FRANCESCA DE ANGELIS: RICOMINCIO DALL’ACQUA, LA VOGLIA DI TORNARE A VIVERE
“Ricomincio dall’acqua. È il mio elemento, è così che lo vivo. Voglio lasciare che essa riempia gli spazi vuoti attorno, avvicini le distanze, scivoli sul corpo e rimanga dietro di me senza allontanarsi, voglio che mi accarezzi la nudità senza ferirla, tamponando i varchi che ho lasciato inavvertitamente aperti all’incuria. È la mia nuova vita, mi hanno dato un’altra opportunità”.
“Ricomincio dall’acqua” è la prima opera di Francesca De Angelis, edita da Augh!; un romanzo leggero e fresco, la cui lettura scorre veloce nell’intricato labirinto esistenziale della protagonista.
È il diario di Giulia, la sua vita, le sue emozioni, le sue crisi; un anno vissuto sul filo del rasoio tra fine ed inizio, tra morte e rinascita, tra depressione e voglia di ricominciare.
Giulia soffre per quelle sue crisi esistenziali, non riesce a comprendere cosa c’è in lei che non va, frequenta psicologi, prende farmaci, cerca di rimettere in ordine i mille pezzi del suo puzzle impazzito, che è la sua vita.
“Le parlo cercando di non tradire le sue aspettative su di me, sembra sinceramente interessata alla mia esistenza, alle mie crisi. Usa questo termine per definire i miei deliri maniacali, le mie ossessioni paranoiche, la mia aggressività rabbiosa, i mesi in cui non ho dormito né mangiato, in cui io per prima non saprei dire cosa ho fatto o detto, come ho vissuto”.
Una crisi depressiva, quella di Giulia, che la conduce a periodi di forte apatia, che la scava dentro, che la spinge a cercare nuova forza per riprendere a vivere, che le fa affrontare mille dubbi e mille insicurezze.
“Le mie giornate trascorrono lente, sonnacchiose, come fossi perennemente avvolta da un torpore che attutisce il ghiaccio che ho avuto dentro per molto tempo. Un vulcano congelato che ad un certo punto è esploso, incenerendo tutto ciò che ha toccato lungo il suo percorso”.
Giulia deve affrontare anche la propria omosessualità, accettarsi per essere accettata dagli altri.
E nelle sue crisi esistenziali, affrontare questo aspetto della propria interiorità, è un passo duro e difficile. Tanto duro che ad un certo punto sembra convinta che la soluzione sia quella di essere un uomo, finalmente. Troppo lontani dal suo io i panni di una donna, lei non ama le gonne, il trucco, le unghie laccate, lo shopping; crede che diventare Giulio sia la scelta migliore per far emergere il suo io vero; ed è così convinta che lo scrive persino sul suo profilo Facebook: “chiamatemi Giulio”, è l’improvviso messaggio che lancia nel suo mondo web.
Una traccia, questa, tra le mille che segnano la sua anima, che la distruggono, l’annientano, la tramortiscono.
Il suo, si scoprirà, è un disturbo bipolare, una malattia che può devastarti, con cui devi confrontarti ogni giorno, a cui devi abituarti a conviverci.
“Non so dire bene cosa mi accadesse attorno. I miei discorsi erano sconnessi, slegati dalla realtà quotidiana e dalla mia persona. Un mostro oscuro e feroce si era impossessato della mia mente e la presidiava affinché nessun altro potesse avervi accesso”.
Uno sforzo incredibile quello di Giulia, aiutata dalla sua psicologa e dalla sua voglia di emergere dal fondo in cui si era impantanata.
“Devo fare un altro sforzo per mandare a quel paese i pensieri, mi devo concentrare per rilassarmi e fare in modo che l’acqua mi avvolga, come faceva un tempo. Devo lasciare andare i timori, fare in modo che il cloro spurghi anche la mia mente oltre che tenere lontani i germi dalla pelle, vorrei che il ritmo del mio respiro si affiancasse alle bracciate, in modo da poter sentire di nuovo il mio corpo essere un pezzo unico e non un puzzle che non ha più forma”.
È l’acqua l’elemento primordiale, l’elemento vitale che le permetterà di tornare a vivere, di tornare ad essere un po’ più se stessa, con meno insicurezze, meno paranoie, rilassata ed in pace con il suo io interiore.
È l’acqua l’elemento fondamentale per Giulia, dove ritrovare la forza di ricominciare.
“Ho ricordato per un attimo il buio che mi ha circondato in questi anni. La luce abbagliante che cadeva dal soffitto della piscina è sparita per dei lunghissimi secondi. Ho temuto di affogare. Poi ho sentito un tocco delicato sfiorarmi la spalla. Era lei, col suo sorriso bianchissimo e nuovo…«Allora, ricominciamo!» ha proposto lei. «Sì, ricominciamo!”.



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