ROSARIO PRIORE, LA STRAGE DI BOLOGNA ED UNA VERITÀ STORICA DA RICERCARE


Sollevare il velo sulla strage di Bologna è un dovere soprattutto per chi, come me, ha indagato a lungo sulle vicende più torbide della storia dell’Italia repubblicana e conosce bene i limiti della verità giudiziaria. È arrivato il momento, dopo trentasei anni, di spiegare cose che ancora rimangono in sospeso”.

Così scrive il Dottore Rosario Priore, nel suo ultimo libro inchiesta, I segreti di Bologna, scritto insieme all’avvocato Valerio Cutonilli.
Quella strage alla stazione, che colpì nel cuore Bologna, quel 2 agosto del 1980, torna di nuovo sotto i riflettori, riaprendo un dibattito che non si è mai sopito veramente, nonostante un lungo e difficile iter processuale che ha raggiunto una sentenza di condanna senza però individuare né i mandanti della strage né chiarire i motivi che spinsero all’efferato atto criminoso.
Il Dottor Priore, insieme all’avvocato Cutonilli, ripercorrono “il filo sottile ma tenace che collega questo eccidio al contesto nazionale e internazionale dell’epoca”, rimettono insieme i mille tasselli di questo caotico puzzle, cercando nuove prove tra documenti già attenzionati ed altri inediti, perché “la verità non ha tempo: non è mai troppo tardi per raccontarla”; e sulla strage di Bologna ci sono ancora troppi misteri, troppe zone grigie, tante piste che andrebbero vagliate attentamente e non abbandonate così celermente.
Lo sa il Dottor Priore, magistrato di fama internazionale, uno tra i massimi esperti di organizzazioni terroristiche; lui si è occupato di diversi casi tra i più scottanti e delicati della nostra storia repubblicana, dalle organizzazioni politiche extra parlamentari eversive, come le BR, al processo Moro, dalla Strage di Ustica all’attentato a Papa Giovanni Paolo II, che considera “tra le molteplici indagini svolte, la più difficile e più affascinante, soprattutto per aver potuto visionare gli archivi segreti vaticani”.
Il Dottore Rosario Priore è conscio che non sempre la verità riesce ad emergere pienamente in un processo, ed i motivi sono diversi, come la mancanza di prove certe ed oggettive, oppure certe pressioni che in determinati tempi storici non permettono di giungere ad una piena conoscenza dei fatti accaduti, ma sa anche che “un buon giudice deve possedere l’integrità morale e l’onestà intellettuale”, qualità importanti per poter svolgere al meglio il proprio compito che è molto delicato.
E con la stessa onestà intellettuale che lo ha contraddistinto durante la sua lunga carriera professionale, il Dottor Priore si è accinto nella scrittura di questo interessante testo, insieme all’avvocato Cutonilli, non con l’intento di aprire un nuovo sterile dibattito, non per acuire antiche e dolorose ferite, ma per fornire un fattivo contributo affinché una verità piena e senza ombre, possa emergere finalmente.
L’intento del nostro testo – spiega il Dottor Priorenon è quello di attaccare la sentenza già emessa, di criticarla, cosa che non ho mai fatto nei miei quarantacinque anni di attività di magistrato; nasce invece, da un ragionamento più complesso, che evidenzia come altri aspetti della verità storica non sono stati presi nella giusta considerazione, aspetti che hanno un peso nei fatti accaduti a Bologna”.
I segreti di Bologna – prosegue – vuole semplicemente fornire un contributo alla discussione, affinché si possa giungere ad una verità definitiva che farebbe bene al Paese”.
Perché lo scoppio di quell’ordigno alla stazione bolognese, quel 2 agosto del 1980, alle 10.25, fu un atto terroristico devastante, che provocò 85 morti e più di duecento feriti; un evento tragico che fece dire al Presidente Sandro Pertini, appena giunto a Bologna: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.
