I VOLTI DELLA MISERICORDIA NELLA CHIESA DEL LAZIO
“Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia”.
Così scrive Sua Santità Papa Francesco nella bolla Misericordiae Vultus, e con questo spirito ha indetto il Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia.
In una società sempre più egoista, in una società smarrita, in cui i valori fondanti sembrano perdersi, fagocitati dai ritmi frenetici, il Santo Padre ci invita, come può fare il Buon Padre, a fermarci un attimo, a guardare il proprio fratello, a tendere la propria mano per offrire un sostegno, morale prima che materiale, ad avere un cuore più misericordioso, proprio nel senso più etimologico: avere un cuore povero, avere un cuore pietoso.
Una pietas che dovrebbe arricchirci come uomini, un percorso questo, tra eventi religiosi e meno, per riscoprire meglio noi stessi, per compiere una sana riflessione sul nostro vivere quotidiano.
E tra i molteplici eventi proposti in questo lungo e straordinario Anno Giubilare che sta volgendo a termine, c’è l’interessante mostra “Servire l’uomo. I volti della Misericordia nella Chiesa del Lazio”, presente, dal 7 al 28 ottobre, presso l’Archivio di Stato di Roma, Palazzo della Sapienza, Biblioteca Alessandrina.
Un evento, organizzato dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio e dalla Consulta regionale del Lazio per i Beni culturali ecclesiastici, con il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e dell’Ufficio nazionale per i Beni culturali e l’Edilizia di culto della Cei, che espone documenti attestanti le opere di misericordia corporale e spirituale poste in essere da laici ed ecclesiastici.
Documenti datati tra la metà del XVI secolo sino agli anni Trenta del XX secolo, e provenienti da fondi archivistici delle diocesi e degli ordini religiosi del Lazio, testimoni delle tantissime azioni misericordiose attuate da Confraternite, ordini religiosi o laici, spesso veri punti di riferimento in una società sorda e vuota di fronte alle richieste di chi vive in difficoltà.
Proprio questo è l’obiettivo che si pone l’evento espositivo: “esemplificare le diverse forme che ha assunto nel corso del tempo l’opera di misericordia”.
Testi, documenti, statuti che dimostrano come l’azione caritatevole abbia, nel corso dei secoli, assunto una forma strutturata e corale, dando vita ad organizzazioni e associazioni capaci di incidere fortemente sul tessuto sociale.
Esempi concreti di opere di misericordia corporale e spirituale, attuate da laici ed ecclesiastici, solo con lo scopo di dare attuazione concreta ai veri precetti evangelici.
Tra i molti documenti presenti possiamo ammirare la bolla di fondazione della Confraternita del Rosario di Gaeta risalente al 1607, quella della fondazione della Confraternita del Rosario di Amaseno, quella di aggregazione della Confraternita del Sacro Cuore di Veroli, o una lettera di San Gaspare del Bufalo risalente al 1824, esempi tangibili di una storia fatta di missioni evangeliche ed opere caritatevoli.
Queste confraternite, compagnie o congregazioni si sono impegnate volontariamente, in una capillare opera assistenziale che ricopre ambiti sociali molto vasti: dalla cura degli infermi alla sepoltura dei morti, dal sostentamento dei poveri all’accoglienza dei pellegrini, dall’insegnamento della dottrina cristiana al sostegno agli agonizzanti e ai carcerati.
Opere e missioni nobili, un impegno vivo e fecondo a sostegno della propria comunità, degli ultimi, degli indigenti, seguendo il cammino di amore cristiano: Dio è amore e “questo amore è anzitutto misericordia”, quindi “possiamo affermare con rigore che Gesù Cristo è il Sacramento della misericordia di Dio”, e questo Anno Giubilare straordinario è “segno visibile della comunione di tutta la Chiesa”, attraverso anche quel generoso atto di misericordia umana che ci avvicina ad una dimensione più spirituale.




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