RAGGI DI ROMA, QUANDO IL DRAMMA DIVENTA FARSA
Quanto sei bella Roma, nonostante tutto e tutti, nonostante il male che ti stanno facendo, nonostante il fango che continua a sporcare la tua splendida immagine.
La Virginia Raggi Sindaco, il Movimento grillino che conquista il Campidoglio, dovevano rappresentare il punto di svolta, finalmente, di una stagione amministrativa che aveva toccato il
punto più basso con l’inchiesta di Mafia Capitale. Loro, i puri, gli onesti, gli idealisti di ferro, dall’altra parte tutta la vecchia politica, quella corrotta, quella che fa affari con le solite lobby, quella degli appalti pubblici pilotati, se non truccati.
punto più basso con l’inchiesta di Mafia Capitale. Loro, i puri, gli onesti, gli idealisti di ferro, dall’altra parte tutta la vecchia politica, quella corrotta, quella che fa affari con le solite lobby, quella degli appalti pubblici pilotati, se non truccati.
Hanno vinto loro, perché Roma voleva aria di cambiamento, lo schiaffo di Mafia Capitale che fa troppo male, e loro, i volti nuovi, giovani rappresentavano proprio questa speranza.
Ma in politica, come nella vita, l’incompetenza crea danni pari alla corruzione, soprattutto se a questa aggiungi pure l’arroganza di chi non ha mai bisogno di consigli.
L’arresto di un funzionario, di un dirigente capitolino, in affari con il solito imprenditore, per i soliti affari, fatti sulle spalle dell’amministrazione pubblica, a Roma non dovrebbe essere poi, una notizia sconvolgente; ma se quel dirigente si chiama Raffaele Marra ed è uno tra gli uomini più fidati del neo Sindaco Virginia Raggi, allora qualche problema lo crea, e pure grosso.
Oggi, ad arresto avvenuto, quando la Sindaca di Roma afferma pubblicamente che questo individuo è solamente “uno dei 23mila dipendenti” e che il suo “braccio destro sono i Romani”, dobbiamo solo capire se le battute le sono state scritte dal comico genovese oppure sono farina del proprio sacco, perché di questo si tratta: semplici battute comiche, d’avanspettacolo.
Marra è un dirigente che al Campidoglio ci sta dai tempi di Alemanno Sindaco, e qualche sospetto sarebbe dovuto venire, visto che tutte le persone vicine al vecchio Sindaco più o meno, sono state invischiate in storie di corruzione e non solo. La Raggi, giunta in Campidoglio, lo vuole accanto a sé, punto di riferimento nelle sue scelte amministrative, perché si fida e tanto di lui.
Alcuni grillini, come la Lombardi, ci vedono lungo su Raffaele Marra, ed invitano la Raggi a ridimensionarlo, lo dicono pubblicamente e privatamente, ma sono costretti loro a fare un passo indietro, Roma non è affar loro.
La Raggi insiste e non demorde, vuole Marra accanto a sé, e lo infila nell’ufficio di Gabinetto, un posto chiave, e subito iniziano le frizioni con l’allora Capo di Gabinetto, Carla Romana Raineri, che esplodono sino alle sue dimissioni, perché impossibilitata a svolgere liberamente i propri compiti, visto i continui scavalchi di Marra, che è in ottimi rapporti con la Sindaca Raggi.
Si dimettono polemicamente sia la Raineri sia l’assessore al Bilancio, Minenna, più una serie di dirigenti, e pubblicamente la Raggi difende urbi et orbi, le sue scelte, compresa quella di avere Marra accanto a sé, di voler lavorare con le mani libere, mettendosi pure contro il suo stesso movimento.
La spunta lei, in parte. Nessuna epurazione, nessuna cacciata, ma Marra finisce nell’ufficio del personale, altro posto chiave.
Un altro problema sta investendo la Sindaca, la Muraro, Assessore all’Ambiente, è sotto indagine, e tutti sapevano ma hanno fatto finta di non sapere. Quando scoppia il bubbone e la verità è sulla bocca di tutti, che nessuno può più negarla, un altro colpo di teatro: la Muraro è fondamentale per questa giunta, la Raggi non può fare a meno di lei, resta al suo posto finché non arriva un avviso di garanzia.