E sui fatti accaduti alla stazione bolognese è scesa una cappa grigia di mezze verità, di depistaggi, di omissis, di piste abbandonate quasi subito; un lavoro, questo, che non hai mai permesso di giungere a quella verità piena, una verità senza zone d’ombra, ed ha trasformato questo evento tragico in un nervo scoperto, una ferita ancora sanguinante, che torna a fare male appena vengono pubblicati nuovi testi, appena si avanzano nuove ricerche che si allontanano dalla verità processuale.
Quella di Bologna – afferma il Dottor Priorerappresenta una grande tragedia della nostra storia repubblicana; la ricerca della verità è un dovere di tutti noi, soprattutto nel rispetto delle vittime di quell’attentato, anche se, non sempre si riesce a sentire forte questo desiderio, forse per interessi di parte, forse perché certe verità sono scomode e non piacciono, anche se oggi la situazione sta mutando”.
Il processo ha stabilito che la pista eversiva della destra extra parlamentare è responsabile dell’attentato alla stazione bolognese, condannando Mambro, Fioravanti e Ciavardini, tre membri dei NAR, come esecutori della strage, ma non ha mai individuato i mandanti, né ha stabilito le ragioni che li hanno spinti a compiere l’atto criminoso, se non una generica attuazione di un piano eversivo teso a destabilizzare l’ordine pubblico per spingere la politica italiana ad attuare un regime più autoritario.
Ma troppi depistaggi vennero eseguiti nel corso degli anni, per indirizzare le indagini in una unica direzione; troppe piste probabili, che aprivano a nuovi scenari, furono presto abbandonate, bollate come fantasiose, come fuorvianti, perché si allontanavano da quell’unica verità che doveva essere presa in considerazione: la matrice eversiva di destra.
Non entro – afferma il Dottore Rosario Priorenel merito del processo, mi limito ad avanzare dei dubbi, senza sminuire responsabilità o deviare il corso delle indagini”.
Ci sono – prosegue – dei fatti storici che devono essere ancora valutati attentamente. A mio giudizio, la pista palestinese non può essere scartata in modo aprioristico, perché non possiamo dimenticare gli scenari politici italiani ed internazionali all’interno dei quali avviene sia la strage alla stazione bolognese, ma, anche, un mese prima, la strage di Ustica. Ci sono molti eventi che devono essere collegati fra loro, molte prove che devono essere cercate, vagliate, approfondite, ed il nostro lavoro è un contributo alla ricerca di una verità storica, che ancora manca”.
Infatti, si dovrebbero ricordare quelli che furono chiamati gli anni di piombo, anni di forti tensioni politiche, anni di stragi e di omicidi eccellenti, anni difficili, che nascono con la strage a piazza Fontana, a Milano, nel 1969, e terminano con la strage bolognese, nel 1980. Furono anni in cui la fragilità politica, la sua debolezza, non riuscì a fermare questa grossa tensione, in uno scenario politico internazionale congelato in due blocchi ideologici e politici, divisi da un muro e da cortine di ferro. Sono gli anni della guerra fredda, e l’Italia, si trova al centro di molteplici interessi geopolitici, ma non ha la forza politica per affermare la propria autorità. Sono anni di grandi fermenti nel mondo arabo, in Medio Oriente come nei Paesi dell’Africa mediterranea, gli anni di lotta tra i palestinesi e lo Stato d’Israele, una lotta armata, una lotta terroristica, in cui tanto sangue innocente è stato versato.
Sono anni in cui alla diplomazia ufficiale si aggiunse una più sotterranea, spesso portata avanti dai servizi segreti, che, in nome di una “ragione di Stato”, stipula accordi non ufficiali, ma validi ad evitare atti terroristici sul proprio suolo patrio.
In questi anni difficili e complessi molti fatti accaduti non hanno ancora trovato una risposta piena; molti depistaggi, molte prove mancanti non hanno permesso di rivelare tutti i retroscena di fatti drammatici, tutti i loro risvolti, di disvelare tutti i protagonisti che hanno perpetrato crimini. E la strage di Bologna presenta ancora molteplici zone oscure, moltissimi dubbi ancora permangono, nonostante un processo celebrato e dei colpevoli condannati. E prima della strage alla stazione di Bologna c’è stata la strage di Ustica, l’abbattimento improvviso di un aereo civile, la morte di innocenti, e mille ipotesi che emergono tra i molteplici depistaggi.
