IL DOTTOR BORGHI AQUILINI SPIEGA IL DRAMMA MPS
“I crimini talvolta escono dal passato e chiedono di essere pagati. È il caso del Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo, incenerita dai compagni di merende del PD (che ha sempre dominato Banca, città, provincia e regione) e da una misteriosa operazione di fusione con la Banca Antonveneta in cui vennero fatti sparire molti, troppi miliardi che andarono non si sa a chi”.
Così ha tuonato il Dott. Claudio Borghi Aquilini, economista, consigliere regionale in Toscana, dove ha corso sotto le insegne leghiste, per la poltrona di Governatore, sfiorando non di molto la vittoria finale.
E la Banca in questione è la Monte dei Paschi di Siena, oramai da troppo tempo nell’occhio del ciclone, sempre sul punto di precipitare verso il fallimento, ma sempre salvata con grossi sacrifici, dei contribuenti, ovviamente.
Nel 2011 MPS risultava la quarta banca italiana tra quelle quotate in borsa, ma chiuse l’anno con una forte passività di bilancio.
Anno nuovo, nuovo CDA, nuovo Presidente, nuovo Direttore Generale e nuovo piano di riassetto, che prevedeva, nella razionalizzazione delle perdite, forti tagli per il personale.
Poi, nel 2013 la fusione con Banca Antonveneta, che già controllava dal 2008, ma un nuovo rovescio finanziario costrinse il management bancario a varare un nuovo piano di ristrutturazione, tutto lacrime e sangue; inoltre si chiese e si ottenne, liquidità al Governo Monti, per il suo salvataggio.
Nonostante ciò, ci furono altri aumenti di capitale, altri piani di salvataggio, che tuttora non mettono al sicuro la Banca da un suo possibile fallimento.
E stiamo parlando della più antica Banca italiana, fondata nel 1472, espressione forte di una città, Siena, di una Regione, la Toscana ed immagine tutta tipicamente italiana, della mala gestio del nostro sistema creditizio.
E viste le notizie non propriamente tranquillizzanti, di questi ultimi giorni, sul destino della banca senese, è lecito porci la domanda su cosa effettivamente stia accadendo alla MPS.
“È quello che ci stiamo chiedendo anche noi – afferma il Dott. Borghi – e che Renzi e Padoan continuano a non dirci. A nostro avviso si sta prospettando ciò che più temevamo, ovvero la soluzione di far pagare il prezzo del disastro finanziario della banca più antica del mondo ad azionisti e obbligazionisti”.
“È allo studio – prosegue – infatti, in questi giorni, una conversione delle obbligazioni in azioni che, quando diventeranno vendibili, varranno zero”.
E c’è subito chi pensa ad un nuovo intervento statale, come già fece il Governo Monti, per rimettere ordine nei conti disastrati della banca senese.
“La soluzione – suggerisce il Dott. Borghi – potrebbe essere quella di un salvataggio a carico di Banca d’Italia con management indipendente e nominato con il consenso dell’opposizione regionale, anche se andava fatto prima, visto che le dirigenze che si sono susseguite ai vertici della Banca hanno bruciato anche aiuti di Stato (erogati dietro l’inganno di titoli derivati spacciati per acquisti di BTP, come i 4 miliardi di Monti) e aumenti di capitale da capogiro”.
“Alla Germania – prosegue – nessuno ha impedito di salvare Deutsche Bank; al Governo italiano, invece, da diversi anni è proibito qualsiasi salvataggio aziendale, figurarsi uno di queste proporzioni”.
E sulle dichiarazioni, anche recenti, del Governo, il Dottor Borghi ha le idee ben chiare e poca fiducia.
Infatti, “alla luce di ciò – afferma – le rassicurazioni di Premier e Ministro dell’Economia sono un’ulteriore presa in giro che va ad aggiungersi ad uno scandalo iniziato ormai da dieci anni e che rappresenta il peggior danno finanziario della storia d’Italia”.
