LA MALEDIZIONE DELL’ACHILLE LAURO, IL SAGGIO SU UNA VERITÀ SCOTTANTE SCRITTO DA REEM AL-NIMER (CASA EDITRICE ZAMBON)
“La storia è un mucchio di bugie su eventi che non sono mai successi raccontati da persone che non erano lì”, disse il filosofo e scrittore spagnolo George Santayana.
Una verità questa, che si materializza soprattutto quando su certi fatti accaduti calano oscure ombre, silenzi assordanti e verità di comodo che si sedimentano nella nostra memoria collettiva, divenendo la verità ufficiale anche senza riscontri oggettivi.
Per ciò, come società, dovremmo sempre continuare a cercare le verità vere, ad ascoltare le testimonianze reali e non quelle precostituite, a ricercare prove utili a schiarire queste pesanti ombre, a far luce piena su eventi storici, oggi carichi di polvere, persi nell’oblio dello scorrere del tempo.
Lo dobbiamo soprattutto a noi stessi, perché solo facendo luce sul nostro passato, possiamo costruire un futuro migliore.
Anche per questo è di notevole interesse la pubblicazione di un saggio: “La maledizione dell’Achille Lauro”, scritto da Reem al-Nimer ed edito da Zambon.
Il fatto storico è più o meno noto a tutti: il dirottamento della nave da crociera italiana Achille Lauro, il 7 ottobre 1985, mentre si apprestava a lasciare le acque egiziane per approdare in Israele.
I protagonisti di questo dirottamento furono quattro terroristi palestinesi armati, che si erano introdotti a bordo con passaporti falsi.
Una storia, questa, che oggi potremmo definire semplicemente un atto terroristico, ma che in sé è forse anche molto di più.
Sulla scena del delitto, infatti, si materializzarono molte altre componenti: c’è il Governo italiano, ovviamente, c’è Arafat, per l’OLP, ci sono le pressioni di tutto il mondo mediorientale, ci sono le pressioni dello Stato israeliano e quelle dell’America di Regan.
Un dirottamento, quello dell’Achille Lauro, che pose in fibrillazione tantissime diplomazie, tra contatti ufficiali e contatti ufficiosi, diritti e princípi istituzionali e rapporti che divennero delicatissimi, soprattutto dopo la morte del cittadino americano ebreo e paraplegico, Leon Klinghoffer.
Una situazione che poteva precipitare, divenendo una tragedia transnazionale, ma che non degenerò grazie alla fermezza del Governo italiano, guidato dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi, nella linea della trattativa e all’intermediazione di Abu al-Abbas, leader del Fronte Nazionale per la Liberazione della Palestina (FLP).
Reem al-Nimer, autrice del libro, è la moglie di Abu al-Abbas, attivista anch’essa, testimone di questo e di molti altri accadimenti legati alla dura lotta della Palestina per il riconoscimento dei suoi diritti di Stato libero.
Il testo è una preziosa testimonianza sulla causa palestinese, sulla resistenza, sulla lotta, sulle sofferenze vissute, per un conflitto che ad oggi non può ancora dirsi risolto.
“Noi palestinesi eravamo stati cacciati con forza dalla nostra terra nel 1948 e i profughi erano stati ammassati in campi o costretti all’esilio. Una generazione dopo, nel 1967, vivevamo ancora nei campi profughi e non avevamo ancora ottenuto né il diritto al ritorno, né un risarcimento, né scuse ufficiali”.
In questo humus nasce la voglia di riconquistare la propria libertà, non con l’azione diplomatica, ma con le armi, attraverso gesti eclatanti, attentati dimostrativi, per “sperare di portare la nostra domanda di giustizia in Palestina davanti agli occhi del mondo”.
Un saggio che offre finalmente, uno sguardo dall’interno sul movimento di resistenza palestinese, sui delicati rapporti tra le sue varie fazioni, sulle loro relazioni con gli altri Stati arabi, tra i quali figurano dittatori come Gheddafi e Saddam Hussein, o personalità politicamente ambigue come Hosni Mubarak e Bashar al-Assad.
È anche la testimonianza diretta sul mondo mediorientale, negli ultimi sessant’anni, con i suoi molteplici contraccolpi politici, le sue ambiguità ed i tanti interessi economici con gli Stati occidentali.
È la storia di un fallimento, quel processo di pace tra israeliani e palestinesi naufragato fra speranze disattese, tradimenti, errori, e quei troppi interessi da parte di potenze locali e internazionali.
Ma è anche la storia su una coppia di coniugi palestinesi dalle opposte origini sociali, che hanno vissuto sulla propria pelle tutte le difficoltà di questa lotta armata.
È soprattutto un saggio ricco di dati, documenti, testimonianze dirette, schietto, sincero, ruvido. Non c’è il racconto epico di un eroe, non c’è l’assoluzione per i fatti accaduti, c’è semplicemente un punto di vista importante in questa storia, ma che per troppo tempo è stato silenziato, perché, semplicemente, appartenente a coloro che erano considerati i cattivi.
Per capire, per indagare, per comprendere fatti ed eventi che nascondono ancora molte verità; solo ciò sarà la salvezza della nostra società, perché chi ignora la storia non ha passato, né futuro.





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