CIAO MARCO PANNELLA, LEADER DI MILLE BATTAGLIE CIVILI

Si è spento ieri, a Roma, dopo una lunga malattia, Marco Pannella, uno tra i politici più longevi della nostra lunga storia repubblicana, uno che ha cavalcato, indenne, i marosi della prima, della seconda e della terza Repubblica con spirito battagliero, pronto sempre a sacrificare se stesso pur di difendere le idee in cui credeva, e mai accettando il gioco politico per fini personali.


Anticonformista per natura, liberale per cultura, radicale per convinzione, non violento, logorroico per indole, fine conoscitore delle vicende politiche, spesso precursore di idee che altri partiti, altri movimenti faranno poi, proprie, le sue battaglie sono tutte concentrate in difesa dei diritti civili, in difesa dei diritti dei più deboli, degli emarginati, di chi non aveva voce per difendersi; battaglie forti, coraggiose, battaglie dure, che gli hanno lasciato nel tempo, profonde ferite nel corpo e nell’animo.
Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più ‘radicale’ di altri…noi non ‘facciamo i politici’, i deputati, i leader…lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere“.
Ecco, appunto, battaglie, combattute con coraggio, onestà, convinzione, mentre il mondo politico parlava con linguaggi arcaici e pomposi, mentre il mondo politico si chiudeva nei palazzi del potere, occupandosi dei loro problemi e non di quelli che avevano i cittadini che li avevano votati.
Usò tutti i mezzi a sua disposizione nella sua battaglia politica: il referendum popolare, i sit-in in piazza, la disobbedienza civile, la protesta, la provocazione, e, soprattutto, gli scioperi della fame e della sete.
La battaglia referendaria sul divorzio negli anni ’70, quella sul finanziamento pubblico ai partiti, quella sull’aborto, quella sul sistema elettorale maggioritario, quella sulla depenalizzazione delle droghe leggere sono solo alcune, tra le molteplici proposte, che suscitarono i maggiori scontri sociali e segnarono le vittorie e le sue sconfitte.
In un’epoca storica priva di internet e della cosiddetta ‘democrazia del web’, in un’epoca in cui giornali e tv erano abbastanza lottizzati, Pannella utilizzò l’unico strumento che gli concedeva la Costituzione per interpellare il popolo, per lasciargli la possibilità di scegliere, di decidere, mentre la politica dei palazzi era troppo distratta, o forse troppo occupata.
Ha diviso l’opinione pubblica, con le sue battaglie, ha usato gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra solo per riuscire a portarle in Parlamento, lui, con il suo partito di lotta, ma mai di governo, visti i numeri elettorali che otteneva.
E questa era la sua straordinaria capacità: il suo partito non aveva un gran numero di consensi elettorali, riuscendo sempre ad ottenere risultati marginali alle elezioni, ma con i suoi referendum popolari riusciva ad intercettare i desideri e gli umori dei cittadini, ed otteneva risultati incredibili.
Basterebbe solo ricordare il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti: promosso dai Radicali, la cui forza elettorale era del 2%, riuscì ad ottenere il 40% di SI, contro tutti gli altri partiti coalizzati per il NO; era solo il 1978, i movimenti anti-casta ancora non esistevano, e la forza politica dei grandi partiti, DC, PSI, PCI, PRI, PLI, aveva ancora un largo consenso tra i cittadini, eppure Marco Pannella riusciva ad intercettare i sentimenti popolari, sapeva coinvolgere gli elettori, convincerli a combattere battaglie importanti.
Ma Marco Pannella era trasversale, non legato ad una ideologia, mai fermo su posizioni precostituite; lui inseguiva i suoi ideali, combatteva le sue battaglie, e sapeva coinvolgere chiunque per queste.
Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come pacco che si ritira nell’ufficio postale. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare“, disse Pannella, in una intervista a Playboy, nel 1975.
