“DOSSETTI RIMOSSO”: L’IMPORTANZA DI RECUPERARE GLI INSEGNAMENTI POLITICI E SPIRITUALI DI DON GIUSEPPE DOSSETTI


La politica è sintesi di teorie e di interessi, di principi e di fatti; la politica è vita nel senso più completo della parola“, affermò Don Luigi Sturzo; un aforisma nobile, questo, che stride parecchio con l’attuale scenario politico, dove sono gli interessi di pochi a dettarne le scelte, dove la sintesi è frutto della forza di alcuni, piegando il volere di molti. Uno scenario ben lontano dalla vera politica, quel nobile servizio per tutto il popolo, incarnando valori sacri, veri, fondanti.


Quella politica così degnamente rappresentata da figure illustri ed illuminate come lo fu, appunto, Don Luigi Sturzo, ma anche, tra i molti legati al partito popolare, come Alcide Gasperi, Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, solo per citarne alcuni.
Ma ci sono anche personaggi che hanno contribuito alla costruzione della nostra amata Italia, hanno profuso tutto il loro impegno e dedizione, ma dei quali, colpevolmente, la Storia sembra essersene dimenticata.
È lo strano caso, ad esempio di Giuseppe Dossetti, uomo politico, fine riformatore cattolico e sacerdote mistico, la cui figura oggi appare come uno sbiadito e pallido ricordo, tra i Padri Fondatori della nostra Costituzione.
Eppure il suo impegno fu estremamente importante, sia durante gli anni della Resistenza, sia in seno all’Assemblea Costituente, che nel ruolo di deputato, pur non ricomprendo mai incarichi di Governo.
Giuseppe Dossettiè personaggio difficilmente traducibile e quindi difficilmente esportabile. Per molteplici ragioni. Per una intelligenza acuta, sempre attenta al kairòs della storia, con l’ansia nel linguaggio più di precisare il concetto che di comunicarlo alla gente comune”.
Dossetti ha avuto la ventura di essere studiato da subito, durante l’impegno politico, e addirittura ‘storiografato’ just in time“, eppure, sembra essere stato rimosso dalla nostra memoria collettiva.
Una rimozione forse dovuta a pure circostanze, “dal momento che il monaco di Monte Sole è stato in politica sette anni in tutto, ivi compresi i due passati in montagna come partigiano”.
Rivisitarne dunque non tanto la memoria ma il lascito religioso e politico, provare a rifare i conti con il metodo Dossetti può essere operazione fondatamente ricostruttiva, oltre se stesso, nella fase in cui il cattolicesimo democratico italiano si trova alla fine di un ciclo politico”.
Ed è questo, proprio lo straordinario sforzo a cui tendono Giovanni Bianchi e Giuseppe Trotta, con il loro testo “La rimozione di Dossetti“, edito da Eremo e Metropoli Edizioni.
Un testo che storicizza la figura di Don Giuseppe Dossetti, ne mette in evidenza il suo ruolo all’interno dell’Assemblea Costituente, quando propose la “svolta a gomito“, ossia quel cercare “una base e una visione comune” tra le diverse anime che compongono l’Assemblea, affinché nessuno tra i costituenti dovesse “strappare le pagine della propria storia”.
Un testo che analizza la sua figura politica, il suo pensiero, le divergenze, soprattutto su temi di politica estera, con Alcide de Gasperi, ma anche con la visione politica della Chiesa cattolica.
Dossetti credeva fortemente nei valori cattolici, era conscio che un cattolico prestato alla vita politica poteva offrire un quid in più, un bagaglio di valori sani, forti, civili; ma era in lui, ben chiara, la divisione tra la politica e la Chiesa, che doveva avere un ruolo più di guida spirituale che d’indirizzo politico.
Viveva la politica come un servizio, precario e limitato: nessuno doveva vivere la politica come professione, come lavoro, ognuno doveva dare un proprio contributo, sapendo che c’è sempre un momento per fare un passo indietro e lasciare spazio ad altri. Come fece lui stesso, quando dopo cinque anni vissuti tra impegni istituzionali, prima come deputato alla Camera, poi come consigliere di minoranza nel Comune di Bologna, decise di abbandonare la politica per abbracciare una strada fatta di fede, forse tutta personale, sicuramente ascetica e mistica.

L’impegno politico per un credente ‘accade’, può accadere, è una prova tanto più seria e profonda quanto più consapevole dei limiti intrinsechi di ogni progettualità. L’impegno politico vive in questa chiamata di grazia, come ‘momento opportuno’ per testimoniare qualcosa nella compagnia degli uomini”.
Politica vissuta come virtù e non come necessità, la politica intesa come servizio alla comunità, e non ricerca dei propri interessi personali, questi sono alcuni dei valori portanti della figura di Dosseti; un’immagine che, questo prezioso testo scritto, ci stimola a recuperare dai meandri della nostra memoria, e a riproporla, perché possa essere nuovo faro che illumina i nostri passi insicuri, in un mondo che ha smarrito valori, perso la fiducia e la speranza, in un mondo che è stato investito dalla crisi, morale prima che materiale, un mondo che ha visto la frantumazione dei partiti e delle idee, in un vuoto oscuro che tutto avvolge.
Perché bisogna “conservare una coscienza non solo lucida, ma vigile, capace di opporsi a ogni inizio di ‘sistema del male’, finché ci sia tempo”.



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