REFERENDUM COSTITUZIONALE, BOCCIATA LA RIFORMA DI RENZI ED ORA?
Il 68,48 è la percentuale di affluenza, il 59,6 è la percentuale raccolta dal NO, il 40,4 quella raccolta dal SÌ.
Bastano i freddi numeri a fotografare l’esito referendario del 4 dicembre, il cui risultato già appariva sì, scontato, ma non con queste dimensioni.
Partiamo dal primo dato rilevante: il 68,48% degli Italiani ha deciso di votare, un’affluenza importante, significativa, massiccia.
Gli Italiani hanno voluto esprimere un parere sulla questione referendaria che da due anni aveva paralizzato la politica italiana e, soprattutto, l’azione di Governo; hanno deciso di dire la loro, in massa, e questo certamente non era prevedibile: la fetta degli indecisi era già ampia, e soprattutto nell’ultimo periodo erano molteplici gli inviti a recarsi alle urne, soprattutto dal fronte del NO, temendo che un’affluenza bassa favorisse il fronte opposto.
Una partecipazione così ampia è certamente sintomo di una democrazia ancora viva e vegeta, di un sentire partecipativo alle questioni politiche, anche su un tema che certamente aveva poco appeal sul popolo italico, alle prese, da tempo, più con l’assenza di lavoro, con i problemi economici, con la crisi finanziaria, con i propri risparmi messi a repentaglio da eventuali fallimenti bancari, problemi questi, che non venivano certamente risolti con il referendum costituzionale.
Il secondo dato è quel 59,6 dei NO che ha travolto e schiacciato il Governo Renzi; quasi 20 punti percentuali sono tantissimi e dovrebbero far riflettere.
Renzi si è impegnato fortemente su questo referendum, ci ha messo la faccia, si è giocato tutto ed ha perso. Voleva un plebiscito e lo ha avuto, ma al contrario.
Sei italiani su dieci sono stanchi di una politica politicante, fatta di promesse, sogni e utopie; è stanca di una politica urlante, divisiva, fatta di contrapposizioni e di paure; è stanca di una politica che guarda solamente ai propri tornaconti personali ignorando la rabbia di un popolo stanco e deluso.
Renzi ne ha preso atto e con dignità ha rassegnato le dimissioni, che qui in Italia, nel dorato mondo politico, non è proprio cosa così scontata.
Se osserviamo poi, i dati regionali il dato si fa certamente più interessante: solo in Emilia-Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige vince il SÌ, in tutto il resto è il NO ad avere la meglio, con il Sud Italia a fare la parte del leone; il 72,22 in Sardegna, il 71,58 in Sicilia, il 68,52 in Campania, il 67,02 in Calabria ed il 67,16 in Puglia, sono numeri pesanti, un vero schiaffo alla politica delle fritture di pesce in cambio di voti, come sosteneva tra il serio ed il faceto il Governatore campano Vincenzo De Luca.
Perché l’Italia è stanca di questo tipo di politica: quella arroccata nei palazzi, sorda alle richieste del popolo, quella dei piazzisti, che per un pugno di voti in più offrono bonus e mancette, o magari fritture di pesce, quella che si preoccupa più della propria poltrona che del piatto semi vuoto del suo popolo. Renzi ha ricevuto la dura lezione popolare, lui simbolo di questa politica, che dovrebbe capire finalmente che “cor popolo, ce se sbatte sempre er grugno”.




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