Contestare, protestare, scandalizzare, questi erano i suoi strumenti principali nella lotta politica e civile. Gli scioperi della fame e della sete, che troppe volte lo hanno costretto a ricoveri coatti, i sit-in di protesta civile, gli show in TV, quando appariva con un bavaglio sulla bocca ed un cartello appeso al suo collo, per protestare contro l’informazione pubblica distorta in favore dei poteri forti. Basterebbe ricordare i suoi arresti, utili per sensibilizzare l’opinione pubblica su battaglie comunque divisive, come quella sulla depenalizzazione dell’uso personale delle droghe leggere.
Nel partito Radicale trovarono posto Enzo Tortora, simbolo di una lotta per la giustizia giusta, personaggi famosi come Sciascia e Modugno, personaggi che destavano scandalo come la pornostar Ilona Staller, personaggi scomodi come gli ex terroristi Mambro e Fioravanti.
Tutto era utile per cercare visibilità, per cercare nuovi finanziatori, dal momento che rifiutavano i soldi pubblici, per sensibilizzare la cittadinanza verso battaglie concrete e reali.
Battaglie sulla giustizia giusta, quella per una moratoria contro la pena di morte, quella dell’istituzione di un tribunale internazionale per sanzionare i crimini di guerra ed i crimini contro l’umanità, quella per il rispetto dei diritti umani fondamentali di popoli oppressi, come quello tibetano, o le più recenti battaglie per la libertà di ricerca scientifica, al fianco dell’Associazione Luca Coscioni, o per il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e all’eutanasia, al fianco di Piergiorgio Welby.
Battaglie forti, battaglie dure, battaglie che hanno diviso l’opinione pubblica, e, questo, certamente, fu forse, il suo più grande pregio, ed il suo più grande limite politico: l’onestà, il non aver paura di lottare, il non cercare a tutti i costi il compromesso politico, abbandonando il suo credo ed i suoi ideali.
Anzi, allargò il suo sguardo politico al mondo, creando un partito transnazionale, perché le lotte radicali potessero espandersi a macchia d’olio.
E l’onestà intellettuale gli deve essere riconosciuta, perché fu la sua caratteristica principale: spesso, su temi forti, come il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, si trovò su posizioni opposte con il mondo cattolico, ma mai smise di avere un fitto dialogo sia con Papa Giovanni Paolo II sia con Papa Francesco; partecipò, con il suo partito, alla campagna denigratoria contro il Presidente della Repubblica, Leone; campagna stampa che lo portò alle dimissioni, ma che si rivelò, successivamente, falsa e costruita ad arte; ebbene, Marco Pannella ebbe il coraggio di chiedere pubblicamente scusa al vecchio Presidente, per aver contribuito a gettare fango sulla sua persona, incontrandolo in un recente evento istituzionale.
Questo era Marco Pannella, un uomo vero, prima di indossare gli abiti di leader politico, un uomo che divideva l’opinione pubblica, un uomo che credeva in ciò che affermava, un uomo che non ha mai cercato un posto al sole, tutt’altro, visto che non campava con i vitalizi parlamentari, anche se qualcuno osò infilarlo nel calderone dei politici che mangiavano sulle spalle dei contribuenti.
Oggi, al netto dell’ipocrisia tipicamente italiana, tutti gli esponenti politici rendono omaggio a Marco Pannella, perché pur nella lotta su fronti opposti, pur non avendo condiviso sempre le sue battaglie, gli riconoscono questa sua onestà, questo suo coraggio, questa sua umanità.
Voi – disse Pier Paolo Pasolininon dovete far altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi, e continuate imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare”.
Ora Marco Pannella porterà altrove le sue battaglie, in altri luoghi continuerà a parlare per ore, pur di convincere i suoi interlocutori, a bestemmiare, a gridare, a fare i suoi show o i suoi scioperi della fame; e noi, da oggi, ci sentiremo forse, più soli, perché abbiamo perso una voce vera in questo spesso finto e desolante panorama politico.



Commenti