SEGRETI DI BOLOGNA: UNA VERITÀ SCOMODA SULLA STRAGE ALLA STAZIONE FERROVIARIA
“La verità non ha tempo: non è mai troppo tardi per raccontarla. Non è mai troppo tardi per mettere insieme tutti i tasselli di un mistero di Stato”.
Il mistero, uno di quei tanti che avvolgono le più recenti vicende storiche della nostra Italia, è quello della Strage alla stazione ferroviaria di Bologna.
Era il 2 agosto 1980, quando alle 10.25 un ordigno venne fatto esplodere all’interno della stazione bolognese, causando una carneficina. Un attentato “senza bandiera”, quello bolognese, che chiuse forse, un lungo periodo di stragi e di strategie della tensione, iniziato con la bomba esplosa a Piazza Fontana, a Milano, nel 1969.
Furono gli anni di piombo, anni di forti tensioni sociali, con gruppi extra parlamentari, di destra come di sinistra, che attuarono una politica di lotta armata, con attentati, omicidi, gesti di forte impatto emotivo; furono gli anni di una politica debole e pavida, con governi che duravano lo spazio di un battito di ali, retti da strane alchimie parlamentari, in cui la paura giocava un ruolo determinante. Erano gli anni in cui i nostri servizi segreti lavoravano molto nell’ombra, in modo ambiguo rispetto alla diplomazia ufficiale, spesso pure deviati, come verrà anche dimostrato in seguito. Erano gli anni in cui la “ragione di Stato” cancellava diritti e norme.
Una situazione politica e sociale, quella italiana, fortemente caotica, posta all’interno di grandi contrasti internazionali, con i due blocchi divisi da un muro ed una cortina di ferro, in una guerra fredda che tutto rendeva instabile, mentre nel mondo mediorientale altri contrasti, altri fermenti emergevano con una violenza inaudita, una violenza tinta di terrore, di ricatti politici, di sangue innocente.
Fu in questo clima che avvenne la strage di Bologna, l’attentato terroristico che provocò 85 morti e circa duecento feriti. A più di trent’anni da questo tragico evento, con un lungo e difficoltoso processo già celebrato, l’attentato bolognese continua però, a rappresentare un nervo scoperto, con dinamiche non ancora del tutto chiare, con teorie e prove già scartate a priori, come se il tutto dovesse essere condotto verso una unica verità, una verità di comodo.
Rosario Priore, il magistrato che ha indagato su diversi grandi casi del secondo Novecento italiano, e Valerio Cutonilli, l’avvocato che da anni è impegnato a chiarire alcuni grandi misteri italiani, hanno unito le loro capacità d’indagine e di ricerca, pubblicando un prezioso saggio, I segreti di Bologna, edito da Chiarelettere; un testo che rimette in ordine i mille tasselli di questo caotico puzzle storico e politico, per trovare nuove certezze su di una verità che è ben lontana da quella uscita dalle aule del tribunale.
Un lavoro certosino, il loro, attento e meticoloso, con precisi riferimenti a dati storici, a carteggi ufficiali, a dossier inediti, per chiarire, una volta ancora, che c’è una verità sull’attentato di Bologna, che ancora non emerge pienamente, e che non viene valutata con l’attenzione che merita.
La verità processuale partorita ha condannato membri dei NAR, esponenti dell’estrema destra eversiva; una pista, questa, battutta sin dal principio e perseguita sino alla fine. Ma altre piste erano state avanzate, altre teorie, altri fatti accaduti precedentemente, dovevano essere messi in rilievo e non accantonati.
Ma sin dai primi momenti dopo la deflagrazione, una sola pista fu battuta, quella riguardante i movimenti eversivi di destra, ed il depistaggio fu lo strumento maggiormente utilizzato.
L’ipotesi dello scoppio di una caldaia, o di alcune bombole di gas del bar-tavola calda, furono alquanto fuorvianti, e certamente non spiegavano un tale evento così disastroso.
