In Ciociaria, esperienze uniche al NATURALMENTE NACCI
“Cucina non è ciò che mangiamo. O meglio: non è solo questo. È l’elaborazione di materie prime secondo tecniche sviluppate nei secoli. È l’ambizione del buono e del bello convergenti in un piatto”. Questo disse Heinz Beck, e questa ambizione trova la sua realizzazione anche a Cervaro, in un luogo di per sé magico: al ristorante “Naturalmente Nacci”, sotto la guida dello Chef Andrea Nacci.
Una location suggestiva, immersa nel verde, dove il bello si sposa felicemente con il buono, questo è il “Naturalmente Nacci”.
Ambienti confortevoli, arredati con un gusto quasi minimalista, ma con una grande cura per l’eleganza ed una attenzione per il dettaglio, sono il primo biglietto da visita dello straordinario ristorante, una delizia per gli occhi che ammirano il miracolo di entrare in un luogo prezioso ma, allo stesso tempo così familiare.
“Naturalmente Nacci” è la creatura fortemente voluta dallo Chef Andrea Nacci, dopo aver lasciato giovane, la sua terra natia per inseguire un proprio sogno, riempiendo lo zaino della sua vita di preziose esperienze, rubando il mestiere, le tecniche di cucina, i piccoli e grandi segreti nascosti tra i fornelli, a grandi Chef con cui ha collaborato; il Perbellini, il Don Alfonso, il Cafè le Paillotes, il Four Seasons Praga o il Grand Hotel Principe di Piemonte, sono stati alcuni dei passaggi fondamentali per la sua crescita formativa, esperienze prestigiose, che lo hanno arricchito come uomo e come Chef, pronto a dedicarsi al suo progetto di vita.
Il ritorno nella sua terra, è l’incipit di una nuova avventura, che lo Chef Andrea Nacci deve ancora tutta scrivere. Nel 2011 dà vita al “Naturalmente Nacci”, un luogo unico, dove poter creare la sua cucina, con la semplicità, la creatività, e l’umiltà come ingredienti primari.
Una passione, quella per la cucina, che lo Chef Nacci respira sin da piccolo, grazie alla sua famiglia, da sempre nel mondo della ristorazione, e, grazie soprattutto, al nonno.
“Ricordo – confessa Andrea Nacci – quando ero piccolo, i miei genitori mi affidavano spesso al nonno, perché impegnati con il lavoro. Il nonno mi portava nel suo orto a raccogliere le verdure, che poi cucinavamo; era per me, piccolissimo, un gioco divertente, ma forse, proprio attraverso questo gioco ho scoperto l’amore per la cucina, la passione per quelle materie prime, che una volta raccolte potevo trasformare in un buon piatto”.
Ed ecco le creazioni uscire dalla sua cucina: piatti unici, ricchi di sapore, gusto e creatività; piatti semplici, usando solo materie prime, genuine e fresche, spesso a km 0, seguendo la stagionalità dei prodotti. Un menu prevalentemente a base di pesce, che non è propriamente materia tipica della sua zona, ma che lo Chef riesce comunque a reperire freschissimo, per offrire sempre ai suoi ospiti un prodotto di estrema qualità; una cucina, la sua, che affonda le sue radici nella tradizione più classica, ma che sapientemente riesce a rivisitare per offrire un piatto innovativo, unico, straordinario alla vista, all’olfatto e al gusto.
Ogni suo piatto non è solo una piccola grande opera d’arte culinaria, ma un vero racconto, un equilibrato viaggio tra sapori e profumi; dall’entrée sino al dolce, tutto ci parla dello Chef Nacci, della sua filosofia, delle sue esperienze, delle sue sublimi contaminazioni; assaporare, ad esempio, un crudo di salmone in punta di sale rosa con crème fraîche al lime, germogli e misticanza tenerina, o gustare l’uovo nel suo nido, un uovo cotto in camicia, adagiato su un nido di pasta kataifi, che rotto con la punta di forchetta, fa scivolare giù tutto il suo prezioso liquido rosso, sono esperienze che sublimano il desiderio di mangiare.
Degustare un risotto mantecato alla zucca, con baccalà e spuma di latte di mandorle, diventa un’esperienza multisensoriale: sapori decisi che si sposano tra loro in un delicato equilibrio; difficile per i suoi ospiti, mantenere un certo distacco emozionale davanti ad un risotto mantecato al gelato di basilico con cernia di fondale, cremoso di burrata e pomodoro datterino colato, oppure di fronte al duo di gamberi e totani, ripieni con cuscus, accompagnato da verdure del momento.
Sedersi al “Naturalmente Nacci” è intraprendere un viaggio unico tra i sapori ed i profumi di un piatto che riporta alla memoria la cucina di un tempo, anche se tutto ha mutato forma e gusto, sublimandosi; il tutto è poi, accompagnato da una prestigiosa carta dei vini, che comprende circa 400 etichette, che il sommelier Angelo Nacci, è pronto a consigliare ai suoi ospiti.
“La mia cucina – afferma lo Chef Nacci – può essere definita spontanea, naturale, ma anche frizzante; i piatti proposti raccontano tanto di me, delle mie esperienze, del mio percorso di crescita professionale”.
“Il ‘Naturalmente Nacci’ – prosegue – è ciò che desideravo realizzare, il luogo dove proporre finalmente la mia cucina, nella mia terra; è stata, la mia, una scelta coraggiosa, ma ci ho creduto, ho corso il rischio, e con passione, sto raggiungendo i miei obiettivi professionali”.
“Certamente – continua lo Chef – la difficoltà maggiore è stata quella di educare un territorio che è poco abituato ad una cucina gourmet, perché ancora troppo ancorato alla tradizione, con le sue ricette familiari, con il suo impiattamento unico e riconoscibile; è stata, questa, una ulteriore sfida, per me, ma i risultati, oggi, sono sotto gli occhi di tutti e mi gratificano di ogni sforzo compiuto, anche se non mi sento ancora completamente arrivato”.
Ambizione ed una giusta dose di umiltà, che per lui è “una seconda pelle”, sono gli ingredienti giusti per costruire il suo successo professionale, esperienza e sapere che lo Chef Nacci riesce a trasmettere alla sua giovane brigata, a Pasquale, Saverio, Crispino e Antonio, coltivando il loro talento e la loro passione, attraverso “molta pratica e poca teoria, perché la cucina è manualità”, e ricevendo da loro tantissimo, perché “i giovani sono più motivati, più affiatati, più vogliosi di bruciare le tappe, ma anche menti più fresche, pronte a ricevere sempre nuovi stimoli”.
E “Naturalmente Nacci” è il laboratorio giusto dove poter fare una meravigliosa crescita professionale, raggiungendo anche grandi soddisfazioni, perché il successo nella ristorazione te lo dona “il cliente. Sono loro il termometro del tuo valore, la loro soddisfazione, dopo un pasto, è la gratificazione maggiore per chi cucina: vederli uscire dal locale soddisfatti, facendoti i complimenti, soprattutto perché il pasto non li ha appesantiti, ti ripaga di ogni sacrificio e di ogni dura prova che questo mestiere ti dà”.
Perché come disse Alain Ducasse: ‘la cucina è una storia d’amore. Bisogna innamorarsi dei prodotti e poi delle persone che li cucinano”. E questa storia d’amore, al “Naturalmente Nacci”, la possiamo vivere pienamente.
https://eventiculturalimagazine.com/2016/11/11/29216/








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