Mario Bortoletto, contro le banche in difesa dei correntisti
L’economista, premio Nobel, Kenneth Arrow affermò che “la fiducia è l’istituzione invisibile che regge lo sviluppo economico”. È la fiducia il motore che muove i mercati, che stimola gli imprenditori a rischiare capitali per affrontare nuovi investimenti, che spinge i consumatori ad aprire il portafogli e a spendere. Di contro c’è solo la paura, il terrore che blocca tutto e tutti, che ci paralizza in uno stato di confusione, ed è proprio ciò che stiamo vivendo in quest’ultimo periodo.
La causa di questo stato attuale, ci viene detto, è la crisi economica, ma troppo spesso confondiamo le cause con gli effetti, senza analizzare attentamente la natura strutturale dei problemi, le mancanze, le richieste dei mercati, e senza trovare idee progettuali ad ampio raggio, soprattutto nelle politiche dei Governi, che dovrebbero, in questi periodi, offrire soluzioni chiare ed affidabili per ridare speranza e fiducia. Così una crisi economica, che di per sé, è un fenomeno ciclico e potrebbe rappresentare anche un’opportunità di cambiamento, diventa una sorta di male assoluto che prosciuga la fiducia, paralizza i mercati, congela i consumi, con i Governi troppo impegnati a trovare soluzioni a breve termine, toppe da mettere nell’immediato, cure palliative che non hanno però, la visione di un’idea di futuro.
E trasformiamo la nostra società, dividendola tra vittime e carnefici, tra ricchi, che continuano ad arricchirsi nonostante la famigerata crisi, e poveri, che continuano ad impoverirsi e a spaventarsi. E così, in una logica che ha dell’assurdo, le banche che dovrebbero essere istituti di credito, si trasformano in istituti finanziari speculativi, che si arricchiscono con le solite lobby di potenti e spennano i poveri cristi, gli imprenditori diventano quelli cattivi, da punire, quasi, perché causa principale della crisi, e la società, i consumatori, spaventati da tale bombardamento di notizie allarmistiche, si paralizza, aspettando un aiuto salvifico da quei Governi, che politicamente, troppo spesso, hanno idee confuse, ricette sbagliate, paralizzati, pure loro, tra il salvare gli affari di certe lobby o quello di un popolo sempre più affamato.
Ma, in questa lotta sociale, c’è anche chi attua un coraggioso cambiamento, chi passa dall’altra parte della barricata, stanco di essere vessato, per divenire un baluardo di difesa per chi, in questa catena sociale, occupa gli ultimi posti, ed è condannato a divenire, inevitabilmente, una vittima sacrificale.
Mario Bortoletto è uno di questi eroi anonimi, quelli che non fanno così tanto notizia, ma che nel suo piccolo, sanno offrire un aiuto concreto e tangibile.
Bortoletto fino al 2014 era un imprenditore edile padovano, in una regione, il Veneto, che tradizionalmente è considerato uno dei motori economici della nostra malandata Italia, e che in questi anni ha vissuto sulla propria pelle il disfattismo di certe politiche economiche nazionali, che hanno impoverito le imprese, le hanno costrette a fuggire via, a chiudere o a ridimensionarsi notevolmente.
Era imprenditore, appunto, la sua impresa andava bene, i fatturati positivi, poi la crisi, le banche che iniziano a vessarlo, con rientri forzati di prestiti, il mercato edile, abbandonato a se stesso dalle sciagurate politiche nazionali, che stagna e la disperazione che ti assale e ti angoscia.
Ma Bortoletto non si abbatte, non si dispera, lotta come meglio può, passando dall’altra parte della barricata, in difesa di tutti quei poveri cristi, che come lui, vivono l’angoscia di questa crisi, la disperazione di una vita precaria, che muta, repentinamente le sue prospettive da un momento all’altro, e che hanno le banche che pressano e bussano insistentemente alla loro porta, per recuperare debiti, con tassi così assurdi, che diviene quasi impossibile saldare, in questo momento economico, e con le quali diviene sempre più difficile trattare, ragionare e trovare accordi equi, perché la lotta è impari, un Davide contro il gigante bancario Golia.
Mario Bortoletto però questa sfida titanica l’ha vinta, ricevendo importanti risarcimenti, e lo ha trasformato, da imprenditore a consulente per i tantissimi correntisti che, come lui, si trovano a dover combattere una dura battaglia con le banche che vessano e minacciano.
Mario Bortoletto sa che per vincere questa battaglia bisogna innanzitutto essere informati bene, sulle norme, sui regolamenti, sugli strumenti che si hanno a disposizione; informazioni che, faticosamente, dobbiamo andare a recuperare, perché chi è preposto a darle non sempre le fornisce, chi per tutelare gli interessi personali, chi seguendo l’onda anomala e, forse anche spregiudicata, della difesa di certe lobby e di certi poteri.
“Come sempre affermo - dice Bortoletto – nei miei convegni, trasmissioni e libri, è importantissimo che le persone siano informate su come difendersi da questo nostro sistema bancario senza scrupoli. È proprio in virtù delle mie esperienze che con grande piacere informo migliaia e migliaia di correntisti”.
