SALVATORE MASSIMO FAZIO E “LA REGRESSIONE SUICIDA”
“Il nichilismo non è affatto una posizione paradossale o mostruosa, ma la conclusione normale alla quale è costretto chiunque abbia perduto il contatto intimo col mistero, parola pudica per designare l’assoluto“, così parlò il filosofo Emil Cioran.
Il nichilismo, la negazione di uno o più aspetti dell’esistenza, “la negazione di ogni valore, il nonsense primitivo e ineluttabile“, torna al centro del dibattito filosofico, grazie all’ultima creatura letteraria del filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio: “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambro”, edito da Bonfirraro.
Un testo che ripercorre il ragionamento filosofico dei “due filosofi out-sider“, per tracciare una nuova via, quella di Fazio, che di Cioran è uno dei massimi studiosi, e di Sgalambro è stato collaboratore. “Da Cioran a Sgalambro per raccontare se stesso. L’impervia strada che Salvatore Massimo Fazio, capostipite della scuola del nichilismo cognitivo, ha deciso di percorrere per questa sua quarta prova d’autore è quella di ricostruire un percorso filosofico che tenga assieme due lezioni – quella di Émil Cioran, del quale Fazio è studioso riconosciuto a livello nazionale, e quella di Manlio Sgalambro, del quale è stato invece allievo e collaboratore fino all’allontanamento degli ultimi anni – attraverso il quale offrire al lettore una lezione del tutto nuova e originale“.
Il nichilismo così ritorna “al centro del dibattito culturale per essere de-costruito e per de-costituire due dei suoi principali padri“.
E “Regressione suicida”, diventa un dialogo a tre voci, una discussione serrata, in cui si delinea la filosofia nichilista di Emil Cioran, con le sue istanze cognitive, quella di Manlio Sgalambro, il “filosofo pessimista, nichilista, o «tuttista» come preferiva lui”, e attraverso loro emerge il pensiero di Salvatore Massimo Fazio, che è legato ai due da un “rapporto atavico che gli ha inevitabilmente influenzato la vita”.
Un testo che “mette a confronto i due autori, mostrandone le differenze e le somiglianze con una attenzione particolare rivolta alla critica delle filosofie universitarie“, perché la “filosofia è riflessione, meditazione pura sull’oggetto“, e poco ha a che vedere con i circoli accademici.
E così, “Regressione suicida” diventa il “riscatto” del filosofo Salvatore Massimo Fazio, il suo intento “di distruggere una filosofia sistematica e di scuotere il lettore su una riflessione che ricerchi un senso, un tentativo, seppur estremamente vano e difficile da raggiungere secondo l’autore, di quelle che costituiscono da sempre le domande etico-ontologiche dell’uomo“.
E a lui “si deve il merito di aver fatto fuoriuscire, con questo libro, da un’immagine della memoria amara, ancorché vivida, una goccia di linfa”.



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