ADDIO TINA ANSELMI, PARTIGIANA E SIGNORA DELLE ISTITUZIONI
“Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica d’inclusione, di rispetto delle diversità, di pace”.
Questo è stato il pensiero di Tina Anselmi, volto politico pulito di quella che è stata definita la nostra Prima Repubblica, troppo velocemente bollata come sporca, brutta e corrotta.
Ieri, a 89 anni, si è spenta nella sua Castelfranco Veneto, lasciando un vuoto politico e morale enorme, in chi crede ancora nella buona politica, vissuta pienamente e non come semplice slogan, e lasciando una preziosa testimonianza, soprattutto per l’universo femminile, che l’impegno delle donne in politica è possibile e necessario, al di là di quote rosa e pregiudizi vari.
Un impegno vissuto da Tina Anselmi pienamente: è stata staffetta partigiana durante la Resistenza, iscritta, nel 1944, alla Democrazia Cristiana, partecipando attivamente alla vita del partito; dopo la laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano, iniziò ad insegnare nelle scuole elementari, ma continuò, comunque, a perseguire la sua passione politica, e da donna combattente e volitiva si impegnò nell’attività sindacale, prima in seno alla CGIL e poi, dal 1950, alla CISL, divenendo dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955.
“La presenza femminile in politica, nei posti cosiddetti ‘di potere’, non serve soltanto alle donne, ma serve a migliorare la qualità della società. Per tutti”, era il suo credo, e tanto forte era il suo impegno, che nel 1968 riuscì ad entrare in Parlamento, per la prima volta, sotto le insegne Scudo-crociate, iniziando, così, una lunga carriera vissuta tra le Istituzioni.
Anselmi ha sempre sottolineato le difficoltà che una donna poteva incontrare nel candidarsi, perché la politica dei partiti era declinata troppo al maschile, e perché era ancora forte, in quei tempi, il pregiudizievole convincimento che il luogo deputato alle donne era l’ambiente familiare, piuttosto che la Camera dei Deputati.
La sua forza di volontà, il suo spirito battagliero, le sue grandi capacità, prima di tutto morali, l’hanno portata in Parlamento, sino al 1992, dove si è sempre occupata dei problemi della famiglia e della donna.
A lei, ad esempio, si deve la Legge del 9 dicembre 1977, n. 903, quella che enucleava i primi principi sulle pari opportunità.
E fu lei la prima donna a divenire Ministro; fu il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti a chiamarla a ricoprire il ruolo istituzionale di Ministro del lavoro e della previdenza sociale, nel 1976, un evento storico nel nostro panorama politico, che vedeva per la prima volta una donna alla guida di un Ministero, bissato poi, quando lo stesso Andreotti la chiamò, in seguito, alla guida del Ministero della sanità.
E fu lei a promuovere, da Ministro, la riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.
Nel 1981 fu nominata Presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, un ruolo molto delicato, affidato ad una donna vera, onesta, pulita e combattiva.
“Questi tre anni – affermò in seguito – sono stati per me l’esperienza più sconvolgente della mia vita. Solo frugando nei segreti della P2 ho scoperto come il potere, quello che ci viene delegato dal popolo, possa essere ridotto a un’apparenza. La P2 si è impadronita delle istituzioni, ha fatto un colpo di Stato strisciante. Per più di dieci anni i servizi segreti sono stati gestiti da un potere occulto”.
Tina Anselmi nel 1992 ha abbandonato l’agone politico, ritirandosi nella sua Castelfranco Veneto, ma è sempre rimasta un faro, una guida sicura nelle grandi battaglie sociali, una donna libera, sposata con la passione politica, sempre in prima fila nelle battaglie sociali, a lei, tutte le donne italiane dovrebbero rendere un grande tributo, perché Tina Anselmi, senza quote rose, senza godere di alcun beneficio politico, con la sola forza delle sue idee e dei suoi valori è riuscita ad imporsi, perché, come disse, “una donna che riesce, riesce per tutte le altre”.




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