DANIELE SALVO, LA PASSIONE ED IL TALENTO DI UNA GIOVANE STELLA DEL TEATRO

Dionysus, il Dio nato due volte, è l’ultima fatica teatrale portata in scena da Daniele Salvo; un lavoro artistico che ha riscosso un notevole successo tra la critica ed il pubblico, e vedere il Teatro Vascello di Roma, dove la piece è stata messa in scena, pieno di un pubblico in gran parte giovanile è comunque un bel segnale confortante per comprendere lo stato di salute del Teatro italiano, e, soprattutto, segno evidente che anche questa volta Daniele Salvo ha colto nel segno ed il suo pubblico lo ha molto apprezzato. 


Eppure il tema trattato affonda le sue radici nella tragedia classica, prende forma dall’opera Le Baccanti di Euripide, ma Daniele Salvo è riuscito nel prodigioso intento di renderlo attuale, coinvolgente, senza, però creare sovrastrutture, senza utilizzare artifici da regista solo per stupire lo spettatore, e senza rimanere in una dimensione propriamente intellettualistica, con chiavi di lettura complesse e, per nostra fortuna, senza neanche aderire ad una forma prettamente scolastica, noiosa e pedante.
Una missione difficile, la sua, che il giovane artista ha reso facile, attualizzando la figura di Dioniso, ponendo allo spettatore una domanda semplice: nella nostra società moderna, così costruita, dove apparentemente ognuno ha la libertà che desidera, in una società però così conformistica, vuota di valori, dove ognuno è parte di un ingranaggio complesso, ed ognuno recita un ruolo precostituito, dove risiede, oggi, Dioniso, il Dio dell’ebbrezza, il Dio della follia, il Dio della libertà?
Un sogno onirico, una discesa agli Inferi, un viaggio nell’irrazionale, è la piece messa in scena da Salvo, in cui i costumi di scena, attualissimi, le atmosfere e soprattutto la mimica attoriale, i suoni e le voci, riescono a creare un forte coinvolgimento nel pubblico presente e ad offrirgli un momento di riflessione, un attimo di catarsi.
È l’emotività, la passionalità, i caratteri distintivi di Daniele Salvo, quelli che ritroviamo anche nelle sue opere; “l’emotività – rivela – è al centro di tutti i miei lavori. Credo fermamente che sia questo il mezzo per comunicare in teatro e che sia questa la via della catarsi. Da sempre affermo che il pubblico è importante. Il pubblico va rispettato, non preso in giro o escluso a priori dal processo creativo”.
Ed è anche per questo che il pubblico ama i lavori teatrali di Daniele Salvo, le sue regie, proprio perché è coinvolto, è in sintonia con l’anima dell’artista, è in connessione, quasi, con lui, e ciò gli permette di vivere appieno lo spettacolo messo in scena.
Questo al di là anche di alcune critiche, poche in verità, che condannano tout court il suo lavoro teatrale.
La critica – rivela il giovane artista – è molto importante. Ed è molto bello essere sostenuti e valorizzati da critiche puntuali ed obiettive. A volte è bello anche essere messi in discussione nelle proprie scelte, da persone competenti ed attente. Questo migliora il modo di fare Teatro e ci fa riflettere“.
Ma – afferma con un pizzico di amarezza – spesso le nuove generazioni di critici, nelle loro esternazioni dimenticano il rispetto per il lavoro altrui. Dimenticano la fatica, l’impegno e le difficoltà in cui si dibatte il Teatro italiano attualmente“.
Ciò che manca, purtroppo, è il confronto onesto tra critici ed artisti” è la triste verità per Daniele Salvo. Infatti, “ci si trincera dietro un presunto e generico ‘diritto di critica’ – afferma il giovane artista – ci sono famiglie, fazioni, crociate e macchine del fango come nella migliore tradizione italiana e tutto questo non fa certo bene al teatro. È questo, un fenomeno molto italiano. Molto triste e faticoso per tutti gli artisti. Manca la solidarietà, l’attenzione vera e la competenza. Grazie al cielo ci sono però alcuni critici che riescono a decodificare il lavoro altrui senza essere troppo prevenuti o senza scendere ad offese personali, a toni derisori e ad insulti ingiustificati. Queste persone, dedite al loro lavoro e veri studiosi del teatro, tengono alta la speranza di un futuro migliore nella critica italiana. Il rispetto del lavoro altrui, per una critica positiva o negativa che sia, è alla base del nostro lavoro e della nostra società, ed io continuerò instancabilmente a richiederlo“.
Perché questo è Daniele Salvo, un artista a tutto tondo, vero, sincero e genuino; uno che ha un prezioso talento innato da esprimere e ha l’umiltà di coltivarlo, con fatica, studio, sacrificio e dedizione, senza sentirsi appagato dai successi ottenuti.
È la significativa lezione appresa dai suoi Maestri, da artisti, considerati veri mostri sacri del teatro, con cui ha avuto il piacere e l’onore di collaborare; è la lezione del compianto Luca Ronconi, allora direttore della Scuola del Teatro Stabile di Torino, dove Daniele Salvo si è diplomato, e di cui conserva un importante ricordo.
Luca – ci confida – era prima di tutto un amico caro, poi un Maestro, un insegnante, uno scienziato del linguaggio, un uomo del futuro. Mi ha insegnato a saper decodificare un testo, una drammaturgia; Luca aveva una sensibilità straordinaria nel leggere un testo e sapeva interpretare le più profonde e segrete intenzioni dell’autore, come nessun altro“.
Poi – prosegue – mi ha insegnato la capacità di poter lavorare sul linguaggio, sulla voce, sul corpo scientificamente, dall’interno. Quindi non applicando metodi o facendosi influenzare troppo da un gusto personale o da uno stile precostituito, ma facendo di volta in volta parlare il testo e il corpo dell’attore“.
Preziose lezioni, in cui Daniele Salvo, però, ha messo molto del suo, per raggiungere gli importanti successi ottenuti; li ha fatti suoi, lavorando su se stesso, per costruirsi il suo personalissimo stile artistico, la sua inconfondibile regia, il suo modo di calcare le scene e di farsi amare dal suo pubblico.
Un successo, questo, che condivide con i tanti attori che con lui, calcano le vecchie tavole di un palcoscenico, mettendo in scena opere mirabili, dando voce ad autori che ancora oggi hanno molto da dire e da raccontare; ma soprattutto, un successo che condivide con Melania Giglio, tra le migliori interpreti artistiche della sua generazione, che la grande Piera degli Espositi ha definito “originalissima e fuori dagli schemi“, vera musa ispiratrice per Daniele Salvo e compagna fedele che possiamo apprezzare in tutti i lavori teatrali del giovane artista.
E con lei condividerà anche le prossime sfide che lo attenderanno, come quella che affronterà in Romania, dove, al Teatro di Stato di Costanza, porterà di nuovo in scena Dionysus – il Dio nato due volte, questa volta in lingua rumena, partecipando così al Festival Internazionale di Teatro antico.
Perché, come affermava Boris Pasternak, “vivere significa sempre lanciarsi in avanti, verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci” e Daniele Salvo, con il suo straordinario talento innato, sa che la strada intrapresa è quella giusta.



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