“SILENZI DI STATO” ED IL DIRITTO ALLA TRASPARENZA IN ITALIA
“Ogni burocrazia si adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni”, affermò Max Weber.
Il diritto alla trasparenza dovrebbe essere uno tra gli argomenti principe tra i cittadini, ed invece, esso appare aleatorio, astratto, forse neanche così fondamentale, tranne poi divenirlo quando ci si sbatte la faccia.
Le Istituzioni stesse, sono allergiche alla trasparenza, perché nelle nebbie si possono occultare verità sconcertanti o discutibili.
Poi, con il diritto alla privacy e con i vuoti legislativi spaventosi, tutto sembra occultabile all’opinione pubblica.
Sapere come spende i soldi pubblici della sua carta di credito personale un Sindaco, non è cosa semplice; sapere quali titoli accademici sono in possesso dei colleghi che precedono un professore, nella graduatoria, non è cosa semplice.
E se, ad esempio, Debora Serracchiani, Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, afferma: “Ho chiesto: dato che la Regione è l’unico azionista dell’aeroporto, posso sapere che stipendi avete? Spiacenti, mi hanno risposto, c’è la privacy!”, allora dovremmo realmente riflettere sull’importanza di questo diritto fondamentale, e lottare affinché tale diritto non ci venga precluso.
“Silenzi di Stato” è il prezioso saggio scritto dall’Avvocato Ernesto Belisario e dal giornalista Guido Romeo, edito da Chiarelettere, che squarcia il velo di silenzio in cui sembra caduto il nostro diritto alla trasparenza, e attraverso dieci casi eclatanti, ne evidenzia quanto esso sia, poi, così rilevante nel nostro vivere quotidiano.
“Questo libro è una fotografia impietosa di quella che è stata finora la trasparenza amministrativa nel Belpaese: argomento buono nelle campagne elettorali e nei talk show, ma prassi decisamente poco rispettata da eletti e amministratori”.
“Silenzi di Stato è la replica alla domanda che spesso si sente fare dai soliti benaltristi: «A cosa serve la trasparenza?». Una risposta, questa, che non riguarda solo il piano etico ma la vita stessa dei cittadini: dalla conoscenza delle informazioni relative alle bonifiche da amianto alla verità sui misteri italiani, dalla sicurezza delle scuole in cui mandiamo i nostri figli alle modalità con cui viene gestita l’accoglienza degli immigrati. Le risposte a queste domande, dalle quali dipendono la qualità e la sicurezza della nostra vita, passano attraverso informazioni detenute dalle pubbliche amministrazioni che si occupano di scuola, ambiente, contratti e ordine pubblico”.
Un libro che nasce dall’impegno civile che coinvolge gli stessi Belisario e Romeo, anche attraverso un’associazione, di cui Romeo è cofondatore, che da anni si batte per un rapporto di maggiore trasparenza tra pubblico e privato, anche attraverso l’adozione di normative ad hoc.
“Il Dottor Belisario – confessa Romeo – lo conobbi, anni fa, al primo meeting di Open Government Partnership, tenutosi a Brasilia. Tra i tantissimi partecipanti, l’Italia era l’unica Nazione a non aver inviato nessun politico, segno questo di quanto poco interessava ai nostri governi il tema dell’innovazione, della partecipazione e della trasparenza”.
“Eppure – prosegue – quello sulla trasparenza è un diritto fondamentale, sia per il funzionamento di una democrazia, sia come valido strumento contro la corruzione, perché consente ai cittadini direttamente di controllare l’operato di una amministrazione pubblica”.
“Da questo incontro – rivela il Dottor Romeo - abbiamo deciso di impegnarci in una battaglia civile per difendere il diritto alla trasparenza, anche attraverso la pubblicazione di questo saggio divulgativo, affinché il cittadino prendesse realmente coscienza della sua importanza, e per impegnare la politica affinché attuasse quelle normative atte a difenderlo”.
E per comprendere la vitale importanza di tale diritto il Dottor Romeo cita un esempio: “Immaginate di andare al cinema, di pagare il biglietto ma ti dicono che non puoi vedere il film senza, però, darti una spiegazione. Tu puoi allora, decidere di fartelo raccontare da chi quel film l’ha visto, fidandoti di ciò che ti racconta, oppure rivolgerti ad un Tribunale per vederti riconosciuto il tuo diritto leso. Ecco la trasparenza impedisce di vietarti un tuo diritto senza avere una spiegazione reale, permette a chiunque di controllare se l’operato sia giusto o iniquo”.
“Allargando l’orizzonte – prosegue Romeo – difendendo il nostro diritto alla trasparenza, possiamo, come comuni cittadini, conoscere ad esempio quanti soldi realmente un’amministrazione pubblica ha speso per mettere in sicurezza i nostri edifici scolastici, oppure conoscere, ad esempio, a quanto ammonta la spesa di un’amministrazione pubblica per bonificare un sito in cui è presente l’amianto, dato utile, questo, per richiedere un risarcimento, a chi, a causa di quel sito, soffre di patologie legate all’esposizione all’amianto”.
“Come appare evidente - prosegue – sono tantissimi i casi in cui la mancanza di trasparenza può ledere un nostro diritto; conoscere dati, informazioni, visionare documenti pubblici dovrebbe essere prassi normale per un cittadino, senza quegli impedimenti che spesso un’amministrazione pubblica pone in essere”.
E l’Italia appare indietro, dal punto di vista normativo, anche perché, nonostante il decreto legge sulla trasparenza varato dal Governo Monti, essa appare ancora troppo debole per convincere le Istituzioni a trasformarsi in vere case di vetro.
“Finalmente – rivela il Dottor Romeo - anche grazie al nostro impegno civile, a maggio, anche l’Italia ha adottato il FOIA, il Freedom of Information Act italiano. Questo strumento adottato è di fondamentale importanza perché permette a qualsiasi cittadino di accedere ai dati pubblici, anche senza avere un interesse diretto”.
“Ma la battaglia civile – prosegue – non è ancora terminata; la definizione delle linee guida del decreto è in mano ad Anac, ed il confronto con le Istituzioni deve proseguire, per avere finalmente,
una buona legge, efficace ed efficiente. Anche perché ci sono ancora delle difficoltà presenti sul campo: c’è, infatti, un ritardo amministrativo perché i documenti e i dati sono organizzati in maniera pessima, e c’è anche, il gap culturale perché la macchina amministrativa italiana è stata abituata per più di un secolo a essere molto opaca e ha timore ad aprirsi alla collaborazione”.
“Per questo – sostiene il Dottor Romeo – la nostra battaglia civile deve proseguire, sia per avere una buona legge, sia per educare il cittadino a usare questo diritto, facendolo divenire un esercizio di massa”.
Perché “il diritto dei cittadini di accedere all’informazione è lo strumento democratico più importante dopo il diritto di voto”.







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