IL DOTTOR PALLAVICINI, IMAM E PRESIDENTE DELLA CO.RE.IS, E LA SUA SFIDA PER COSTRUITRE PONTI DI FRATELLANZA ATTRAVERSO UN CONTINUO DIALOGO INTERRELIGIOSO
‘Guardiamo alle religioni come alle mille foglie di un albero, ci sembrano tutte differenti, ma tutte riconducono a uno stesso tronco’, affermò il Mahatma Gandhi.
È la diversità la più grande ricchezza dell’umanità, ed il rispetto reciproco l’unica legge da seguire. Non la semplice tolleranza, che altro non è che una forse matura sopportazione delle diversità, ma proprio il rispetto, quello che si dovrebbe dare all’altro, perché lo si considera pari a noi.
Invece, viviamo in una società smarrita, confusa e forse anche superficiale, che al massimo sopporta la diversità, la tollera, finché la può rinchiudere dentro confini ben stabiliti e sicuri, e che, per interessi di parte, la combatte ferocemente.
Viviamo in una società dove, per ignoranza culturale, abbiamo identificato il nostro nemico con una religione, l’Islam, e, anziché combattere il terrorismo che si ammanta del velo religioso, combattiamo una religione nel suo insieme, provocando null’altro che odio ed intolleranza reciproca.
“Si deve intensificare una profica collaborazione tra lo Stato, le comunità religiose ed i diversi strati della nostra società, creando piattaforme culturali condivise, per facilitare una maggiore comprensione tra le diverse religioni e credi; uno sforzo continuo e costante per confutare i molteplici pregiudizi e per combattare l’ignoranza culturale, cioè la non conoscenza dell’altro, che sono terreno fertile per tutte quelle speculazioni, soprattutto di alcuni partiti che sulla paura costruiscono le loro fortune, e per evitare qualsiasi forma di discriminazione e di fobia, che si traducono poi, soprattutto in atti violenti ed eversivi“.
Questo è il pensiero di Yahya Sergio Yahe Pallavicini, cittadino italiano nato musulmano, da madre giapponese e padre italiano, Imam e Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana; una personalità fortemente impegnata nel costruire ponti interreligiosi, di dialogo e di rispetto reciproco, e nel creare terreni fertili affinché le diverse culture e credi religiosi possano incontrarsi e non scontrarsi.
Un impegno, il suo, così profondo e molto proficuo, soprattutto oggi, che viviamo con la paura terroristica di matrice islamica, con la paura di attentati ed atti eversivi che hanno insanguinato la nostra quotidianità e paralizzato la nostra normalità.
“Questo – sostiene – è il primo errore che non dovremmo commettere: confondere l’Islam con il terrorismo. Dobbiamo combattere il male terrorista, sono loro i nostri nemici, non l’lslam, che è religione di pace“.
“Confondere la religione con l’atto terroristico – afferma il Dottor Pallavicini – è un gravissimo errore; in buona sostanza è come se volessimo confondere l’ideologia politica comunista con il terrorismo delle BR, oppure come se identificassimo la Sicilia con la Mafia. È innegabile che questo terrorismo prende a piene mani dalla cultura islamica, sfrutta la cultura religiosa, le debolezze umane, le mancanze proprie della nostra società, tutto per perseguire il proprio progetto criminale, e dovremmo combatterli smascherando i loro pretesti filosofici e religiosi, per ricondurli alla loro essenza, che è la criminalità più pura“.
“L’Islam – prosegue – ha profonde radici profetiche, come l’ebraismo ed il cristianesimo; tutte e tre le religioni monoteiste vengono definite adamitiche, ed hanno profondi punti in comune. La sfida è riconoscere l’origine comune e comprenderne le differenze, distinguere l’unità dalle tante, troppe strumentalizzazioni”.
E c’è anche chi vede come un limite dell’Islam, l’assenza di una figura carismatica che guidi tutta la comunità islamica, una figura simile a quella che riveste il Papa per la comunità cattolica; è stato l’imprenditore tunisino Tarak Ben Ammar, in una recente intervista televisiva, a dichiararlo, ma non è per il Dottor Pallavicini, questo un limite né un problema.
“La comunità cattolica – ci ricorda – ha una struttura organizzata in senso gerarchico, con all’apice la figura del Papa, che incide, con il suo pensiero e con la sua azione, sia sull’ortodossia che sulla eterodossia; ma questa è propriamente una eccezione, non una regola. La stessa comunità cristiano-ortodossa non prevede tale struttura gerarchia, né la comunità ebraica, che ha i rabbini, figure religiose che si coordinano tra loro, come noi dell’Islam abbiamo gli imam; essi sono i sapienti che diventano i referenti religiosi”.