Altri misteri, altri “fatti che ancora oggi non sono stati chiariti”, sono successi in quei primi momenti, come anche la presenza di “importanti uomini delle istituzioni” che piombarono a Bologna.
Rosario Priore e Valerio Cutonilli ripropongono, invece, una pista che sin da subito fu bollata come fantasiosa, quella che lega frange delle organizzazioni armate palestinesi con lo Stato Italiano ed i suoi servizi segreti.
Attraverso il collegamento di fatti storici, il saggio ripercorre quelli che sono stati quegli anni bui, non solo italiani ma mondiali. Le diplomazie che giocavano su più tavoli, i servizi segreti che perseguivano diplomazie parallele, quella ufficiale ed una segreta, il terrorismo arabo, con dirottamenti aerei e attentati, la guerra tra palestinesi ed Israele, che coinvolse moltissimi attori su quel palcoscenico, ognuno perseguendo i propri interessi personali, in un mondo diviso in due blocchi, chiuso in una guerra fredda.
E poi, i rapporti che queste frange estremiste avevano con le BR, in Italia, divenuta crocevia per scambi di armi e di uomini, di informazioni e di conoscenze, senza che subisse dirottamenti o o azioni terroristiche eclatanti.
Secondo Priore e Cutonilli, a far da scudo all’Italia ci fu il lodo Moro, un accordo segreto, un protocollo che permetteva una certa immunità alle frange terroristiche palestinesi, ed evitava spargimenti di sangue innocente.
Forse, “proprio l’imbarazzante groviglio di rapporti tra Br, fedayyìn e servizi segreti italiani”, tra trattative segrete, ‘ragion di Stato’, accordi commerciali con partner ambigui, come la Libia di Gheddafi, per il fabbisogno energetico, ma che potevano nascondere anche accordi occulti, per il loro finanziamento o sostegno, sono i molteplici scenari che si aprono leggendo il libro d’inchiesta di Priore e Cutonilli.
Quel lodo resse per anni, superò anche la morte del suo artefice, Aldo Moro, ucciso per mano brigatista, ma crollò al cambio politico.
Con Cossiga Presidente del Consiglio, si ruppe quel rapporto fiduciario tra politica e servizi segreti, la ‘ragion di Stato’ perse d’importanza ed un episodio casuale, come la cattura di tre brigatisti ad Ortona, con materiale bellico, portò alla fine della pace sul nostro suolo patrio.
In quel processo emersero verità fino ad allora taciute come il rapporto tra le frange estremiste palestinesi e le BR, ed il ruolo, non solo dal punto di vista geografico, che l’Italia aveva nella questione palestinese.
La condanna, senza atti di clemenza, senza servizi segreti pronti ad intervenire, senza giudici pronti ad ammorbidire le sentenze, fece precipitare il tutto, e quella strage di Bologna fu forse, l’atto di rappresaglia per tale tradimento.
Ma la strage di Bologna cela ancora diversi misteri su cui sarebbe opportuno indagare con attenzione e in modo libero da pregiudizi.
Eppure, ad ogni anniversario si riaprono ferite sanguinanti, si chiede a gran voce la verità su ciò che successe, nel rispetto di quelle vittime innocenti, e, poi, quando qualcuno, avanza ricerche storiche e teorie che presentano una certa validità, vengono puntualmente tacciati di depistaggio.
Priore e Cutonilli hanno riacceso i riflettori sulla scena del delitto, hanno ricostruito i fatti storici con puntiglio certosino, hanno fornito dubbi a certezze granitiche, ripreso teorie che erano state troppo velocemente abbandonate.
Perché la verità prima o poi deve emergere, provocando nuovi dolori, riaprendo vecchie ferite, aprendo gli occhi su nuove realtà di cui avevamo paura a discutere; ma emergerà, con il fragore dello scoppio di una bomba, e sveglierà le nostre coscienze alzando il velo oscuro sui tanti misteri che la nostra storia recente si trascina con se.
Perché “la verità sulla strage di Bologna” c’è, basta solo cercarla.







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