Nel movimento grillino inizia la guerra interna tra chi vuole la linea dura e la cacciata della Sindaca, e chi media per una linea morbida; prevale la seconda, per mere ragioni di opportunità politiche: Roma è stata una conquista importante per il movimento, cadere significherebbe porre molti dubbi sulle capacità amministrative del M5S, ora che viaggia con i favori dei pronostici elettorali.
Sintesi: la Muraro, qualche giorno fa si dimette perché raggiunta da un avviso di garanzia, (e sai che novità!), e poco dopo Marra finisce a Regina Coeli per atti corruttivi in combutta con l’imprenditore Scarpellini.
Lo tsunami travolge la Raggi in pieno, ha difeso all’inverosimile l’indifendibile, pubblicamente, contro tutto e tutti e ha rimediato un uno-due da metterla KO.
Lei avrebbe dovuto fare un bel bagno di umiltà, ammettere i propri errori, chiedere scusa e, invece, di nuovo l’arroganza prende il sopravvento: “abbiamo sbagliato”, come se quelle scelte pesassero su più coscienze, invece che solo sulla sua; Marra è solo “uno dei 23mila dipendenti” del Campidoglio, che lei ha comunque, voluto accanto a sé nonostante tutto e lo ha difeso sino all’ultimo; che sono “i poteri forti” a non volere il cambiamento a Roma, non certamente la sua incapacità mista ad arroganza.
Doveva cambiare Roma ed invece, è lei ad aver cambiato strada. Poteva scegliere oculatamente i dirigenti a cui affidarsi, e si è affidata ad uno troppo legato al passato, sia con la giunta capitolina di Alemanno, sia con quella regionale della Polverini, uno con troppi scheletri nell’armadio, e lo ha difeso a spada tratta, ed il perché non è dato sapere, ancora.
Poteva fare una riflessione attenta, aveva tutto il tempo per rimediare agli errori, invece di scivolare sulle svariate bucce di banana che in questi mesi ha incontrato lungo il cammino; poteva scegliere di aprirsi al movimento che l’ha sostenuta invece di chiudersi nel suo raggio magico di fedelissimi consiglieri.
Poteva e non lo ha fatto. Ora il dato è tratto: il M5S deve salvare la faccia, può togliere il simbolo, come paventava un furioso Grillo, cacciarla via come fecero con Pizzarotti, Sindaco di Parma, per molto meno, oppure…oppure scegliere la linea morbida, quella proposta dalla Casaleggio e Associati; la Raggi viene ridimensionata nella libertà di scelta, ora dovrà prima rendere conto al movimento grillino, la linea politica la detteranno altri, lei dovrà solamente ubbidire. Via il dirigente Romeo, altro pezzo del suo cerchio magico, fonte di molteplici dubbi sulla sua presenza vicino al Sindaco, tolto l’incarico di vice Sindaco a Frongia, a cui resta solo l’assessorato allo Sport, ultimo pezzo di quel raggio magico che ha gestito, o meglio, paralizzato l’azione amministrativa di Roma in questi mesi.
Ora la Raggi deve solo obbedire, al movimento, al direttorio, al comico che sovente cala a Roma per capire, e non potrà più dire: “lasciateci lavorare”, perché non dovrà più lavorare autonomamente, ma in concerto con un bel gruppetto di signori che nella sala consiliare capitolina manco ci mettono piede, perché non eletti o eletti altrove.
Questa è la triste fine di Roma, al peggio non c’è mai fine, e non basta più un movimento di giovani inesperti, che urlano onestà, e che si vantano di essere puri e duri, per cambiare il sistema delle cose. Le persone intelligenti si circondano di persone capaci, gli incapaci cercano supporto negli amici, sperando che siano comunque bravi, gli arroganti e i supponenti pensano di avere tutte le risposte in tasca, e i dubbi li lasciano agli altri.
Roma dimostra come il M5S deve ancora crescere, e parecchio, come classe dirigente, per amministrare la cosa pubblica; con tutto il rispetto dovuto, amministrare Parma, Torino, Livorno non è pari a quello di Roma, non solo per le differenti problematiche presenti e contingenti, ma soprattutto per la visibilità che offre, nel bene e nel male.
Amministrare Roma è impegno più simile a quello di governare una Nazione, è al momento, il M5S si è dimostrato molto immaturo e troppo saccente.
Cambiare rotta è il minimo da fare, ma avere un Sindaco eletto eterodiretto, è francamente oltre ogni più tragica fantasia; Roma merita rispetto, il suo dramma non può trasformarsi in una farsa.










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