FRANCO CARDINI: L’ISLAM NON È UNA MINACCIA
Da quel terribile 11 settembre 2001, fino ad oggi, nulla è più come prima. Viviamo in guerra, contro un nemico invisibile, ma ben presente; un nemico che ha annientato la nostra normalità, ci ha fatto convivere con la paura, ha sconvolto la nostra esistenza. È il terrorismo di matrice islamica a
devastare la nostra vita da occidentali, a farci cambiare abitudini; sono questi individui, manovrati dal Califfo, invasati da una fede cieca a divenire martiri per una gloria divina, in nome di un Dio, che dovrebbe essere nostro nemico, un Dio che li chiama al martirio per combattere la guerra santa contro l’infedele.
devastare la nostra vita da occidentali, a farci cambiare abitudini; sono questi individui, manovrati dal Califfo, invasati da una fede cieca a divenire martiri per una gloria divina, in nome di un Dio, che dovrebbe essere nostro nemico, un Dio che li chiama al martirio per combattere la guerra santa contro l’infedele.
Appunto, dovrebbe. Perché, qui, a parte il nome di Dio urlarto prima del martirio, di religioso sembra esserci ben poco.
Sono terroristi e come tali dovrebbero essere trattati, e, invece, ci siamo assuefatti all’idea che musulmani e terroristi siano la stessa cosa, che l’Islam è il grande nemico dell’occidente, che un arabo è un presunto terrorista, confondendo la religione con la geografia.
Il libro del Professor Franco Cardini, “L’Islam è una minaccia -falso!”, pubblicato recentemente da Laterza, è un prezioso sforzo per rimettere in ordine le idee e fare finalmente chiarezza su un argomento così delicato.
“Non è l’islam che ci minaccia – scrive Cardini – nonostante l’indubbia componente guerriera e perfino violenta della sua cultura che è però, appunto, una componente. E nemmeno il suo perfido e ridicolo succedaneo ch’è l’islamismo. È contro l’ingiusto assetto del mondo, contro l’assurdo squilibrio di un’umanità divisa fra pochissimi troppo ricchi e una sterminata moltitudine di troppo poveri, che è necessario volgerci. Quello è il nemico da battere”.
Ma a noi, invece, ci stanno, da troppo tempo, facendo credere che il mondo va diviso tra buoni e cattivi, che di qua c’è l’Occidente buono, vittima sacrificale di questa guerra, di là c’è l’Oriente, cattivo e sanguinario che vuole la guerra contro l’infedele.
Abbiamo visto aerei civili dirottati schiantarsi contro le torri gemelle, abbiamo visto terroristi farsi saltare, in nome di Allah ed obbedendo ad un cieco disegno umano, nelle nostre metropolitane, nei nostri aeroporti, oppure far fuoco sulla gente inerme in una notte di novembre, a Parigi.
Colpiscono la nostra normalità, le nostre abitudini, la nostra quotidianità, e aumentano in noi la paura, il terrore, l’angoscia che incanaliamo in un odio forzoso contro una religione, che forse poco o nulla ha a che fare con questa guerra.
Cardini ci invita a riflettere seriamente su chi siano i nemici reali, su chi siano gli alleati, e ci invita a riflettere sul perché si sia generata una guerra che sta sconvolgendo tutto il mondo.
Il nostro nemico dovrebbe essere il Califfo al-Baghdadi, il suo stato fantoccio, i suoi miliziani, e non l’islamismo, che da fede islamica sta scolorando sempre più nella “sua tragica caricatura in termini ideologici, che tratta Dio e la religione come pretesti per una politica di potenza”.
E con il suo interessante saggio cerca proprio di pulire la scena da troppe sovrastrutture create ad arte, soprattutto da quei movimenti politici e da quei Governi che fanno leva sulla paura per puri interessi personali, che si traducono poi, nella ricerca di consensi elettorali.
È ovvio che esiste un Califfo che cerca il proprio consenso, e vuole affermare la propria forza:
“egli vuol costringerci ad abbandonare il ritmo della nostra usuale vita civile, a vivere come talpe in un sistema di ‘sicurezza’ cioè di paura continua, a perder la testa per lo sgomento o per la rabbia”, aspettando una certa e sicura risposta occidentale, una risposta altrettanto cieca e belligerante, con quei bombardamenti su aree geografiche che colpiscono inermi civili, piuttosto che gli obiettivi sensibili militari.
Una nostra risposta in tali termini, come è successo, ad esempio, con i bombardamenti francesi a Raqqa, spingerà molte più persone ad abbracciare la causa del Califfato, poiché ci vedranno più sanguinari del loro folle Califfo.
Ed è una guerra dove sono necessari anche i gesti altamente eclatanti, compiuti dai “shuhadà, i ‘martiri della fede’” affinché “dimostrino a tutto l’islam sunnita in via di proletarizzazione del mondo che lui e solo lui è il rappresentante supremo della fede”.
Poi in un mondo globalizzato, in cui le notizie corrono veloci, rimbalzando da un punto all’altro del globo, in tempo quasi reale, gesti di martirio così forti, riescono ad imprimere molto più efficacemente nelle nostre menti la paura e l’angoscia, e nei suoi seguaci il germe dell’esaltazione.
Ma se osserviamo attentamente i nuovi martiri, votati al sacrificio, vediamo i figli dell’Occidente, ragazzi e ragazze, giovani, figli di seconde o terze generazioni, nati e cresciuti in Occidente, che hanno poco a che fare con il Corano, con il credo religioso, con i dettami islamici. Ragazzi che non sono fanatici dell’Islam, ma che all’improvviso, lo diventano, perché, scrive Cardini, “all’opulento vuoto di valori offerto loro dall’Occidente, cui hanno voltato le spalle, hanno preferito il fiammeggiante e sanguigno orizzonte del paradiso all’ombra delle spade”.
Lo sforzo per rimettere a posto tutti i tasselli di questo folle puzzle è immane; cancellare false convinzioni sedimentate da troppi anni di paura ed angoscia è un processo lungo e faticoso, ma il saggio scritto dal Professor Franco Cardini, può divenire un utilissimo ed interessante mezzo per riflettere sui tempi bui che stiamo vivendo, senza preconcetti e senza pregiudizi, per capire, per comprendere, per analizzare serenamente la realtà che ci circonda e le sue mille follie, e le tante, troppe inesattezze cui ci hanno fatto credere.
“Lo Stato-fantoccio califfale – scrive Cardini - questa barbarie senza legge (soprattutto priva di legge divina, anche di quella concepita alla luce del diritto islamico), lo batteremo. Non so quando, non so a quale prezzo: ma lo batteremo, e presto per giunta. Solo che non sarà finita. Non finirà così. Siamo ormai entrati in un tunnel dal quale non emergeremo troppo presto perché il ventre che ha partorito l’orrore del fanatismo terrorista è ancora pregno, erutterà altri mostri e poi altri ancora”, questo finché continuerà ad esistere una “profonda ingiustizia nella quale l’umanità sta affondando, l’abissale sperequazione che la domina e che ormai l’informazione globalizzata sta rendendo nota a tutti nella sua insensata insostenibilità”.






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