumi, curati da Nanà Cecchi, d’epoca, sontuosi ma dai colori vivaci e brillanti, risaltati ancora di più dalla scenografia scura sullo sfondo, che crea una dimensione de jeu indefinita, senza alcuna pretesa illustrativa o realistica, proprio per lasciare maggiore spazio, senza appesantirlo, al susseguirsi rapido e leggero della commedia shakespeariana.
Ma la vera novità di questa commedia, portata in teatro dal Maestro Carlo Cecchi, è la musica unica ed originale di Nicola Piovani, che accompagna dal vivo tutto lo svolgersi delle vicende.
Perché nella commedia scritta da Shakespeare, se l’Amore è vero motore che anima la storia narrata, la musica non fa da sfondo, non si limita a fungere da commento scenico, ma diventa essa stessa azione.
“Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare, datemene senza risparmio, così che, ormai sazio, il mio appetito se ne ammali, e muoia”, recita il Duca Orsino nell’atto primo.
Perché, in fondo, la Dodicesima notte è una commedia d’amore, dai tratti semplici e un po’ agrodolci, che solo chi, come il Maestro Carlo Cecchi, ama profondamente William Shakespeare, riesce a tradurre versi e scene in una realtà poetica vera, viva e godibilissima, in cui i primi a divertirsi, ancor prima del pubblico, sono gli attori stessi.
https://eventiculturalimagazine.com/2016/03/29/la-musica-e-il-cibo-dellamore-la-dodicesima-notte-di-carlo-cecchi/







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