Lui è l’esempio che certe battaglie si possono combattere, che certe situazioni nei rapporti banca correntista, possono mutare a favore dei più deboli, se solo si avessero tutte le informazioni necessarie, per tutelare i propri diritti senza subire minacce e vessazioni. “Certamente – ammette Bortoletto – il rapporto tra correntisti e banche è sempre più difficile. Negli anni passati gli imprenditori hanno abusato dei crediti bancari, non da meno le banche ne hanno approfittato applicando dei tassi impossibili da sopportare, con la conseguenza che moltissimi correntisti non riescono a restituire i finanziamenti ricevuti”.
Perché bisogna essere onesti ed ammettere anche le proprie responsabilità ed i propri errori: c’era un tempo in cui i flussi di denaro erano più costanti, le banche elargivano prestiti senza chiedere troppe garanzie sulla capacità di restituzione, e tutti noi eravamo spinti ad indebitarci, convinti che i soldi per onorare i debiti non ci mancassero mai. Poi la crisi, una certa stagnazione economica, hanno prosciugato in gran parte questo flusso di denari: le banche dovendo rientrare dei tanti, troppi, fidi, prestiti e scoperti di conto hanno iniziato a bussare ai loro correntisti, a vessarli a minacciarli, in diversi casi, ma solo perché la loro voce grossa poteva mascherare gli errori nell’aver elargito soldi senza aver valutato le reali garanzie; le imprese che, prima, in tempi di vacche grasse, muovevano soldi e facevano investimenti, senza grosse preoccupazioni, si vedono, quasi improvvisamente, i rubinetti chiusi, le commesse ridotte notevolmente e le banche chiedere i rientri di denaro in tempi celeri, portando il nostro sistema economico composto da piccola e media impresa, al collasso. Se le aziende chiudono, inevitabilmente, poi, tanta gente si trova senza più un lavoro, e difficilmente può onorare i prestiti in corso, se la prima preoccupazione è dar da mangiare alla propria famiglia e non la banca. Ed ecco dipinta, forse anche in modo più semplicistico, la situazione attuale, un lungo e fitto tunnel di cui ancora non scorgiamo la luce della sua fine.
E in tutto ciò chi ha le leve del potere e l’obbligo di trovare una soluzione concreta, ossia i Governi, il Parlamento, sembra brancolare nel buio, cercando formule magiche per una soluzione, ed interventi immediati che assolvono alla funzione più di rattoppare un buco che di sistemare il problema. Le soluzioni ci sarebbero, secondo Mario Bortoletto, senza dover per forza scomodare insigni economisti per analizzare sistemi macroeconomici e microeconomici; basterebbe un po’ di buon senso ed un pizzico di concretezza: “le soluzioni per risolvere alcuni problemi, a mio giudizio sono, certamente meno burocrazia, che equivarrebbe ad un maggior risparmio per la pubblica amministrazione e, quindi, per tutti i cittadini; poi, quello che la vera politica dovrebbe fare è una cosa molto semplice: ad esempio fare una legge chiara e sintetica che obblighi le parti a pagare ogni servizio, ogni fornitura, entro massimo 30 giorni. Lo Stato per primo deve dare l’esempio”.
“Ecco – prosegue – che così i cittadini, gli imprenditori, non avrebbero più la necessità di scontare o anticipare in banca le fatture con conseguenti notevoli risparmi economici. Questa è una medicina semplice ma darebbe risultati enormi e quasi immediati. Chiaro che il sistema bancario ne soffrirebbe venendogli a mancare grossi introiti, e non potendo sopravvivere con i ricavi esigui dati da pagamenti delle bollette enel, time ecc., si vedrebbero obbligate a rincorrere i correntisti per proporre finanziamenti, prestiti ecc, perché solo prestando il denaro le banche possono fare business”.
Un ragionamento semplice, quello di Mario Bortoletto, dettato dall’esperienza vissuta in prima persona, sulla propria pelle, che gli ha lasciato profonde cicatrici nel suo animo.
“I miei ricordi da imprenditore – afferma – non sono sicuramente belli, considerando quanto ho dovuto sopportare: i vari ricatti del sistema bancario e soprattutto la poca serietà e onestà nei rapporti con la pubblica amministrazione con i suoi pagamenti biblici, e di conseguenza molte volte messo in difficoltà. Di contro un comportamento da usuraio quando è lo Stato, magari, a chiedere di essere pagato”.
“Per concludere – prosegue Bortoletto – come dico sempre, oggi in Italia quando un imprenditore cammina per strada, la gente dovrebbe togliersi il cappello e battergli le mani, perché solo dei masochisti o degli eroi possono intraprendere e creare nuovi posti di lavoro o mantenere quelli che già hanno”.
Perché solo con la giusta informazione, le giuste conoscenze, ridistribuendo equamente gli errori commessi in passato, possiamo ritrovare la necessaria fiducia e guardare al nostro futuro con più ottimismo.








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