“Il non avere – prosegue – una figura religiosa apicale non credo che sia un limite per la comunità, né, credo, rappresenti un problema, in questo senso. Se osserviamo attentamente, il progetto dell’Isis è proprio quello di creare una struttura religiosa di tipo gerarchico, che predomini su tutte le comunità, divenendo una sorta di referente unico del mondo islamico. Per questo, credo, che non sia la soluzione giusta quella di creare un’autorità unica referente, che, anzi, può divenire anche una soluzione peggiore, ma si deve semplicemente distinguere gli onesti dai disonesti, coloro che vogliono vivere in pace e fratellanza, da coloro che tendono a voler predominare, sfruttando i credi religiosi. E la nostra sfida è proprio quella di dar voce agli onesti“.
E, anche in qualità, ieri di vice presidente, ed oggi di Presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, questo è il profondo impegno del Dottor Pallavicini, quello “di formazione intrareligiosa e intereligiosa“; “il continuo confronto – afferma il Dottor Pallavicini – tra le diverse sensibilità e culture delle varie comunità islamiche, sia italiane che europee, è il mio impegno quotidiano, affinché ciò sia utile ad eliminare tutte quelle confusioni, e stimoli a trovare una vera integrazione; la mia priorità è la formazione, la conoscenza, la consapevolezza, il dialogo continuo, perché il rischio è di avere comunità non integrate, che preferiscono nascondersi, isolarsi dal resto della società, o rischiano di essere confuse con la macro-criminalità o persino con l’immigrazione clandestina; è una sfida complessa e difficile, questa, perché coinvolge molteplici fattori e tocca diverse problematiche che la nostra società sta vivendo attualmente, con sensibilità diverse“.
“La xenofobia – prosegue – è, purtroppo una tristissima realtà, un imbarbarimento della nostra società; per combatterla ci vuole una grande apertura mentale, anche se in tanti, stranamente, sembrano operare verso una chiusura, sia culturale che religiosa. Si deve lavorare di più perché non venga mai meno il dialogo, perché la fratellanza abbia la meglio sulla discriminazione, perché tale stupidità non trovi più terreno fertile, in Occidente quanto in Oriente”.
E sono diversi i progetti culturali a cui il Dottor Pallavicini ha preso attivamente parte, come “il percorso che lega la comunità islamica a quella induista, attraverso l’arte e la musica, o quello con la comunità buddista, attraverso l’arte e la scrittura, oppure un tour culturale con la comunità ebraica, a testimoniare la fratellanza tra i due credi, smontando tutti quegli stereotipi culturali purtroppo ancora esistenti”.
“Ma – prosegue – a cuore ho un progetto che è ancora in divenire, a sostegno di tutti gli immigrati ed i rifugiati; una formazione interreligiosa, e la volontà di cooperare con tutte le associazioni che si occupino attivamente di questa terribile emergenza, perché sono tantissimi i rifugiati ed i clandestini provenienti dal mondo musulmano e di fede islamica; la cooperazione con i volontari laici dovrà permettere a chi arriva in Europa come immigrato o come rifugiato, di sentirsi compreso e rispettato, perché solo così si potranno evitare quelle odiose discriminazioni, quel sentirsi non accettati pienamente, che spingono poi, molti di loro ad abbracciare idee estremiste e fondamentaliste”.
E tolleranza e comprensione non deve “negare la libertà di culto“, sostiene il Dottor Pallavicini, “anche qui in Italia, dove il cristianesimo è una parte integrante e culturalmente fondamentale; per questo si devono rispettare tutti i simboli religiosi, che vanno riconosciuti come valori confessionali, da non occultare, però, perché i simboli religiosi non sono mai simboli di offesa“.
“L’integrazione – sostiene il Dottor Pallavicini – è accettazione dell’altro nelle sue diversità, non ci deve essere la chiusura culturale verso chi vediamo diverso da noi, né l’ipocrita accettazione di togliere i simboli della propria confessione, per non urtare le sensibilità altrui”.
Perché “c’è felicità e pace anche nell’amarezza o nell’infelicità“, basterebbe soltanto iniziare a costruire ponti di dialogo piuttosto che muri di paura e di ignoranza.







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