LE PAGELLE POLITICHE DELLE AMMINISTRATIVE DI GIUGNO
Ad amministrative concluse, in attesa dei ballottaggi che potranno cambiare nuovamente gli scenari politici di molto, divertiamoci a stilare, con ironia, le pagelle di questa tornata.
9 – STEFANO PARISI. Il suo era un impegno difficile: sconosciuto praticamente a tutti, opposto alla candidatura di Beppe Sala, Mister Expo, partiva con uno svantaggio abissale e con una coalizione a sostegno che non gli dava grandi certezze. Ha lavorato sul territorio, si è fatto conoscere ed apprezzare, ed in silenzio è riuscito a colmare il divario con il suo avversario, portandolo ad un ballottaggio dagli esiti incerti. Coraggioso.
9 – VIRGINIA RAGGI. Partiva con i favori dei pronostici, in una Capitale devastata da scandali e cattive gestioni amministrative. È riuscita a convincere il 32% degli elettori a sposare il suo progetto, nonostante ricevesse tutti i giorni gli attacchi dei suoi avversari. Ora il ballottaggio dovrebbe essere per lei una pura formalità, poi il compito più arduo, risollevare le sorti dell’Urbe. Wonder Woman.
8 – VINCENZO NAPOLI. Partiva con tutti i favori dei pronostici, sponsorizzato dall’ex sindaco De Luca, ora Governatore della Campania, ma conquistare Salerno con il 70% dei consensi è stato il massimo; forse perché non aveva il simbolo PD al suo fianco? Insuperabile.
7 – ANDREA GNASSI, MASSIMO ZEDDA. Rimini e Cagliari hanno visto riconfermati i loro sindaci, ma quanta fatica! Stoici.
7 – CHIARA APPENDINO. La grillina di Torino riesce ad approfittare di tutti gli errori dei suoi avversari, e con una campagna elettorale chiara e concreta riesce a conquistare il 28,15% dei consensi, raggiungendo il ballottaggio. Sognatrice.
7 – LUIGI DE MAGISTRIS. A Napoli si è ricandidato contro tutto e tutti, e da solo ha sfiorato la riconferma già al primo turno. Il ballottaggio con Lettieri dovrebbe essere per lui solo una formalità. Testardo.
6 – ROBERTO GIACHETTI. Roma era una battaglia impossibile, eppure, con serietà è riuscito a rimettere insieme i cocci di un partito, il PD, a pezzi, raggiungendo per un soffio il ballottaggio. Miracolato.
6 – GIORGIA MELONI. Il suo obiettivo era quello di raggiungere il ballottaggio a Roma; ha lottato con le unghie e con i denti, contro tutto e tutti, e solo per un soffio ha mancato l’obiettivo. Guerriera.
6 – CLEMENTE MASTELLA. Una poltrona in Italia non si nega a nessuno. Si ricicla come candidato sindaco a Benevento, la sua terra, ma, per ora, si deve accontentare di un ballottaggio, sognando di indossare, poi, la fascia tricolore. Magari per spiccare di nuovo, il volo verso la politica che conta. Giurassico.
6 – LA COALIZIONE DEL CENTRODESTRA. Quando il centrodestra tutto smette di litigare tra loro, e pensa alle problematiche del territorio, ecco che riesce a portare avanti una proposta credibile e competitiva elettoralmente. Milano, Trieste e Bologna, ad esempio, sono lì a dimostrarlo. Incredibili.
5 – GIUSEPPE SALA. A gennaio era dato oltre il 50%, a maggio si ritrova al ballottaggio con il suo sfidante semisconosciuto, un testa a testa dagli esiti incerti per Mister Expo. Illuso.
5 – PIERO FASSINO. A Torino la sua riconferma doveva essere una formalità e, invece, si ritrova al ballottaggio con la grillina Appendino. Perplesso.
5 – FORZA ITALIA. Un partito che ha perso forza e carisma, praticamente inesistente sul territorio, eccezion fatta a Milano. Su Roma meglio calare, poi, un velo pietoso. Urge un cambio di marcia. Decadente.
5 – LEGA NORD. Salvini puntava tutto su queste elezioni: obiettivo prendersi la leadership del centrodestra. Obiettivo mancato. Al Nord mantiene più o meno i suoi voti elettorali, al Sud non sfonda, a Milano viene raddoppiata da Forza Italia, Varese non è più una solida roccaforte, e Roma? Beh, lasciamo perdere. Rimandata.
5 – MOVIMENTO 5 STELLE. A Roma partiva con i favori dei pronostici ed ha mantenuto le attese; Torino è stata una bella sorpresa, ma poi, il nulla. Più o meno mantiene i suoi voti elettorali, ma non sfonda in nessun’altra città. Candidati sbagliati? Rinviato.
5 – PARTITO DEMOCRATICO. Porta a casa 3 sindaci al primo turno (Rimini, Salerno e Cagliari), ma qui il compito era facile! A Milano doveva stravincere con Mister Expo, Beppe Sala, e si ritrova al ballottaggio con Parisi; a Torino doveva vincere con Fassino e si ritrova al ballottaggio con Appendino; a Bologna doveva vincere con Virginio Merola e si ritrova al ballottaggio con la Borgonzoni; a Roma arriva al ballottaggio per un soffio con Giachetti e a Napoli, neanche un miracolo in salsa Verdini riesce a salvare la candidata Valente. Perde circa due milioni di voti, Renzi non trascina più con le sue promesse e dare un senso a questa tornata elettorale appare molto arduo. Alla deriva.
4 – VALERIA VALENTE. Vince le primarie contro il deus ex machina Bassolino, ma poi, viene schiacciata tra De Magistris e Lettieri. Bastano i numeri per evidenziare la sua debacle: la sua lista prende poco più dell’1%, il PD prende poco più dell’11%, De Magistris, con la sua lista prende quasi il 14%, Lettieri con la sua lista prende poco meno dell’8%, Forza Italia si assesta di poco sotto il 10%, ed il M5S, con lo sconosciuto Matteo Brambilla arriva poco sotto del 10%. Neanche l’intervento di Verdini in suo sostegno riesce a salvarla. Bocciata senza appello.


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