OLIVIERO BEHA: I FATTI E LE PAROLE NEL SEGNO DI ZORRO


Siamo spettatori universali: il dissolvimento delle democrazie in oligarchie mediatiche è all’opera non solo in Italia ma in tutto il mondo”, disse il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer.
Siamo una società in crisi, di valori, di idee, di capacità, eppure sembriamo vivere in una sorta di bolla salvifica, come se tutto ciò che ci circonda non ci tocca da vicino, nel profondo. Salvo farci i conti, prima o poi, con un prezzo da pagare che diventa sempre più alto.

E, per vivere in siffatta dimensione, svolge un proprio ruolo, tutt’altro che marginale, l’informazione, che sembra divenuta leggera, edulcorata, quasi a voler nascondere la triste realtà, cullandoci con verità più o meno rassicuranti, mentre precipitiamo nel vuoto esistenziale.
L’informazione, da sempre ridotta in un Paese poco democratico e molto ‘colono’, a sovranità limitata, oggi è palesemente, più ristretta che mai, anche perché i new media danno l’illusione che non sia così“. Questo è ciò che pensa Oliviero Beha, giornalista e scrittore, un uomo libero da padroni e padrini, schietto e sincero, spesso controcorrente, e, anche per questo, troppo spesso è stato messo all’angolo, o, peggio ancora, censurato.
Lui, che si definì un ‘emarginato del giornalismo’, oggi, ironicamente dice: “Perché ‘ancora’? Casomai ancora di più, perché ormai mi conoscono bene, non faccio parte della congrega, sto invecchiando…
Oliviero Beha non è solo un giornalista di successo, ma molto altro ancora; ha iniziato la sua carriera giornalistica a TuttoSport e al Paese Sera, poi Repubblica, Rinascita, Il Messaggero, Il Mattino, l’Indipendente, seguendo la cronaca, la politica e lo sport. Poi una vita trascorsa in Rai, autore di programmi radiofonici di successo, come “Radio Zorro”, ad esempio, e di programmi televisivi, iniziando proprio con Andrea Barbato, con “Va’ pensiero”; e poi, autore di diversi testi teatrali e scrittore di libri di successo, che lo rendono un personaggio atipico, suis generis, per la sua capacità di cimentarsi in diverse sfide professionali, senza mai smarrire la sua caratteristica principale: essere sé stesso fino in fondo, che troppo spesso lo fa dipingere, a torto, come antipatico e provocatore.
Oliviero Beha ha la capacità quasi chirurgica, di fare ‘un’analisi caustica e spietata, prendendo di mira i paradigmi della cultura contemporanea‘, come scrisse l’amico Battiato nell’introduzione di un suo recente libro.
E, oggi, possiamo apprezzarlo anche attraverso il suo blog (www.olivierobeha.it), il primo blog civico nel segno di Zorro, come viene specificato nel sottotitolo.
È un blog civico – spiega Behaperché segue le mie mille trasmissioni radiotelevisive al servizio del cittadino, tutte regolarmente chiuse“.
Beha sa quale potenzialità ha oggi internet, come può riuscire, quasi nell’immediatezza, a veicolare notizie e informazioni, raggiungendo una vastissima platea di persone, ma è conscio anche dei pericoli che il mondo del web nasconde; “Internet – afferma, infatti – è una grande opportunità ma rischia anche di trasformarsi in un inganno e in una delusione“, proprio perché tantissimi posso scrivere di tutto e su tutto, senza titoli di merito, senza validi approfondimenti, senza alcuna qualità specifica, producendo così, anche molteplici falsità, tantissimi luoghi comuni, spesso distorcendo verità a proprio uso e consumo.
Per questo il mare magnum del web andrebbe scandagliato a fondo, pescando tra il molto che ci propone ciò che ha un valore ed una validità da ciò che non lo è.
E lo evidenzia anche lui, che con naturalezza è riuscito a passare dalla penna al microfono, alla tastiera di un PC, rimanendo sempre se stesso, nonostante cambi il ruolo del giornalista.
Infatti, “ci sono tante differenze – sostiene Behaa partire dal linguaggio e dai costi. Ma ci vorrebbe un saggio in un momento in cui gli italiani sono sempre meno interessati“.
E sulla Rai, lui che ci ha lavorato per una vita, ha idee molto chiare, anche alla luce delle ultime polemiche scaturite proprio sulle recenti nuove nomine.
La Rai è come sempre lo specchio del Paese. Ci si rifletta, in tutti i sensi: Lei che immagine vede, del Paese e di sé stessa?“, afferma Beha con una punta di amarezza.
E, volgendo lo sguardo al nostro panorama politico, l’idea che ne scaturisce non si discosta molto da questo senso del tragico.
La politica è malata e svuotata, la democrazia svenuta” è l’amara considerazione di Beha; “dopo tanti libri su questo, negli ultimi dodici anni, dovrei ripetermi. Consiglio i libri“, ci suggerisce.
Perché già nei suoi libri, in tempi non sospetti, Beha ha analizzato attentamente la nostra società, la sua crisi, i suoi vuoti di valori; ed osservare oggi, il terzo Governo non uscito dalle urne elettorali ma dalle alchimie parlamentari, vedere la politica starnazzare e gridare slogan populisti, solo per un pugno di voti in più, notare con tristezza quanto impegno c’è nei partiti politici nel cercare rendite e posizioni personali piuttosto che nel dare risposte ai propri elettori, delusi e sfiduciati, è svilente.
