REFERENDUM COSTITUZIONALE: LE ANALISI POLITICHE

Ad urne già spogliate, con i dati già acquisiti, oramai, e con un NO così schiacciante da mandare a casa il Governo Renzi, proviamo a riassumere l’esito di questa consultazione referendaria attraverso una pagella politica, che con ironia, prova a tirare un bilancio sugli esiti del Referendum del 4 dicembre.


RENZI MATTEO, 3. Ha sposato la voglia riformista, costringendo il Parlamento a votare, a colpi di maggioranza, la sua Riforma Costituzionale. L’ha personalizzata e poi, spersonalizzata, correndo, per mesi, su e giù per l’Italia pur di convincere gli Italiani a promuoverla. Ha promesso mari e monti, ha minacciato, spaccato il suo partito, litigato con tutti, e alla resa dei conti, ha fallito il suo appuntamento con la Storia. Dimissionario.

BOSCHI MARIA ELENA, 3. Lei era il Ministro per le Riforme, e quella Costituzionale, bocciata dagli Italiani, portava il suo nome; era il volto giovane della nuova politica, ma ha fallito la sua missione riformista. Strana, poi, la sua campagna referendaria: all’inizio onnipresente, poi, ad un certo punto, dopo lo scandalo Banca Etruria, che ha coinvolto anche suo padre, è sparita dai radar politici, per poi rientrare sul finale per tirare la volata, inutilmente. Illusa.

NAPOLITANO GIORGIO, 3. Se questa Riforma Costituzionale aveva un padre ispiratore, quello è proprio l’ex Presidente della Repubblica. L’ha voluta fortemente, ne ha dettato princípi e linee guida, ha portato a Palazzo Chigi Renzi, catapultandolo da Firenze, proprio per portare avanti quest’azione riformista, ma il popolo non ha apprezzato i troppi giochi di potere. Pensionabile.

PARTITO DEMOCRATICO, 3. Il Partito del Presidente vive l’assurdo kafkiano: non sa dove si trova collocato, quale strada intraprendere, quale leader seguire. Il Partito che ha portato Bersani alla quasi vittoria delle politiche 2014, lo abbandona, poi, per sostenere Enrico Letta; invece, riesce solo a logorarlo fino alla sua sostituzione con Renzi. Si mette al suo servizio, sposando tutte le iniziative del Governo, senza grande opposizione, ma al dunque, inizia a spaccarsi, tra se, forse, ma e mai, fino al risultato finale di promuovere una Riforma senza esserne troppo convinti; risultato: bocciata la Riforma Costituzionale, fallito il Governo Renzi. Conte Ugolino.

PRODI, VELTRONI, LETTA, 5. Messi ai margini della vita politica, isolati dal potere che conta, nessuno li aveva coinvolti sul tema riformistico. Hanno mantenuto un profilo basso, ed un silenzio assordante, quasi fino alla fine, ma poi, non ce l’hanno fatta, e anche loro sono intervenuti sul progetto riformistico, nell’ultimo mese, a ridosso della data referendaria: è stato un SÌ sofferto, sommesso, dettato più da obbedienza di partito che da pieno convincimento, con il risultato che se continuavano a tacere era meglio per tutti. Incerti.

BENIGNI, BOTTURA, CRACCO, CONFALONIERI, FARINETTI, 5. Si sono esposti, più per interessi di bottega, su una materia, quella della riforma, che non è propriamente materia di loro competenza, ed hanno fatto una figura barbina. Benigni per anni ha declamato e difeso la Costituzione più bella del mondo, salvo poi convertirsi sulla via di Renzi, decidendo che tutto sommato poteva essere cambiata; Bottura e Cracco, hanno per un attimo, abbandonato pentole e mestoli per ergersi a difensori della Costituzione, minacciando pure un loro volontario esilio; ecco era meglio che restavano occupati ai fornelli che preoccuparsi di altro. Confalonieri e Farinetti, invece, hanno pensato più agli interessi finanziari delle proprie attività, temendo chissà quali ricadute, che altro. E la Costituzione è divenuta, per loro, così argomento utile a cercare una certa visibilità all’ombra del potere, un parere né richiesto né utile alla discussione. Asserviti.

BERSANI, D’ALEMA, 6. Uomini del PD, ma profondi avversari di Renzi, avevano parecchi sassolini da togliersi. L’ex Segretario lo ricorderemo in trincea, a difendere il suo NO convinto, contro tutto e contro tutti, rappresentante dell’ala più radicale della Sinistra PD; D’Alema, invece, ha fatto un passo fuori dal Partito e lancia in resta, ha attaccato Renzi e la sua politica, manco fosse un grillino, difendendo la Costituzione Italiana da ogni velleità riformista, dimenticando i bei tempi in cui lui contava qualcosa e la Costituzione la voleva cambiare lui. Fratelli-coltelli.

BERLUSCONI SILVIO, 6. Renzi, nonostante tutto, gli è pure simpatico, la Riforma Costituzionale, però non lo convinceva molto, e, causa malattia, era pure costretto a non stressarsi troppo con le beghe politiche. Inoltre, i più maliziosi, sostenevano che il suo silenzio era dettato da puri interessi di bottega, legati al mondo delle sue imprese. Nell’ultimo mese, è tornato protagonista della scena politica, affermando il suo NO convinto, e recuperando quello spazio politico che Salvini aveva occupato in sua assenza. Nella vittoria del NO c’è anche la sua firma. Resuscitato.

SALVINI MATTEO, MELONI GIORGIA, 6. Il tema referendario non è propriamente nelle loro corde; più a loro agio a trattare di economia, disastri sociali, immigrazione e sicurezza. Però il voto verteva sulla Riforma Costituzionale, per cui, spingere per il NO, serviva comunque, a mandare a casa Renzi ed il suo Governo. Risolutori.

GRILLO BEPPE, 7. Intelligentemente ha preferito lasciar fare campagna referendaria ai suoi, ogni tanto un intervento qua e là, ogni tanto un sussulto per dire che comunque c’era. Nell’ultimo mese è sceso in campo prepotentemente, ha urlato il suo Vaffa a Renzi, si sono insultati felicemente, manco due bimbi all’asilo, ma intelligentemente ha portato a casa un gran risultato. Illusionista.

M5S, 8. Il Movimento grillino si è speso sin dall’inizio in una lotta senza quartiere contro il progetto riformistico. Idee poche ma chiare, slogan efficaci, si sono eretti a paladini della Costituzione, senza se e senza ma. Tutti hanno provato a trascinarli in discussioni sterili, con attacchi personali, ma non sono cascati nel tranello, mantenendo la rotta e martellando per un convinto NO alla Riforma voluta da Renzi, e alla fine hanno vinto loro. Difensori.

ZAGREBELSKY GUSTAVO, 8. Lui, il simbolo di tutti quei Costituzionalisti che hanno letto la riforma di Renzi e ne hanno compreso potenziali errori e danni; in una campagna referendaria fatta tutta sul pro e contro Renzi, loro sono stati gli unici ad entrare nel merito della discussione, e da buoni professori, hanno dato lezioni in punta di fioretto, mentre tutti gli altri usavano la sciabola, annoiando il giusto, un popolo che la Costituzione non l’ha mai letta né ha mai sentito l’esigenza di occuparsene. Professori Eroici.



https://eventiculturalimagazine.com/2016/12/08/referendum-costituzionale-le-analisi-politiche/

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