ANNA MARCHESINI, L’AMORE PER IL TEATRO, LA PASSIONE PER LA VITA DI UN’ATTRICE STRAORDINARIA

Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo”, disse quel genio di Pablo Picasso; ecco Anna Marchesini quel dono innato lo trovò, era la sua verve comica, semplice, genuina, efficace, unica, e ce l’ha donata a tutti noi, generosamente, a piene mani.


A lei bastava una voce, una parrucca e subito si calava in un personaggio, e lo trasformava immediatamente in un suo cavallo di battaglia, unico, speciale, ricco di una ironia surreale e viva.
Basterebbe ricordare la “Signorina Carlo”, con il mitico tormentone “che siccome che sono cecata…”, o la sessuologa Merope Generosa, capigliatura foltissima, occhialetti squadrati e l’immancabile tailleur, con battute buffe dette in modo serioso, piene di doppi sensi che alludono a parolacce, che non vengono, però, mai dette esplicitamente, spesso camuffandole con delle balbuzie o non terminando completamente le frasi, oppure la Sora Flora, con quel suo “bonasera a tutte, tanto carucce!”, l’unico suo personaggio che utilizzava il dialetto. Questi sono solo alcuni dei molteplici personaggi partoriti dalla geniale mente di un’attrice straordinaria, capace anche di meravigliose imitazioni, come quelle di Gina Lollobrigida, di Margaret Thatcher, di Marta Marzotto, di Rita Levi di Montalcini, di Letizia Moratti, solo per citarne alcune di una lunga serie, riuscendo a catturarne sempre l’anima per rendercele reali e surreali allo stesso tempo.
Perché Anna Marchesini non era una semplice attrice comica, lei era molto di più: diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, attrice di prosa, comica, sceneggiatrice, regista, doppiatrice e scrittrice di tre romanzi di successo, Anna Marchesini aveva tecnica, originalità, era un’acuta osservatrice della realtà, quasi con una straordinaria sensibilità antropologica, per cui riusciva a cogliere dalle debolezze umane spunti per una comicità irresistibile. Un vezzo, un tic, una nevrosi, un gesto, che agli occhi di noi comuni osservatori possono sembrare banali, per lei si trasformavano in preziosi strumenti di alta comicità. Così come la voce, che lei riusciva magistralmente a modulare, ora divenendo bassa, ora alta e stridula, ora dialettale, oppure correva veloce, o rallentava o squillava, caratterizzando il personaggio interpretato e scatenando risate fragorose ed irresistibili nel pubblico.
Un pubblico che l’ha amata sin da subito e l’ha seguita per tutta la sua straordinaria carriera, prima nel Trio poi come solista, senza mai abbandonarla, perché Anna era capace di stabilire un feeling naturale ed immediato con gli spettatori.
La sua fortuna fu l’incontro con Tullio Solenghi e Massimo Lopez, tre attori in piena sintonia tra loro, che hanno dato vita ad uno dei gruppi comici più longevi ed unici della storia televisiva italiana.
Perché la vita è piena di casualità e di incontri che cambiano il proprio destino, e questo loro incontro ha mutato i destini di tutti e tre, li ha uniti in un vincolo speciale, fatto di tempi perfetti, di battute semplici, di giochi umoristici, degni eredi del Quartetto Cetra, unici perché si vedeva immediatamente come si divertivano tra loro, facendoci divertire a noi spettatori.
La Rai è stata la loro casa televisiva, Pippo Baudo il loro mentore, ma loro furono capaci di rendere leggere e divertenti persino le lunghe liturgie del Festival di Sanremo.
Dissacranti, ironici, genuini, fantastici, scatenarono un mezzo incidente diplomatico, quando, in una Domenica In, Solenghi propose l’interpretazione dell’Ayatollah Khomeini ed Anna Marchesini di Sora Khomeines, la presunta moglie, e per fortuna loro, erano lontani i tempi di Charlie Hebdo e degli attentati fondamentalisti, per cui tutto si risolse con grandi scuse e l’abbandono delle dissacranti imitazioni.
Il picco di successo fu quando il Trio portò in TV una parodia in chiave moderna e buffa dei Promessi Sposi; tre serate che incollarono quasi diciassette milioni di spettatori alla televisione, con il Trio che trascinò il sacro Manzoni nei bassifondi della cultura moderna dei mitici anni ’90, con la Marchesini a sbizzarrirsi tra costumi e parrucche, interpretando una sfilza di personaggi femminili unici ed irresistibili, da Lucia Mondella, alias Miss Lecco, eletta da Daniele Piombi, alla Bella Figheira, la fidanzata di Don Rodrigo, con il suo portoghese praticamente inventato, che dava un ulteriore tocco di comicità al personaggio stesso, dalla Madre Badessa ad Agnese sino alla Monaca di Ponza, uno spettacolo nello spettacolo quello che propose la Marchesini, a cui bastava un cambio d’abito ed una parrucca per trasformarsi in una delle tantissime donne che affollavano la messinscena manzoniana.
Ma come tutte le cose belle, esse hanno una loro fine, e, nel 1994, il Trio si sciolse, e Solenghi, Lopez e Marchesini ripresero i loro propri percorsi artistici.
Anna, con coraggio, non si è venduta allo show-business, non si travestì da canguro per partecipare alla Buona Domenica di Maurizio Costanzo, né si è venduta l’immagine per regalarla ad uno spazio pubblicitario. Lei tornò nel suo luogo naturale, il teatro, e lì diede vita a nuovi personaggi, nuove storie, nuovi racconti, tutti con un successo enorme, passando dai classici a spettacoli scritti da lei, dal drammatico al comico con una naturalezza, una umiltà, un’intelligenza ed una capacità artistica più unica che rara.
Solo nel 2008, il Trio si riunì e tornò in Tv con lo spettacolo “Non esiste più la mezza stagione”, uno show celebrativo dei 25 anni dalla sua fondazione. Ma Anna Marchesini già non era più la stessa, smagrita, il volto scavato e con le mani che faticavano a compiere gesti naturali, erano i primi gravi segni della malattia che la stava devastando inesorabilmente, l’artrite reumatoide.
Una malattia che l’accompagnerà nel suo ultimo atto di vita, presenza ingombrante e fastidiosa, ma che non ha impedito sino all’ultimo ad Anna Marchesini di calcare le scene, di salire su un palcoscenico e dare vita ad un suo spettacolo.
Finché la malattia glielo ha permesso, Anna continuava a divertirsi e a divertirci, attraverso i suoi spettacoli teatrali, poi la fine, il buio, l’incubo che calando il sipario, non ci sarebbe stato più il ritorno.
Tornò in televisione il 2 novembre 2014, ospite di Fabio Fazio, nel programma “Che tempo che fa?”, e con coraggio, con onestà e con semplicità parlò anche del male che la stava devastando, ma senza pietismi, senza perdere il suo sorriso, con ironia, giocando proprio su quel due novembre festa dei morti, con gag esilaranti com’è sempre stato nelle sue corde, anche se quel male brutto la stava torturando.
Sono così interessata, appiccicata, morbosamente ghiotta, obesa di vita che mi interessa pure la morte, che di essa è il finale e non è detto. Quindi mi astengo dal giudizio che sia qualcosa di bello o di brutto perché è qualcosa che ci accade, e tutto quello che ci accade è osservabile”, disse in quell’occasione, e in un afoso 30 giugno 2016, la vita le ha calato il sipario, per sempre.

Ciao, Anna, “bella figheira”, ricordo di un’età felice che non c’è più, ci manchi già tantissimo.



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