Comunque – sottolinea Oliviero Behala faccenda del bipolarismo ora tripolarismo è una presa per i fondelli. Il M5S è una novità importante, ma sembra che le bande d’affari della politica ne abbiano meno paura di una volta. Questo mi preoccupa“.
Idee chiare, quelle di Oliviero Beha, anche sul prossimo referendum costituzionale, la cui data di voto sta lentamente scivolando verso la fine di novembre: “È una pessima Riforma, fatta coi piedi solo per poter dire ‘si cambia’. La Costituzione non è intoccabile, ma per non peggiorarla ci vogliono persone di valore e disinteressate del loro ‘particulare’, altrimenti si peggiora e basta“.
Una Riforma Costituzionale voluta dal Governo Renzi, che sta spaccando la nostra già lacerata società, ma che vede il mondo industriale italiano e certe lobby di potere schierate apertamente per il SÌ; e subito corre il pensiero ad una frase che lo stesso Oliviero Beha disse diversi anni fa, e che, purtroppo, sembra sempre attuale: ‘l’Italia è un Paese fondato sul conflitto d’interessi‘.
Ma – sottolinea Behain una società così complessa a livello planetario, il conflitto di interessi si affaccia dovunque, va contenuto. Il capitalismo di relazione (cfr. google…) ne è la faccia peggiore, e l’Italia ne è all’avanguardia…
Soluzioni? Nei libri, non è da ricetta farmaceutica” è la sua caustica risposta.
E in questa confusa situazione politica e sociale, non si può che osservare con una certa benevolenza la crescita politica del Movimento Cinque Stelle, con Chiara Appendino che vince le elezioni a sindaco di Torino, e soprattutto la Raggi che conquista il Campidoglio, segno di un vento politico che, forse, sta cambiando, se lo stesso M5S riuscirà a fare il grande balzo in avanti, diventando da movimento di rottura a partito d’azione e di governo.
Me lo auguro – afferma Behae se posso aiutare lo farò“. Ma “il rischio comunque, ovviamente c’è”, ricorda Oliviero Beha; il rischio di un loro ridimensionamento, soprattutto se si concentra tutta l’osservazione sull’azione amministrativa della Raggi nella Capitale, vero banco di prova della maturità del M5S, in una città che da troppi anni vive con grossi disagi e con gravosi problemi, che lo scandalo di Mafia Capitale ha solo acuito.
Ed il pensiero corre veloce su un’altra polemica che sta mettendo sotto gli occhi dei riflettori la neo Sindaco della Capitale: la candidatura di Roma per i prossimi giochi olimpici; una candidatura proposta dalla vecchia amministrazione capitolina, ma che vede la Raggi convintamente non favorevole. Da poco si sono chiusi i Giochi Olimpici di Rio, e tra lustrini e pailettes, luci, fiaccole e medaglie, sono emerse tutte le contraddizioni che questo evento sportivo si trascina dietro, tra corruzione, scandali e soprattutto un enorme spreco di denaro, inutile perché non migliora la situazione sociale ed infrastrutturale della città ospitante, nonostante da più parti si levi il leitmotiv che questa è una occasione da cogliere al volo, perché rappresenta un ottimo volano per la crescita di una città e dell’intero Sistema Paese.
Ma quale ghiotta occasione – afferma convinto Behaper la solita greppia. Le Olimpiadi sono ormai quasi esclusivamente business, spesso sporchi. La Raggi dovrebbe escludere tassativamente tale sciagura, in nome dello sport e della città“.
E lo dice lui, che è un amante dello sport, e in gioventù è stato anche uno sportivo, e che per l’amore dello sport pulito e della verità ha pagato prezzi alti professionalmente.
Ma Oliviero Beha è un po’ Zorro, l’eroe in mascherina, sempre in difesa dei cittadini contro i soprusi dei potenti.
Ce ne sono parecchi travestiti per Carnevale – dice, ironicamente BehaZorro dovrebbe essere la nostra coscienza, per noi, figli e nipoti“.
Personalmente ho gettato la mascherina da un pezzo, e infatti non lavoro“, afferma con un pizzico di amarezza.
Lui, che, rimanendo proprio nel tema della letteratura e del mito, disse: “Non voglio essere sempre e solo Edmond Dantès o l’abate Faria, mi piacerebbe diventare per una volta anche il Conte di
Montecristo
“, oggi, forse, ammette che quel personaggio del giovane idealista vittima dell’ingiustizia e della prepotenza o del saggio con la missione dell’educatore, gli sono rimasti fedeli compagni di vita, ma, forse, non lo hanno trasformato pienamente nel Conte, assetato di giustizia e di vendetta, giusto riscatto per i soprusi subìti.
Forse moralmente – ammette Oliviero Behama chi se ne accorge? Materialmente o macroscopicamente, no di sicuro“.
Perché, come è scritto nel romanzo di Dumas, “ciascun uomo ha la sua passione che lo rode internamente, nel fondo del cuore, come ciascun frutto ha il suo verme“, ed Oliviero Beha ha tracciato la sua passione, per tutta una vita l’ha inseguita, sempre in difesa dei più deboli, senza compromessi, senza sotterfugi, solo onestamente.




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