Ed il rischio che si corre è quello di un gigantesco fallimento bancario, una sorta di Banca Etruria, giusto per citare l’ultimo caso famoso, però di proporzioni più grandi, con i soliti correntisti che rischiano di rimetterci tutto.
“Purtroppo – afferma il Dottor Borghi – come già detto in prima battuta, anche se nessuno lo ammetterà mai fino al momento prima, la piega che la vicenda MPS sta prendendo è proprio quella. Viviamo in un Paese in cui le decisioni sono avvolte nel mistero e, una volta che diventano effettive e, dunque, irreversibili, creano disastri che ricadono sui Cittadini”.
“Nel caso di Banca Etruria – prosegue – abbiamo assistito a una manovra da dittatura finanziaria, per cui quando la banca è debitrice pagano i risparmiatori che vengono pure accusati di leggerezza negli investimenti, come se la nonna di Castiglion Fiorentino o di Foiano dovesse sapere alla perfezione cos’è un derivato o un’obbligazione subordinata”.
E forse, anche questi misteri che avvolgono il nostro sistema creditizio, questa mancanza di trasparenza nei confronti dei correntisti, sono causa certa della crisi del nostro sistema bancario, a cui si dovrebbe aggiungere pure un certo legame alquanto ambiguo tra il sistema bancario, certe lobby di potere e la politica, che certamente contribuisce ad intorbidire ancor di più le acque già agitate.
“Quello tra politica e finanza – sostiene il Dottor Borghi – è certamente un legame foriero di situazioni poco chiare e potenzialmente dannose”.
“Il punto è – afferma il Dottor Borghi – che fino a prima che l’Italia venisse coinvolta in un’Unione Europea fondata sugli interessi economico-finanziari, le nostre banche erano legate al territorio e all’industria locale. Anche il Monte dei Paschi, pur nella sua straordinaria dimensione per volume d’affari e patrimonio, era una banca territoriale”.
“Poi – prosegue – siamo entrati nella moneta unica: le aziende nostrane sono diventate sempre meno competitive sul mercato e hanno iniziato a chiudere; dall’altra parte, le banche hanno intrapreso continui processi di fusioni sulla spinta di poteri internazionali e in nome del fantomatico concetto che ‘se non ti aggreghi non puoi sopravvivere’, come se l’Italia non fosse mai stata la quinta potenza mondiale e non avesse mai avuto il più solido sistema bancario del mondo pur con la propria ‘liretta’ espressione di un Paese dalle mille piccole realtà imprenditoriali, e hanno finanziato sempre meno il mondo produttivo, che a sua volta ha avuto sempre più difficoltà a restituire i prestiti erogati”.
“Si è voluto spezzare – continua il Dottor Borghi – una catena che funzionava perfettamente, per far piacere a qualcuno. Noi della Lega Nord contiamo di avere presto responsabilità di governo per ripartire da ciò che è rimasto di buono”.
E allora, l’unica nostra speranza di salvezza, è che ci sia una significativa sterzata, e che le banche ed il loro management abbandonino i voli pindarici e rischiosi dei giochi finanziari per tornare alla mission primaria di un istituto di credito: essere da supporto per l’economia reale, punto di riferimento creditizio nella realtà territoriale, per rilanciare seriamente la nostra economia reale, che è fatta di moneta sonante e non di carta straccia, come sono oggi, purtroppo, certi investimenti.
“Non so – afferma il Dott. Borghi – se MPS tornerà mai a fare la banca come faceva dal 1472. Certamente come Lega Nord non lasceremo nulla di intentato, a Siena e a livello nazionale, perché il nostro tessuto economico sia sottratto dalle grinfie di un sistema europeo senza via d’uscita e perché sia rifondato un sistema creditizio sano e vicino alle imprese. Non posso prevedere se ciò accadrà, ma la Lega con Matteo Salvini è qui apposta per dire ai Senesi e agli Italiani che abbiamo la ricetta per tornare all’Italia che conoscevamo e che amiamo”.






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