Sulla strage di Ustica – afferma il Dottor Priorenonostante i tanti depistaggi, e le innumerevoli difficoltà nel reperire le prove, una verità piena è emersa; sulla strage di Bologna, purtroppo, questo non è ancora avvenuto, e lo sforzo di tutti è quello di cercare prove per giungere così, ad una verità certa, senza dubbi”.
Perché i misteri che avvolgono la strage di Bologna, sono tantissimi, come ad esempio i collegamenti tra le nostre BR e le frange estremiste e violente dell’OLP, o la presenza quel giorno a Bologna di un  terrorista tedesco di estrema sinistra legato al gruppo di Carlos e al FPLP, o come l’esistenza di un Lodo Moro, ed il suo ruolo giocato nei rapporti tra l’Italia e le organizzazioni palestinesi; misteri che devono essere dissipati ancora, e sui quali il libro inchiesta di Priore e Cutonilli cerca di fare luce.
La verità – afferma il Dottore Priorenon sempre riesce ad emergere facilmente; si deve fare una attenta ricerca delle prove, e ci dovrebbero essere anche le condizioni storiche e politiche che permettano alla verità di emergere
Con la caduta del muro di Berlino – prosegue –  sono disponibili informazioni custodite negli archivi segreti degli Stati dell’Est Europa, una volta sotto il controllo sovietico. Molti interessanti documenti ho trovato, ad esempio, negli archivi segreti bulgari; per ciò dovremmo avere il desiderio e la spinta ad indagare tra le tante carte lì presenti, e cercare le prove per far piena luce sui tanti misteri che avvolgono la nostra storia repubblicana, e non solo”.
Perché non si può dimenticare anche il ruolo geopolitico che ha da sempre rivestito l’Italia nello scacchiere internazionale; un ruolo comunque strategico anche quando la nostra situazione politica interna era debole ed incerta. Un ruolo che l’ha sempre posta come interlocutrice credibile con il mondo mediorientale, testa di ponte del Mediterraneo tra Occidente ed Oriente, ieri come oggi, e quel Lodo Moro, quel protocollo segreto stipulato con le organizzazioni palestinesi, utile a salvaguardare il nostro territorio dagli attacchi terroristici degli estremisti palestinesi, caduto poco prima dello scoppio della bomba alla stazione bolognese, per il mutare del vento politico nostrano, forse, con altri termini, è stato oggi riproposto.
Credo – afferma il Dottore Prioreche un Lodo Moro esista sempre; l’Italia ha da sempre avuto importanti relazioni con i Paesi del Mediterraneo, relazioni sia commerciali che strategiche e diplomatiche”.
Un ruolo strategico nel bacino del Mediterraneo, un ruolo di primo piano nelle relazioni sia tra i Paesi africani mediterranei sia tra i Paesi mediorientali.
Basterebbe solo saper giocare su più tavoli senza bluffare, saper aver una linea politica chiara e non ondivaga, e, forse, basterebbe solo imparare dagli errori del passato; e avere la verità in tasca e non verità di comodo sarebbe più utile per il nostro Sistema Paese. Verità anche sulla strage di Bologna e sul perché di un crimine che ancora non trova una risposta convincente. Questo lo dobbiamo soprattutto alle ottantatrè vittime sacrificali immolate alla ragion di Stato, e a quelle duecento persone che ancora oggi portano i segni di una tragedia italiana.
Indagare, capire, cercare, senza preconcetti, questo dobbiamo fare, ed il testo del Dottore Rosario Priore e dell’Avvocato Valerio Cutonilli, va proprio in questa direzione. Perché la verità “non è mai troppo tardi per raccontarla”.




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